Da quando Donald Trump ha preso le redini degli Stati Uniti, la protesta delle donne si è fatta sentire. La settimana scorsa, in varie città americane si è tenuta la Women’s March a cui hanno partecipato anche numerosi volti noti.

Non per tutti, però, è stato semplice prendervi parte. Alcune donne al confine tra Canada e Stati Uniti sono state fermate e, dopo aver comunicato agli agenti la loro intenzione di prendere parte alla marcia, sono state sottoposte a un controllo e sono state schedate attraverso foto segnaletiche e impronte digitali.

Gli agenti hanno detto alle donne intenzionate a prendere parte alla Women’s March di tornare indietro e che se avessero tentato durante il weekend di varcare nuovamente il confine sarebbero state arrestate. La giustificazione data dagli agenti è stata che le donne in questione avrebbero preso parte a una manifestazione potenzialmente violenta, mentre la domanda più ricorrente al confine sembra essere stata quella riguardo agli orientamenti politici delle persone fermate. Una ragazza ha dichiarato che «la prima cosa che veniva chiesta era: sei pro o anti Trump?».

Una delle ragazze appartenenti al gruppo fermato, Sasha Dyck, ha dichiarato al Guardian che quando si diceva agli agenti di voler raggiungere Washington per prendere parte alla Women’s March, gli agenti mettevano in atto controlli sugli oggetti personali come il telefono e scattavano foto segnaletiche.

Il portavoce del ministro della sicurezza canadese ha però dichiarato che «ogni paese è sovrano» e può decidere le regole da attuare per l’ammissione delle persone nel proprio paese.

L’elezione di Trump, in effetti, mette in discussione numerose questioni. Dopo gli eventi verificatisi al confine col Canada a intrecciarsi sono più aspetti: l’immigrazione, il rapporto degli Stati Uniti con gli attori regionali e il rapporto con chi si oppone alla nuova amministrazione.

In più, quelle che sembravano essere promesse elettorali cominciano a delinearsi come realtà. Trump ha infatti espresso la volontà di creare un muro al confine con il Messico per evitare lo spostamento su suolo statunitense di «soggetti pericolosi», evidenziando quindi come potrebbero cambiare i rapporti con i “vicini di casa” e di conseguenza anche con il Canada, dati gli ultimi avvenimenti e la dichiarazione da parte del Ministro canadese sulla disponibilità ad accogliere tutte le persone escluse o a cui è negato l’accesso agli USA, in seguito all’approvazione del decreto sull’immigrazione dello scorso 27 gennaio che esclude, ad esempio, i cittadini musulmani provenienti da sette paesi arabi.

Per quanto riguarda il rapporto tra Trump e i suoi oppositori, il movimento delle donne, ostile a Trump già durante la campagna elettorale, con l’organizzazione della Women’s March on Washington, lo scorso 21 gennaio, ha dimostrato il dissenso nei confronti della figura di Trump e delle sue politiche in materia di diritti, non solo delle donne ma di tutte le minoranze.

Trump, di fronte a questa contro inaugurazione, si è chiesto «come mai queste donne non sono andate a votare», ma se si considera che uno degli slogan della marcia è stato “Not my president“, si può ben immaginare la risposta alla domanda del neo presidente.

Sabrina Carnemolla

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