Caro direttore, quante volte hai visto un film e l’hai riportato alla tua vita? Io sempre.

E anche se qualche volta lascio che una lacrima mi bagni il viso, mi piace pensare che anche la mia vita sia come un film, e io parte di una generazione sfortunata. Una generazione che si lascia travolgere dalle emozioni, ma che riesce sempre a cavarsela.

L’altro giorno, per esempio, ho visto un film i cui protagonisti erano un gruppo di sventurati trentenni, proprietari di un agriturismo in una terra sfortunata come la nostra. E, anche se il film mi ha fatto ridere, in realtà non c’era proprio nulla di divertente. Ad un certo punto, uno degli attori ha recitato un monologo nel quale ho visto tutta la mia vita passarmi davanti agli occhi come in un flash mob. Diceva che siamo diventati la generazione del piano B e che lavorare per questo Paese è diventato così deprimente che, quando allo schifo per il lavoro si aggiunge anche quello per la città, si passa irrimediabilmente a cercare una soluzione. Ed è in quel momento che scatta il piano B.

Ciascuno di noi, così, è chiamato a vivere una vita aspettando continuamente un segnale, senza accorgersi che il tempo stringe e che viene ogni giorno tolta quella possibilità di essere appagati. Siamo davvero la generazione del piano B, direttore? È giusto che una generazione così, come la nostra, debba lavorare ad una soluzione e ad un piano B? Non dovremmo arrenderci solo perché a 30 anni abbiamo capito che il mondo non va come ci siamo aspettati. Fino ad oggi, una grande percentuale di noi ha passato la propria esistenza dividendo il proprio tempo tra libri, università e lavoretti di poco conto, aspettando un futuro migliore. E adesso? Adesso si trova a nascondere la propria disperazione rotolandosi come in un mantello, dove è diventato ormai facile scambiare una semplice esistenza per propria vita.

Forse noi non abbiamo mai dato vita a fuochi e fiamme, a bombe e manifestazioni. Ma continuiamo a costruire, involontariamente, la storia del nostro Paese, una storia triste e infelice. Cosa sarebbe accaduto se anche noi avessimo dato vita a un gruppo insurrezionalista che andava in giro a mettere bombe? Forse nulla, o forse tutto. Nel frattempo, milioni di noi hanno avuto un solo coraggio: quello di fare le valigie. E, dentro quelle, ciascuno ha riposto la propria forza e la voglia di costruire un futuro migliore.

Sai cosa penso certe volte, direttore? In fondo noi siamo la generazione dei problemi irrisolti.

Restiamo a guardare impotenti le vicende del nostro Paese e dall’estero riusciamo a provare solo quella stessa sensazione quando facciamo la doccia. Mentre riflettiamo, l’acqua ci scivola addosso e la sentiamo sulla nostra pelle. Sappiamo che c’è. Ma è nell’esatto momento in cui ci asciughiamo e siamo pronti per uscire, che possiamo vivere la nostra vita. Ecco, la vita italiana ci scivola addosso continuamente, ma in fondo noi l’abbiamo lasciata lì, nelle nostre città e in quei paesi che ci hanno visto crescere, nelle cui strade abbiamo camminato e dove ci siamo fermati a fumare una sigaretta. Tra quelli che chiamavamo amici e pensavamo di non lasciare mai. Noi non siamo la generazione del piano B, perché se lo Stato italiano non ha puntato su di noi, noi abbiamo puntato altrove. E, anche se buona parte di noi non è ancora riuscita fare ciò che ha sempre sognato, nel frattempo stiamo vivendo.

Viviamo e siamo messi ogni giorno dinanzi a quella che è la nostra realtà. Ma abbiamo una cosa in più: la possibilità di poter cambiare. Io, ad esempio, ho scelto di vivere in un Paese dove una buona percentuale della popolazione è molto povera; ma ogni giorno lo Stato e centinaia di organizzazioni no-profit aiutano chi ne ha bisogno, perché si vuole e non solo perché si può. Nel mio nuovo paese lo Stato c’è, e si vede nelle strade, nella polizia e tra la gente. Si demoliscono palazzi e si ricostruiscono nel giro di pochi mesi. Per i vecchietti che non hanno una pensione alta vengono messi a disposizione appartamenti comodi e confortevoli, per chi soffre e ha bisogno ci sono benefit. E, per ogni bambino che nasce, un sussidio fino a 18 anni. Università e corsi professionali sono gratuiti.

E poi… vuoi mettere la natura? Parchi, boschi, corsi d’acqua, il mare… tutto questo offre uno spettacolo che con i soldi non puoi comprare, e sai per certo che si tratta di natura vera, non contaminata. Io non posso spedirti gli scatti che ogni giorno i miei occhi immortalano, ma credimi direttore, vale la pena prendere quell’aereo! Il coraggio non sta nel fare una valigia e scegliere di voltare pagina. Il coraggio risiede in quella che è la possibilità di accettare una vita diversa. Ed è quella è la sensazione che si prova quando l’aereo atterra e tu ti trovi in un paese diverso. A noi hanno tolto la speranza. Ci vorrebbero tutti nella disperazione, o a vivere per sempre l’utopia di un sogno. Ma se noi, direttore, siamo quella generazione che non ha vinto, siamo anche quella che non ha ancora perso.

Anna Lisa Lo Sapio

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Nata in provincia di Napoli, 11/06/1983. E’ Laureata in Scienze Politiche. Inizialmente, ha lavorato nell’area commerciale di alcune aziende ma ha presto capito che la sua strada non poteva avere a che fare solo con l’aspetto economico della vita. Amante della storia e appassionata dei segreti di Stato, ha realizzato studi e ricerche sulla società italiana durante gli anni di piombo e sui motivi che spingono l’uomo a commettere stragi e ribellioni contro altri uomini. Di se stessa dice : “Meglio vivere una verità difficile che una bugia comoda”.
Vive a Edimburgo.
Per scriverle: losapio.annalisa@libero.it