La cultura può nascere da qualunque luogo e situazione, senza spazio e senza tempo. Proprio ciò la rende unica e in grado di renderci liberi da qualunque restrittiva dimensione reale. Quest’ultima, infatti può nascere anche da una piccola chiesa abbandonata di Chiaia, precisamente in Via Carlo Poerio. Solo grazie all’intraprendenza di Marzio Alfonso Grimaldi, “Matri divinae gratiae dicatum” è risorta dal suo silenzio.

L’edificio era rimasto bloccato agli anni Ottanta, chiuso con un catenaccio e mai più riaperto. Alla morte di padre Tancredi, ultimo custode della chiesa, quella strada si chiamava ancora Vico Freddo. Da anni la chiesa era abbandonata a vandali e ladri, ridotta a pattumiera per cartacce e mozziconi. Quell’edificio in pessime condizioni, grazie all’esperto editore è stato restaurato e adibito a libreria. Gli è bastato spostare la sede dietro la strada ove era collocata quella originaria, la Riviera di Chiaia.

“Mi piangeva il cuore a vedere questo posto così malridotto”. In questa frase emerge tutta la sensibilità di Grimaldi. Proprio grazie a quest’ultima, una sagrestia a stento riconoscibile si è trasformata in un’affascinante show room. Nella cappella, raggiungibile tramite uno studiolo, l’antico odore di incenso si trasforma nel caldo odore di inchiostro. Quest’ultima è diventata una reception in cui Marzio Grimaldi accoglie i suoi clienti.

Il tutto è impreziosito dall’epigrafe del 1912, che ricorda la costruzione della chiesa. Proprio in quest’anno furono costruiti i primi palazzi della Riviera di Chiaia.

Ad emettere quell’affascinante odore di inchiostro sono le innumerevoli produzioni della casa editrice. Queste vanno da stampe ottocentesche a libri antichi sulla storia del regno di Napoli. Oltre alla letteratura, anche l’arte riempie gli scaffali della libreria, con rari dipinti d’epoca.

Ma la sensibilità artistica dell’editore non può che lasciare spazio anche a nuove e originali tendenze.“In questi anni va moltissimo la letteratura legata alla storia della gastronomia”. Così Grimaldi annuncia l’edizione de “Il cuoco Galante”, classico del Settecento, curata insieme a “Del Vito Pitagorico”, primo libro sulla cucina vegetariana a Napoli.

In una calda e nascosta sede, uno scenario che ricorda quasi quel “Cimitero dei libri dimenticati” descritto da Zafòn in “L’ombra del vento”, si trova perfettamente in accordo con la millenaria tradizione libraia partenopea.

Corrado Imbriani

 

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