La I Municipalità di Napoli ha intenzione di intitolare parte di Vico Vetreria a Maurizio Estate, giovane vittima innocente della criminalità, considerato da molti un eroe cittadino.

Ad annunciarlo lo stesso presidente della Municipalità di Chiaia-Posillipo-San Ferdinando, Francesco de Giovanni che, insieme all’assessore Chiosi, ha dichiarato:

“La parte di Vico Vetreria, resa pedonale dalla Municipalità con la realizzazione di un’aiuola in ricordo di Estate, sarà intitolata Largo Maurizio Estate se il Comune approverà la nostra proposta di intitolazione.

(…) L’intitolazione di Largo Maurizio Estate è il minimo che la città possa fare per la memoria di questo eroe. Siamo certi che il Sindaco e l’amministrazione comunale tutta daranno corso alla nostra proposta”.

De Giovanni ha parlato di “tempi ormai maturi”, usando, praticamente, un eufemismo: il giovane Maurizio, infatti, morì nel lontano 1993, il 17 maggio per l’esattezza. E la prima proposta di intitolargli quel largo, quello dove è morto, risale al 15 giugno dello stesso anno. La seconda al 27 maggio 1994. Meglio tardi che mai, insomma.

La storia di Maurizio: come un gesto naturale diventa eroico

La storia di Maurizio Estate, o meglio, di quello che gli è successo, non è molto lunga. Non si parla nemmeno di ore.

Maurizio era un ragazzo come tanti, era giovanissimo, aveva 23 anni e stava organizzando il suo matrimonio, previsto per il giugno di quello stesso anno. Lavorava in un autolavaggio in quel vico Vetreria a Chiaia, insieme al padre.

Nel pomeriggio di quel 17 maggio stava lavando un’auto quando suo padre cominciò a gridare. Era arrivata una Vespa all’autolavaggio e i due ragazzi in sella stavano tentando di derubare proprio un loro cliente.

Maurizio ebbe un istinto naturale: fermarli. Ci riuscì, li inseguì e gli capitò pure di vedere in volto uno dei due “scippatori” che, accortosene, lo minacciò: “bastardo! Fatti i fatti tuoi!”.

Non ci volle molto prima che dalle parole si passasse ai fatti. Alle 17, mezz’ora dopo quel tentativo di furto, la Vespa era di nuovo in vico Vetreria. I ragazzi in sella, prima di tornare si erano muniti di passamontagna e di una pistola: uno dei due scese, si parò di fronte a Maurizio e, senza dargli neanche il tempo di pensare, gli sparò, uccidendolo.

Qualcuno disse che a mandarli era stato il boss dei Quartieri Spagnoli, ma il legame dei due giovani con la criminalità organizzata non fu mai provatoLuigi Ragosta, 17 anni, l’esecutore materiale di quello spietato omicidio, si costituì poco dopo. Il complice, Giacomo Bendinelli, 19, fu arrestato nelle Marche, dove forse era fuggito. Ragosta venne condannato a 21 anni di reclusione; Bendinelli a 24. Oggi sono liberi entrambi.

Maurizio venne chiamato fin da subito eroe. Un “eroe”, nell’immaginario collettivo, è un individuo unico e speciale, autore di gesta straordinarie. Qualcuno, insomma, che ha il coraggio e la forza di compiere azioni che nessun altro è in grado di fare.

Aiutare qualcuno che viene derubato e cercare di assicurare alla giustizia un rapinatore sono, dunque, gesti fuori dal normale? Le persone “comuni” sono quindi autorizzate a disinteressarsi o a non intervenire in casi simili, poiché non tutti possono essere eroi? A metterla così, risponderemmo tutti che ovviamente non è così e che, nel caso di Maurizio, ciò che stupisce è il suo essersi lanciato in prima persona contro i malviventi. Eppure non è di questo che si parla oggi. Del giovane ci si ricorda del suo “coraggio di alzare la testa”.

Oggi, 23 anni dopo, dovremmo aver fatto dell’alzare la testa una regola del vivere civile, ormai interiorizzata. Lo dovremmo proprio a Maurizio. E invece lui continua ad essere il nostro eroe, colui che ammiriamo, a cui ambiamo, ma da cui ci sentiremo sempre un po’ lontani.

Presto, forse, quel vicolo in cui nel 1993 ci dimostrò cosa vuol dire avere del senso civico sarà intitolato a lui. La speranza è quella che, in questo modo, il suo nome torni alla memoria di tanti e che la sua storia possa tornare ad ispirare i cittadini della sua città.

Desire Rosaria Nacarlo

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