Pomigliano d’Arco – La periferia nord est è spaccata in due. Da un lato il centro cittadino e dall’altro, una periferia abbandonata a se stessa. Siamo stati nella 219. Le condizioni in cui versa l’intero quartiere sono allarmanti e disumane. A fare da contorno, l’indifferenza dell’intera classe politica, che “utilizza la zona come passerella elettorale” – ci spiegano i cittadini.

Pomigliano 219

Costruite alla soglia degli anni 80, le abitazioni furono assegnate in seguito al terremoto che, all’epoca, sconvolse la Campania.

Abbiamo parlato con chi in questo degrado ci vive e sconta sulla propria pelle anni di abbandono ed emarginazione sociale e culturale.

“Paghiamo un canone mensile in base ai metri quadri delle abitazioni. A riscuotere è lo studio professionale Cioccolanti. Necessitiamo di lavori concreti all’esterno delle palazzine. Il sistema fognario è inesistente e quando piove ci allaghiamo. Qualche volta ci arrangiamo e cerchiamo di pulire i tombini così come cambiamo le lampadine dei palazzi” – proseguono: ” Seppur in casa effettuiamo lavori di manutenzione, a causa delle perdite e dell’umidità dopo pochi mesi la situazione ritorna punto e da capo”. 

A fare da contorno, i topi. Sono anni che chiediamo la disinfestazione. Non sono mai venuti ad aiutarci“. 

“Quando ci siamo muniti di scope, palette e sacchi per riqualificare le aiuole, le forze dell’ordine ci hanno bloccato. Quando ci vengono a togliere le erbacce, ci lasciano i bustoni a terra e siamo  noi a dover smaltire quei rifiuti”.

Percorrendo la zona abbiamo notato campetti e strutture abbandonate. 7 Lotti, 210 famiglie costrette a vivere in questo degrado. 

Il tasso di disoccupazione è alto. Un giovane ci ha spiegato: Lavoro 8 ore al giorno per 50 euro alla settimana e mio fratello minorenne ha lasciato la scuola perché ci servivano i soldi“.

Il caso non è isolato. In molti ci hanno raccontato delle difficoltà economiche che quotidianamente devono affrontare.

Tremano i polsi. Non solo per le condizione strutturali in cui sono costrette a vivere queste 210 famiglie ma per la ghettizzazione sociale. Sono quartieri come questi, abbandonati dalle istituzioni ad essere terreno fertile per il camorrista di turno.

“Nel 2016 i Pompieri effettuarono un sopralluogo e dichiararono i lotti inagibili. Il primo edificio è sceso di 2 cm. Vogliamo vivere da cristiani. Ci hanno abbandonato”. 

Lo spazio collettivo 48 ohm in una nota ha denunciato: “C’è un intero Rione a Pomigliano i cui residenti sono figli di un dio minore. Su di loro pende una condanna sociale, politica ed economica: essere abitanti del Rione 219. Tempo fa il sindaco della città (quello del Pomigliora) ebbe a dire che per lui Pomigliano d’arco terminava a Pratola Ponte e che oltre queste Colonne d’Ercole il resto della città esisteva solo, di fatto, come tappa obbligata durante le campagne elettorali. Ebbene, almeno su questo è stato coerente e ad oggi l’unico cambiamento avvenuto è stato nella toponomastica. Siamo stati nel Rione più volte, l’ultima sabato scorso, per capire perché anche la semplice riparazione di una conduttura da parte della Gori si sia trasformata in un girone dantesco per i residenti. La perdita d’acqua in strada è solo uno dei problemi: le abitazioni aggredite dall’umidità proveniente dalla falda acquifera sottostante perdono pezzi su pezzi”.

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Maria Bianca Russo

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