Mercoledì mattina, all’Università degli Studenti di Salerno, si è verificato l’ennesimo episodio di smantellamento di un diritto allo studio universale: dal prossimo anno accademico, infatti, il Corso di Studi di Sociologia sarà a numero programmato.

La decisione è stata presa dal Consiglio Didattico sotto l’occhio vigile del Dipartimento in seguito alle numerose valutazioni negative in base ai parametri ANVUR, che hanno inciso sui finanziamenti e sulla possibilità di mantenere attivo il corso stesso. I dati preoccupanti, in particolare, sono quelli che riguardano il tasso di abbandoni tra il primo ed il secondo anno, pari al 60%, e quelli sull’inattività, pari al 70%, percentuale allarmante rispetto alla media nazionale.

La rappresentanza studentesca si è sempre opposta a qualsiasi forma di blocco dell’accesso e alle barriere create da un sistema valutativo ingiusto e penalizzante: la pressione del Dipartimento, dunque, sembra essere inevitabilmente l’emblema di un progetto politico che percepisce ed interpreta l’università come uno spazio imprenditoriale, aziendale, in cui il profitto precede la funzione formativa e sociale, e non come un luogo costruttivo per la conoscenza, per un sapere critico, di cultura ed innovazione.

Sociologia

Il blocco poteva essere evitato: era possibile, e necessaria, una riqualificazione del Corso di Studi di Sociologia. Tutto parte dalla concezione che si ha dello studente” -dichiara Michela Trinchese, rappresentante degli studenti di Sociologia per Link – “Se si pensa che questo sia disinteressato e indifferente allora il numero chiuso funziona come selezione tra chi è interessato e chi lo fa come ripiego. Se invece si inizia a guardare allo neo studente universitario, appena uscito da un istruzione nozionistica e anacronistica, che ha bisogno di iniziare ad approcciarsi allo studio in modo critico, e quindi necessita di incentivi per farlo, il discorso cambia radicalmente

Gli studenti e le studentesse diventano così qualcosa di cui liberarsi, anziché il punto da cui ripartire: nella discussione che ha preceduto questa decisione, infatti, il Consiglio Didattico non ha minimamente preso in considerazione le proposte avanzate dalla collettività studentesca, né come soggetto principale del dialogo e né come oggetto di questa stessa decisione.

Si tratta, dunque, di un provvedimento prettamente politico che ha portato ad una spaccatura netta anche tra i docenti: “C’è chi pensa che questa sia la soluzione più idonea per disincentivare tutti coloro che scelgono Sociologia solo come ripiego” – dichiara ancora Michela Trinchese – “e chi pensa, invece, che il blocco in entrata sia un attacco ai saperi che un corso come il nostro non si può permettere di portare avanti“.

Nonostante l’amarezza della sconfitta, e l’indifferenza schiacciante nei confronti della proposta didattica proposta dalla collettività studentesca, la lotta per il libero accesso al sapere e per un’università per tutti e tutte, continuerà ad essere portata avanti nei corridoi, nelle aule e negli organi.

Ana Nitu

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