Scrivere qualcosa di nuovo o di originale su La La Land, dopo tutto quello che si è scritto e detto, sembra una missione quasi impossibile. Eppure un film del genere, nel bene e nel male non può che far nascere analisi su diversi piani.

Prima di tutto bisogna ricordare che La La Land è il secondo film di un regista, Damien Chazelle, di soli trentadue anni. L’immensa cultura cinematografica e musicale di Chazelle (non ostentata, bensì gestita alla perfezione nella rappresentazione) conferisce al film un’aurea fiabesca e magica. Tutti i riferimenti al cinema e alla musica rendono il film un omaggio al mondo di Hollywood, senza però cadere nell’effetto nostalgia.

La La Land è prima di tutto un film d’autore, dove lo sguardo unico per certi versi (per altri ispirato dai veri mostri del Cinema, vedi Scorsese), è ben presente e saldo durante tutto l’arco del racconto. Dopo il grande successo di Whiplash, che nella sua semplicità forse risulta più compatto di La La Land e meno dispersivo per temi e riferimenti, Chazelle disegna due personaggi complessi e universali allo stesso tempo.

Ryan Golsing ed Emma Stone, in orbita Oscar, pur seguendo il canovaccio del classico sogno americano, risultano essere amabili dando vita a due personaggi autoironici e drammatici al punto giusto. Proprio dalle scelte che fanno durante il loro percorso però rischiano di inciampare, colpa della sceneggiatura che non affonda la lama della passione quando deve.

Nonostante queste piccole pecche il film colpisce, cattura lo spettatore e lo travolge in tutto. Dalla fotografia “viva” (spesso prende vita per enfatizzare una determinata situazione) fino ad una scenografia e dei costumi che strizzano più di un occhio al cinema degli anni passati ma che comunque mantengono i piedi ben saldi nel tempo presente con la presenza di iPhone e suonerie fastidiose. Un equilibrio, questo, che non poteva essere gestito meglio.

Indipendentemente dalla vittoria quasi certa agli Oscar, La La Land risulta essere una favola moderna, carica di un amore verso la materia di cui tratta così grande che lascia per la strada un paio di momenti meno forti dal punto di vista della scrittura. Chazelle resta comunque un autore vero, come cattura lui la musica con la macchina da presa pochi lo sanno fare e pochi lo hanno saputo fare in passato.

La La Land poteva essere un nuovo New York New York (eccolo Scorsese) ma manca di quel mordente che Gosling e Stone avrebbero potuto restituire ma che, semplicemente, non era previsto.

Andrea Piretti

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