Dopo che il governo romeno ha approvato un decreto per ridurre le pene per i corrotti, la gente di Bucarest non ce l’ha fatta più, ed è scesa in piazza a protestare contro una manovra legislativa che, a quanto pare, è destinata a favorire tanto la corruzione quanto gli abusi di potere.

Numeri alla mano, il dato che sorprende di più è la massiccia presenza di manifestanti in piazza: si calcola, infatti, che, nonostante le rigide temperature, siano accorse quasi 300.000 persone in quella che è stata definita una delle più imponenti proteste di popolo dai tempi di Ceaușescu.

Andando più nel dettaglio, il provvedimento incriminato è un decreto legge che ha depenalizzato determinate fattispecie di corruzione, rendendo inoltre punibile con il carcere l’abuso di potere soltanto se si potrà dimostrare un danno allo Stato superiore a 44.000 euro.

Evidentemente, i romeni non hanno ritenuto plausibili le motivazioni addotte dal governo per giustificare una simile previsione legislativa – e cioè la necessità di adeguare il paese alla sua Costituzione – anche perché il caso vuole che il principale beneficiario di questo decreto sia proprio il leader dei socialdemocratici del PSD, Liviu Dragnea, che si trova a processo per abuso di potere.

In questo caso, la perdita per lo Stato è stimata in 24.000 euro circa, e dunque al di sotto della soglia di punibilità. A prescindere da come finirà, non è certo una buona notizia per l’immagine di Dragnea, già interdetto da pubblici incarichi per una condanna per frode elettorale.

Per altri versi, c’è chi ha preso le distanze da questo provvedimento, come il ministro per gli Affari e il Commercio, Florin Jianu, dimessosi il 2 febbraio per “motivi etici”, o come il presidente Klaus Iohannis che ha definito «scandalose» le misure adottate dal governo.

Il resto della classe politica, però, compreso il premier Sorin Grindeanu, ha difeso il decreto, che tuttavia era già stato aspramente criticato dalla popolazione, riunitasi in diverse città romene per manifestazioni come quella di Bucarest, che resta comunque la più importante dal punto di vista delle presenze.

Come se non bastasse, fra l’altro, lo stesso governo ha annunciato che a breve porterà in Parlamento una nuova proposta per la scarcerazione di 2.500 condannati a meno di cinque anni per reati non violenti. Tale misura, secondo gli osservatori, finirà con il beneficiare politici e funzionari condannati per corruzione.

Il popolo si è espresso, dunque, e neanche la reazione delle istituzioni europee ha dovuto farsi attendere. L’UE, infatti, ha criticato la linea morbida adottata dal governo romeno contro i corrotti, in un paese che, secondo gli studi più recenti, ha uno dei tassi di corruzione più alti d’Europa.

Carlo Rombolà

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