La storia della sperimentazione animale parte da molto lontano, dall’antica Grecia e dagli albori della medicina quando, in seguito ad esperimenti dall’esito abbastanza disastroso, ci si rese conto che forse era meglio testare medicamenti e alchimie varie prima su cavie non umane.

Erano decisamente altri tempi ed una vera e propria normativa arrivò negli USA nel 1938 quando il Congresso praticamente obbligò le case farmaceutiche ad effettuare la sperimentazione animale prima di testare qualsiasi tipo di farmaco su esseri umani.

Ma erano altri tempi anche quelli ed oggi la sperimentazione animale è più che mai al centro di un di un dibattito spesso aspro, che si divide tra etica pura, effettiva necessità scientifica ed anche quella sicurezza che non è proprio una certezza.

Questo perché nonostante la sperimentazione animale nasca proprio per il tema sicurezza, la realtà è invece abbastanza diversa, per almeno un paio di motivi molto importanti.

Il primo è che non permette, ovviamente, di superare i test su esseri umani, obbligatorio prima della messa sul mercato di qualunque trattamento. Il secondo, spesso erroneamente poco considerato, è che il test su cavie non umane è considerato scientificamente “non sicuro e predittivo”, cioè non attendibile.

Allora perché mai lo facciamo ancora verrebbe da chiedersi? Semplicemente, ma nemmeno tanto, per una questione di protocolli e numeri, perché il mondo della ricerca ad oggi è ancora “settato” sul metodo in cui la sperimentazione animale rappresenta uno step necessario prima di arriva alle ultimi fasi dei test, quelle su umani.

Ma si stanno facendo enormi passi in avanti perché se da una parte nel corso del tempo si è dimostrata la non eccessiva utilità dei test su animali, dall’altra abbiamo sviluppato modelli artificiali sempre più precisi ed efficaci che un giorno, poco lontano, ci permetteranno di voltare pagina.

Ed è proprio questo il punto cruciale, ovvero il momento in cui si volta pagina. Oramai l’informazione e l’opinione pubblica viaggiano alla velocità della luce e, parallelamente, pretendono che tutti i campi analizzati facciano lo stesso, compreso il mondo della ricerca.

Non è così e non potrà mai esserlo perché cambiare totalmente i modelli scientifici applicati universalmente, di cui la sperimentazione animale fa parte, significa cambiare totalmente punto di vista in maniera complessa, difficile, costosa e spesso pionieristica.

Ma la strada è quella e non è una questione di etica, opinione pubblica o altro ma piuttosto di efficacia.

Oggi, come già accennato, c’è la possibilità di utilizzare un ampio range di soluzioni che non solo permetteranno di superare la sperimentazione animale ma di mettere appunto modelli sperimentali sempre più efficaci.

Si stanno già utilizzando già da tempo infatti sistemi considerati fino a poco tempo fa fantascientifici, ma oggi decisamente reali.

La stragrande maggioranza di queste tecnologie è basata sul connubio, ormai quasi inscindibile, tra elettronica e biologia molecolare, che permette di realizzare software e microchip in grado di simulare in maniera sempre più coerente il funzionamento del nostro organismo, dalla singola cellula all’organo più complesso.

Grazie a tutto questo la realizzazione di organi artificiali in grado di rispondere a qualsiasi input esterno, compreso l’effetto di sostanze farmacologiche è sempre più vicino alla realtà e a breve lo sarà a tutti gli effetti.

Avremo quindi in un colpo solo superato la sperimentazione animale con tutti quanti i dubbi sull’etica e sull’efficacia ma soprattutto, avremo voltato quella pagina che spesso ha rappresentato immagini disumane, anche se raffiguravano animali e non uomini.

Ma ci voleva tempo e ce ne vorrà ancora, il tempo necessario ad ogni grande conquista e che oggi siamo sempre meno disposti a accettare, perché il ritmo della società, probabilmente, c’ha fatto dimenticare che la pazienza rimane sempre la virtù dei forti.

Mauro Presciutti