Lo scorso 27 Gennaio la doccia fredda per la comunità scafatese: il consiglio comunale viene sciolto su proposta del ministro degli interni, Marco Minniti, per infiltrazioni camorristiche.

Questo è solo l’ultimo atto di una vicenda che ha coinvolto Palazzo Mayer nell’ultimo anno: in seguito alle indagini sui rapporti fra la famiglia del ex sindaco Aliberti e il clan Loreto Ridosso. L’analisi degli appalti e dei rapporti dell’ente con i privati del territorio da parte di una commissione d’accesso presieduta da Vincenzo Amendola ha evidenziato voti di scambio politico mafioso e infiltrazioni nel sistema politico scafatese.

Il 7 Dicembre Pasquale Aliberti, a seguito della richiesta di arresto da parte del tribunale del riesame, decide di dimettersi dalla carica di primo cittadino. Il prefetto Saladino si insedia per riempire il vuoto lasciato dall’ex sindaco fino alla decisione del consiglio dei ministri di sciogliere il consiglio comunale.

Scafati

Ora la domanda che sorge spontanea è: “si riparte da zero?” Non è chiaro, ma negli esponenti della politica sociale scafatese sembra esserci una grande voglia di rivalsa.

Raffaella Casciello, membro di ACT! Agire Costruire e Trasformare dichiara: “Si è chiusa una fase politica e storica per la città di Scafati. Oggi serve un progetto nuovo, innovativo capace di essere credibile ai tanti che non ci hanno dato fiducia in questi anni. Partecipazione al centro innanzitutto: dobbiamo essere in grado di aprire un processo largo, oltre i soliti schemi perdenti di questi anni. Abbiamo l’intelligenza e la voglia di cambiare davvero la storia di Scafati. Credo che saremo in grado di costruire un modello di città capace di produrre lavoro e nuovo welfare. L’esatto opposto dei piccoli lavori/favori costruiti in questi anni. Un comune libero dai voucher usati come strumento di consenso e che sia in grado di mettere in rete agricoltori e industrie, il riuso dei beni per costruire una nuova economia di zona. Bisogna rigenerare la città: rivedere l’uso degli spazi pubblici, far tornare le intelligenze emigrate perché stanche di non avere possibilità di sviluppo sul nostro territorio. Questo possiamo costruirlo solo decidendolo e raccontandolo assieme alla città: a partire dalle periferie dalle quali provengo e che hanno dato fiducia ad Aliberti perché non abbiamo mai offerto un’alternativa, perché non abbiamo mai ascoltato. Dobbiamo studiare un piano per la riqualifica ambientale ed esigere le risorse regionali e nazionali sufficienti a risolvere un problema che incide sulla salute degli scafatesi. Abbiamo una grande battaglia politica per i prossimi due anni. L’entusiasmo di chi vuole cambiare tutto di certo non ci manca“.

C’è poi chi non le manda a dire ai tanti ex esponenti politici del passato che rivendicano voglia di cambiamento o addirittura un complotto politico nei confronti dei fedelissimi di Aliberti. Francesco Carotenuto, che fa parte di Scafati Arancione, ci dice: “Non potevamo assistere ad una fine peggiore per la nostra amata città. Dipinti, a distanza di 24 anni, nuovamente con l’epiteto di città “sciolta per infiltrazioni malavitose”. Per carità, di similitudini e di analogie forse ce ne sono poche, ma ciò che resta è la gogna e la vergogna che un popolo intero è costretto a subire dopo anni di gestione della res publica compromessa con ambienti oscuri. Ora, sulle macerie, si avventano sciacalli e falsi profeti, molti dei quali responsabili o corresponsabili di questa condizione di incertezza e di precarietà politica e amministrativa. Alcuni dei quali, a distanza di anni, continuano, senza pudore, a professare cambiamento e promesse. Lo scioglimento dell’organo elettivo, secondo la giurisprudenza: “non ha finalità repressive nei confronti di singoli ma di salvaguardia dell’amministrazione pubblica” (C. Stato, VI, 13 maggio 2010, n. 2957) e si connota quale “misura di carattere straordinario per fronteggiare un’emergenza straordinaria” (Corte Cost., 19 marzo 1993, n. 103; C. Stato, VI, 10 marzo 2011, n. 1547). Gli elementi che giustificano lo scioglimento dei consigli comunali devono essere tali da rendere plausibile il condizionamento degli amministratori “pur quando il valore indiziario dei dati non sia sufficiente per l’avvio dell’azione penale, essendo asse portante della valutazione di scioglimento, da un lato, la accertata o notoria diffusione sul territorio della criminalità organizzata e, dall’altro, le precarie condizioni di funzionalità dell’ente in conseguenza del condizionamento criminale”. Pensassero piuttosto a chiedere scusa, invece che inventarsi inutili e patetiche giustificazioni. Tanto ci sarà da ricostruire. Lo faremo soltanto con coloro i quali, guidati da onestà, abnegazione e competenze, vorranno insieme a noi costruire la città che immaginiamo e che da anni proviamo a sottoporre ai nostri concittadini.”

Si esprimono anche i ragazzi del circolo ARCI Ferro 3.0, attraverso la dichiarazione del presidente Donatella Savino, sottolineando la voglia di ripartire dal basso: “La notizia dello scioglimento per infiltrazione mafiosa non ha destato in noi meraviglia. Negli ultimi anni il declino politico economico e sociale di questa amministrazione e il buio in cui è sprofondata la città tutta è evidente anche agli occhi dei meno attenti. Piazze vuote, negozi chiusi, alto tasso di disoccupazione, abbandono scolastico, sanità smantellata e fondi europei persi, assunzioni pilotate, desertificazione culturale, microcriminalità. Anni in cui gli ultimi sono rimasti gli ultimi. Ora abbiamo 18 mesi davanti per ricostruire innanzitutto il senso di comunità che abbiamo perso, distratti, forse stanchi e senza più fiducia in chi fa promesse da marinaio. Solo così tra un anno e mezzo saremo veramente liberi di scegliere i nostri rappresentanti, consapevoli che sono lì per noi per il bene della nostra comunità per la sua crescita. Noi stiamo già lavorando per questo.

Di certo c’è voglia di ripartire, preferibilmente come diceva Massimo Troisi prendendo il via da “Ricomincio da tre”: welfare, solidarietà e attaccamento alla città.

 Manuel Masucci