Nel cuore di Napoli c’è una piazza che è il crocevia tra la città antica, via Toledo ed i quartieri. È una piazza tanto cara ai napoletani, luogo di incontro per eccellenza, punto nevralgico per manifestazioni o semplici appuntamenti pomeridiani. Stiamo parlando di quella che oggi viene conosciuta con il nome di Piazza Dante.

Al centro della piazza si erge una statua, dedicata al padre della lingua italiana, Dante Alighieri. E proprio in onore del sommo scrittore della Divina Commedia è stata battezzata la piazza in seguito all’Unità d’Italia.

“Piazza Dante”

Tuttavia, la storia di questa famosa piazza di Napoli parte da lontano ed oggi vediamo il frutto di una lunga trasformazione che prese origine su quello che in origine era “Largo del Mercatello”. Largo del Mercatello non era altro che uno spazio, adibito allo scambio commerciale, al “mercato” del mercoledì. L’uso del diminutivo “mercatello” serviva per distinguere il mercato da quello principale, ospitato in Piazza del Mercato.

A partire dal 1757, Largo del Mercatello fu trasformato in una vera e propria piazza. Il compito di disegnare quello che sarebbe diventato poi il Foro Carolino fu assegnato da Carlo III di Borbone al celebre architetto Luigi Vanvitelli (a cui era già stata commissionata la costruzione della magnifica Reggia di Caserta). Nel progetto iniziale di Vanvitelli la nicchia centrale del colonnato avrebbe dovuto ospitare una statua equestre del sovrano, che tuttavia non fu mai realizzata.

I lavori terminarono nel 1765 e a quel punto la piazza aveva assunto l’attuale struttura: costruita a forma di emiciclo e cinta da un colonnato. Ventisei statue, raffiguranti le virtù del sovrano, furono poste alla sommità delle colonne. Alcune di queste statue furono scolpite dalle stesse mani che avevano realizzato il Cristo Velato: quelle di Giuseppe Sanmartino.

Alcune delle statue

Sul lato sinistro dell’emiciclo, dell’allora Foro Carolino, è ubicata un’antica porta, fatta edificare nel 1625 dal vicerè spagnolo Don Antonio Álvarez de Toledo, duca d’Alba, da cui poi trasse anche il nome: ovviamente stiamo parlando di Port’Alba.

Port’Alba

Il fine della porta era quello di agevolare il passaggio della popolazione, che in realtà, per evitare il lungo giro, aveva già realizzato una piccola apertura nel muro per passare da una parte all’altra della città.

La porta permette l’accesso all’omonima via Port’Alba, famosa in particolare per la presenza di numerose librerie. Ancora, proseguendo sotto Port’Alba ci si imbatte nella prima pizzeria, non solo di Napoli, ma del mondo: l’Antica Pizzeria Port’Alba. Fondata nel 1738 come pizzeria ambulante, nel 1830 divenne una vera e proprio pizzeria, con un caratteristico sistema di pagamento “pizza a otto”: la pizza poteva essere pagata ad otto giorni dal consumo. Tra i più celebri clienti ricordiamo Gabriele D’Annunzio, Benedetto Croce e Salvatore di Giacomo.

Nel 1871, in seguito all’Unità D’Italia (avvenuta appena 10 anni prima), Foro Carolino cambia di nuovo nome e la piazza sarà dedicata al poeta simbolo dell’italianità per eccellenza, comunemente riconosciuto come il padre della lingua italiana, Dante Alighieri.

Nasce quindi Piazza Dante: al centro dell’emiciclo, rimasto fedele al progetto di Vanvitelli, è eretta una statua dedicata proprio al sommo poeta, ad opera di Tito Angelini e di Tommaso Solari Junior.  Nel 1931 è annessa anche una scritta “All’Italia raffigurata in Dante Alighieri”.

 

Piazza Dante è anche famosa per un orologio, realizzato nel 1853 e rimesso in funzione grazie ad un restauro nel 2008. L’orologio è posto sulla torre sovrastante l’ingresso del complesso del convitto nazionale Vittorio Emanuele II ed è posto sotto ad un tradizionale orologio che segue l’orario convenzionale. Il piccolo orologio com’è spiegato dalla dicitura sotto lo stesso, non fa altro che calcolare l’equazione del tempo.

La particolarità dell’orologio è quindi quella di cogliere, quando il sole raggiunge la sua massima altezza, lo zenit, quello che comunemente definiamo “mezzogiorno”, che non avviene tutti i giorni nello stesso momento.

Sappiamo tutti che l’orario è una convenzione, poiché non tutti i giorni solari hanno la stessa durata. Per semplicità si parla di “giorno solare medio”, che utilizza come unità di misura quella convenzionalmente in uso della durata di 24 ore, che differisce dal “tempo solare vero”.

Il campo di variabilità va all’incirca dai -14 a +16 minuti.

La variabilità si annulla, ossia diventa zero, quattro volte nel corso dell’anno (15 aprile, 15 giugno, 1 settembre e 25 dicembre), giorni nei quali non esiste sostanziale differenza tra giorno solare e giorno medio. In questi giorni l’Equazione del tempo verrà annullata. In altri momenti dell’anno assume valori estremi massimi e minimi:

  • intorno al 12 febbraio(-14m,4);
  • intorno al 15 maggio (+3m,8);
  • intorno al 27 luglio (-6m,3);
  • intorno al 3 novembre (+16m,4).

Nel caso del nostro orologio, i numeri a sinistra, che vanno sommati ai minuti dell’ora convenzionale per avere l’ora solare vera, stanno ad indicare che il Sole è in anticipo rispetto all’ora media, mentre quelli a destra, che andranno sottratti, che il Sole è in ritardo.

Più che per questi complicati concetti, l’orologio diventa simbolo dell’ossimoro alla base della natura: armonia e caos. Mantenere vivo il concetto di tempo “naturale”, in una società frammentata e postmoderna come la nostra, è essenziale. A Napoli, come in qualsiasi altra grande città, tutti vanno di fretta, incanalati nei loro moderni ritmi di vita, e magari neanche si fermano ad osservarlo quest’orologio e a subire il fascino del tempo reale: dei secondi rubati e regalati ad ogni nuovo giorno. E la natura, nel suo essere incostante, riesce comunque ad essere un sistema olistico preciso e armonico.

E Piazza Dante in fondo è anche questo: un “organismo” che non è semplice somma delle parti e che va osservato con precisione, più che visto di sfuggita. Un ponte tra passato e futuro, dove la storia si legge in ogni statua e ogni porta e ogni colonna. E prendersi il tempo per fermarsi e vedere come ogni cosa trovi il suo perfetto posto, e subire il fascino di questo pezzo di Napoli, sensibile alle trasformazioni, ma allo stesso tempo storico.

Perché d’altra parte la storia non è nient’altro che questo: un eterno divenire.

Vanessa Vaia

 

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Vanessa Vaia nasce a Santa Maria Capua Vetere il 20/07/93. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico, si iscrive a “Scienze e Tecnologie della comunicazione” all’università la Sapienza di Roma. Si laurea nel 2016 con una tesi sulle nuove pratiche di narrazione e fruizione delle serie televisive “Game of Series”.