Nell’Ucraina orientale più di 20.000 persone sopravvivono in condizioni disumane, mentre le grandi potenze, NATO e Russia, tentano di ristabilire equilibri precari minati dalle parole del Presidente ucraino Poroshenko.

Dal 2014 l’Ucraina vive una situazione di drammatica guerra civile, combattuta dai ribelli delle aree orientali, supportati dalla Russia tutt’ora sanzionata per l’invasione della Crimea, e dai soldati regolari, che sostengono il Governo del Presidente Poroshenko, il quale a sua volta si è detto pronto ad indire un referendum per l’ingresso dell’Ucraina nella NATO.

La situazione geopolitica è decisamente complessa. Dal 2014 sono morte più di 9.700 persone in un conflitto che ha dilaniato l’Ucraina, e non pare possano verificarsi significativi miglioramenti. Attualmente, più di 20.000 abitanti della zona di Avdiivka sono sottoposti all’inesorabile morsa del gelo, senz’acqua né riscaldamento. La NATO si è mossa tramite i canali ufficiali, e Jens Stoltenberg, il segretario generale, si è rivolto direttamente alla Russia, chiedendo di mediare con i ribelli filo-putiniani per ottenere un cessate il fuoco e l’attuazione degli Accordi di Minsk.

Il trattato che porta il nome della capitale della Bielorussia è stato stipulato nel settembre 2014, e prevedeva la cessazione delle ostilità nell’Ucraina orientale, lo scambio degli eventuali prigionieri e la garanzia di maggiori autonomie per le regioni coinvolte, Donec’k e Luhans’k. Da più di due anni tuttavia, non è mai stato messo in atto, motivo per cui la Russia è tutt’ora soggetta alle sanzioni dell’Unione Europea, almeno fino a giugno. In questi ultimi giorni diversi ribelli e sette soldati hanno perso la vita negli scontri, e l’avvicinamento  del Presidente dell’Ucraina, Poroshenko, alla NATO, rischia di inasprire ulteriormente le tensioni con la Russia.

In un’intervista rilasciata al quotidiano Berliner Morgenpost il 2 febbraio 2017, Poroshenko ha affermato le sue intenzioni di voler condurre un referendum per l’adesione dell’Ucraina alla NATO. Secondo il Presidente Poroshenko, il 54% della popolazione ucraina sarebbe favorevole ad un’eventuale ingresso nella NATO. Cifre ben distanti da quelle di circa tre anni fa, che raccontavano percentuali decisamente più esigue, pari al 16% dei cittadini. L’avvicinamento di Poroshenko e dell’Ucraina alla NATO destano tuttavia molte perplessità, in primo luogo tra gli stessi membri dell’organizzazione internazionale, per le evidenti tensioni che si verrebbero a creare con la Russia, ma anche per le tradizionali procedure di adesione, che impediscono ad un Paese coinvolto in conflitti armati di entrare a far parte della NATO.

L’incontro previsto proprio tra i delegati NATO e il Presidente Poroshenko è infatti stato rinviato a data da destinarsi. L’obiettivo previsto consisteva nella possibile installazione sul suolo dell’Ucraina di un sistema di difesa antimissilistico. Un ignoto diplomatico della NATO ha rilasciato un’intervista al Wall Street Journal, nella quale accenna le principali motivazioni che hanno spinto l’organizzazione internazionale a rinviare l’incontro: le tensioni politiche con la Russia. Le intenzioni della NATO avrebbero previsto l’utilizzo del sistema di difesa per intercettare i missili diretti sulle nazioni alleate (tra le quali non è inclusa l’Ucraina), senza interferire con il conflitto in atto sul suolo ucraino-orientale.

Il sistema di difesa antimissilistico consiste infatti in un radar e in una serie di intercettatori, in grado di rilevare e far detonare eventuali missili diretti verso le nazioni della NATO. Nonostante nel corso degli anni l’organizzazione internazionale abbia più volte ripetuto e dimostrato la natura prettamente difensiva di questo strumento, già attivo in Romania dal 2016, la Russia ha manifestato i suoi sospetti, inasprendo i rapporti con la NATO e l’Ucraina. L’incontro tra i diplomatici dell’organizzazione e il Presidente Poroshenko è stato dunque rimandato per evitare l’aggravarsi delle tensioni con la Russia, costretta tutt’ora a far fronte alle sanzioni dell’Unione Europea.

Il fronte economico è un altro dei temi che rendono i rapporti tra Ucraina, NATO e Russia così preoccupanti. Le sanzioni sono state rinnovate di sei mesi dall’Unione Europea, nel dicembre 2016, riscontrando tuttavia perplessità da parte dell’Italia e della Francia, che si sono rivolte a Poroshenko e all’Ucraina, affinché si attivassero concretamente per la messa in atto degli Accordi di Minsk. La natura di queste sanzioni inasprisce ulteriormente i rapporti tra Russia e NATO, la cui solidità è stata recentemente minata dall’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Donald Trump.

Il neo-Presidente ha infatti ripetuto più volte come la NATO sia un’organizzazione obsoleta, che necessiti rinnovamento e cambiamenti. Allo stesso tempo Trump, che si avvale del supporto e della competenza internazionale di Henry Kissinger, con cui è amico di vecchia data, si è sempre detto vicino alle posizioni della Russia di Putin, il che farebbe pensare a una possibile rimozione delle sanzioni economiche, o quantomeno ad eventuali riduzioni. Nella giornata del 2 febbraio 2017, Trump e Putin hanno avuto una lunga conversazione telefonica, durante la quale hanno discusso della situazione che coinvolge la Russia, l’Ucraina di Poroshenko e ovviamente la NATO, pare con esiti positivi.

È impossibile prevedere con certezza i prossimi sviluppi di questa situazione geopolitica assai complicata. Evidenti tuttavia sono le volontà di Donald Trump di risolvere le tensioni con la Russia e di porre fine al conflitto nell’Ucraina orientale. In che modo voglia portare avanti questi progetti è da verificare, se agevolando la NATO e facilitandone i rapporti con Poroshenko, o piuttosto esautorandola definitivamente, sostituendosi come diretto interlocutore.

Andrea Massera