Da quando il presidente eletto Donald J. Trump è stato ufficialmente nominato Presidente degli USA, il mondo ha dovuto prendere atto di un cambiamento radicale nei modi e nei contenuti di come intendevamo la politica fino a qualche anno fa.

Trump, infatti, ha subito cominciato a mettere in pratica il suo programma elettorale: abbattere muri, cercando un buon rapporto con la Russia, ma crearne altri, come il famigerato muro al confine col Messico o come il decreto – il cosiddetto Muslim Ban – che impedisce agli immigrati di sette paesi islamici di entrare negli USA. Decreto che ha visto nascere moltissime proteste e che è stato momentaneamente bloccato su base nazionale dal giudice James Robart.

In particolare, il Muslim Ban puntava a «tenere i terroristi dell’islam radicale fuori dagli Stati Uniti» e di fatto prevedeva un blocco di 90 giorni per chiunque arrivasse da Iraq, Siria, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen; sospendeva lo “US Refugee Admissions Programme” (il Programma di Ammissione dei Rifugiati negli Stati Uniti) per 120 giorni, e fissava un divieto di durata indefinita per tutti gli immigrati siriani che volessero trasferirsi in America. Il provvedimento denominato “Protezione della Nazione dall’Ingresso di Terroristi Stranieri negli Stati Uniti” è stato così giustificato da Trump: «Non vogliamo terroristi nel nostro Paese. Non dimenticheremo la lezione dell’11 settembre, non solo a parole ma anche con azioni».

L’ordine esecutivo è stato subito contestato nelle piazze americane e non, e tra le tante voci contro il provvedimento del tycoon – oltre a quella del giudice Robart -, si è levata anche quella dell’ONU, a cui da giorni si dice che Trump vorrebbe tagliare i finanziamenti.

«Non è questa la maniera migliore per proteggere gli Stati Uniti, o qualsiasi altro paese, dalla grave minaccia di una possibile infiltrazione di terroristi – ha dichiarato il segretario dell’ONU Guterres sul Muslim Ban – Non è per nulla efficace e ritengo che queste misure debbano essere revocate il prima possibile».

La sfida legale comunque è partita dagli Stati di Washington e del Minnesota che avevano chiesto la sospensione del decreto contro gli immigrati in quanto ritenuto discriminatorio e lesivo nei confronti di molti residenti. La richiesta di un’ingiunzione restrittiva momentanea era stata inizialmente negata dagli avvocati della Casa Bianca, ma poi ripresa dal giudice federale di Seattle, James Robart, secondo il quale la causa avrebbe un fondamento.

L’ingiunzione ha quindi bloccato il Muslim Ban di Trump finché la denuncia mossa da Washington e Minnesota non verrà approfondita. Il presidente statunitense da parte sua ha definito «ridicolo» il “contro-provvedimento” del «cosiddetto» giudice Robart.

In una nota la Casa Bianca scrive di voler presentare un ricorso di emergenza contro la decisione del giudice tramite il Dipartimento di Giustizia, difendendo, dunque, un ordine esecutivo ritenuto «legale e appropriato».

Si dice invece soddisfatta l’Iraq, uno dei Paesi “vittime” del provvedimento, che ha ritenuto la decisione di Robart un passo «verso la giusta direzione». L’Iran invece, dopo l’annullamento momentaneo del provvedimento di Trump, ha deciso di lasciar competere la squadra americana di wrestling che era stata esclusa dalla coppa mondiale (tenutasi in Iran) proprio a causa dell’ordine esecutivo.

Federico Rossi

1 COMMENTO

Comments are closed.