Piazza del Plebiscito per i napoletani è la piazza.

Situata nel cuore pulsante del capoluogo partenopeo, tra l’incantevole lungomare e via Toledo, celeberrima via dello shopping, è la più grande della città e una delle più grandi d’Italia. Piazza del Plebiscito è incorniciata da edifici di grande rilevanza storica ed artistica quali la chiesa di San Francesco di Paola e il Palazzo Reale e, ai lati, dai due palazzi simmetrici ed identici: Palazzo Salerno e  Palazzo della Foresteria.

Trovatasi tuttavia in uno stato di abbandono e  degrado, l’area fu relegata al ruolo di parcheggio fino ai primi anni ’90; soltanto con il G7 del 1994 è stato solennemente riconosciuto il suo valore.

Piazza del Plebiscito era precedentemente denominata Largo di Palazzo, data la presenza del Palazzo Reale, costruito nel 1600. Il 21 ottobre del 1860 vi si tenne un plebiscito, in cui tutti i napoletani furono chiamati a votare sì o no alla seguente domanda “Il popolo vuole l’Italia Una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale e i suoi legittimi discendenti?“, all’esito del quale si acconsentì all’annessione dell’ormai ex Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna, con una percentuale favorevole pari al 79%.
Il plebiscito fu raccontato anche da Giuseppe Tommasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”, che ispirò l’omonimo film (1963). Questo è stato, pertanto, l’evento dal quale deriva il suo nome attuale.

I lavori della Chiesa di San Francesco di Paola, che abbraccia la piazza, furono indetti da Gioacchino Murat che ordinò di demolire il vecchio convento. La realizzazione dell’opera fu affidata all’architetto Laperuta, che riuscì a realizzare solo le fondamenta;  la costruzione è da attribuire infatti all’architetto Pietro Bianchi, sotto il regno di Ferdinando I delle Due Sicilie. La denominazione è un omaggio a San Francesco di Paola che con una grazia gli aveva restituito il regno dopo la parentesi napoleonica.

Lo stile neoclassico della Chiesa, che richiama le forme del Pantheon Romano, è in piena armonia con i due bronzi equestri allocati al centro della piazza che riproducono le effigie di Carlo III di Borbone  e suo figlio Ferdinando I. La prima realizzata da Antonio Canova, tra il 1818 e 1822, e la seconda da Antonio Calì, dopo il 1822, che subentrò in luogo del maestro dopo la sua morte. Le statue furono commissionate per celebrare il ritorno della dinastica borbonica dopo il breve interregno napoleonico.
Riguardo la statua di Carlo III di Borbone è stata tramandata una curiosità. Originariamente questa non era a lui consacrata, ma doveva riprodurre la figura di Napoleone. Infatti la costruzione fu richiesta da Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, ma l’ascesa al regno di Ferdinando di Borbone avvenne prima che l’artista Canova portasse a termine l’opera. L’entrante sovrano, anziché disporne la distruzione, ordinò la sostituzione del cavaliere, così che Carlo III, padre di Ferdinando, si trovò sul cavallo di Napoleone.

Il Palazzo Reale, antistante la Chiesa,  che nasce sulla vecchia Reggia voluta da Don Pedro de Toledo, fu commissionato intorno al 1600 dal viceré Fernando Ruiz de Castro all’architetto Domenico Fontana. È stato nei secoli restaurato e modificato tale da comportarne continui ampliamenti e incroci di stili diversi.
La facciata del palazzo presentava 19 arcate, quella più grande al centro era l’entrata principale. Le arcate rendevano però l’edificio instabile, cosi ché l’architetto Luigi Vanvitelli decise di chiuderle in modo alterno. Solo nel 1888, per volere del Re Umberto I, nelle otto nicchie presenti nelle arcate chiuse furono poste delle statue realizzate da più scultori. Ognuna di esse rappresenta, attraverso il suo capostipite, una dinastia, cui è stata sottoposta Napoli. Partendo da sinistra sono rispettivamente: Ruggero il normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d’Angiò, Alfonso V d’Aragona, Carlo V d’Asburgo, Carlo III di Spagna, Gioacchino Murat ed infine Vittorio Emanuele II.Quest’ultima non solo è la più grande ma anche la più discussa dal momento che rappresenta una dinastia che non ha mai governato il regno di Napoli ma d’Italia.

La posizione in cui sono stati scolpiti gli ultimi sovrani ha dato vite ad una simpatica storiella.
Si dice che Carlo V D’Asburgo indicando una pozza d’acqua a terra esclamò: “Chi ha fatto pipì per terra?” Carlo III rispose: “Io non ne so niente”, mentre Gioacchino Murat ribatté: “Sono stato io e allora?” A questo punto intervenne Vittorio Emanuele II che drasticamente, sguainando la spada, esclamò: “Ora te lo taglio!”
Spostandoci al centro della piazza ed usando un po’ di immaginazione, si mostrerà davanti ai nostri occhi la simpatica scenetta. Storia raccontata per svestire i sovrani dai loro abiti regali e per avvicinarli al popolo napoletano mediante il loro lato più umano.

Piazza del Plebiscito, seguendo l’antica tradizione, ospita le manifestazioni più importanti della città. Nel Settecento vi avevano luogo grandi feste popolari, tra le più famose vi era quella della “Cuccagna”. Durante la festa veniva posto al centro un albero di nave, a cui erano attaccati premi per coloro che riuscivano a salirvi. Attualmente si celebrano il Capodanno, la nuova festa di Piedigrotta, concorsi ippici internazionali, concerti, manifestazioni politiche e fino a diventare luogo di ritrovo per  i festeggiamenti dei successi sportivi della squadra di calcio del Napoli.

Proprio in questa storica piazza sta spopolando un gioco tra i cittadini napoletani e i turisti. Consiste nell’ attraversare l’immenso spiazzo ad occhi chiusi, percorrendo circa 170 metri in linea retta, partendo dalla porta del Palazzo Reale, che si trova esattamente al centro fra le due statue equestri e passarvi in mezzo. La curiosità è che nessuno sembra riuscirci, i giocatori si ritroveranno a camminare o verso il Gambrinus o verso via Cesario Console ( quindi, o a destra o a sinistra della piazza). L’impossibilità di attraversare le due statue viene ad essere attribuita ad una leggenda. Si narra, infatti, che la regina Margherita concedesse una volta al mese ad uno dei suoi prigionieri la possibilità di essere liberato, e vedere salva la sua vita, solo a condizione che superasse questa prova. Nessun prigioniero ci è mai riuscito, pare per una “maledizione” della sovrana.
E voi siete pronti a giocare?

Maria Luisa Allocca