Il Progetto Veritas, ideato dagli ambientalisti con l’aiuto di parte della comunità scientifica, rappresenta una novità nella questione della Terra dei Fuochi, ancora irrisolta.

L’iniziativa nasce per biomonitorarne la popolazione: precisamente per indagare, negli organismi dei malati di neoplasie e disfunzioni metaboliche, la presenza e la quantità delle stesse sostanze, altamente inquinanti riscontrate nelle discariche e nei roghi illegali.

Il biomonitoraggio verrà effettuato su un campione di 100 volontari, residenti nelle aree a rischio, che soffrono di patologie emolinfopoietiche, cioè leucemie e linfomi, derivanti dall’esposizione, non legata alla professione, a metalli pesanti e diossine.

I test faranno parte di uno studio gratuito del prof. Antonio Giordano, oncologo e genetista, direttore dello “Sbarro Institute for Cancer Research”, allievo del Premio Nobel per la scoperta della struttura del Dna, James Watson.

Il lavoro del prof. Giordano sarà assistito da colleghi, che eseguiranno le analisi nella Facoltà di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II, alle quali seguirà un percorso di cure disintossicanti dalle sostanze rilevate nel sangue dei volontari.

L’intuizione del Progetto Veritas è dovuta alla Rete di Cittadinanza e Comunità, un coordinamento di 27 associazioni ambientali, attive tra l’Area Nord di Napoli e il basso Casertano, il cui portavoce è Vincenzo Tosti, storico attivista campano per l’ambiente.

La Rete di Cittadinanza ha fortemente voluto il Progetto, perché vengano approfondite le indagini, sul grado di incidenza del disastro ambientale della Campania, sull’impennata impressionante di ricoveri e morti per tumori tra i suoi cittadini.

Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato l’anno scorso, infatti inizia ad ammettere l’influenza degli agenti tossici sul peggioramento della salute dei campani: tra le sue pagine si può notare come si riporta tra i fattori di rischio accertati o sospetti l’esposizione a inquinanti emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e di combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani”.

“I ripetuti studi epidemiologici sono concordi nell’individuare un’area a cavallo del confine tra le province di Napoli e Caserta in cui si sono riscontrate delle criticità per incidenza, ospedalizzazione, mortalità, relative a tutti i tumori, malattie metaboliche, neurologiche, malformazioni neonatali, come anche sancito ai punti 93, 94, 95 della sentenza della Corte Europea (4^ Sezione) 4 Marzo 2010.”

E’ quanto riporta il breve comunicato della piattaforma Meridonare, sulla quale è possibile inviare donazioni a supporto del Progetto Veritas; “il cui obiettivo – continua la nota – è chiarire l’eventuale esposizione ad inquinanti ambientali, indagata da decenni senza giungere a nessuna evidenza scientifica condivisa.”

La ricerca ha dimostrato, e non recentemente, quanto siano altamente cancerogeni le diossine o i metalli pesanti (soprattutto piombo e cadmio), liberati coi roghi e con gli sversamenti ad opera delle mafie: tramite queste azioni criminali si è verificato il fenomeno del bioaccumulo, ovvero di come queste sostanze abbiano compromesso le matrici ambientali (terra, acqua e aria), entrando nella catena alimentare.

Eppure, come emerge anche dal rapporto dell’ISS, è ancora oggetto di indagine scientifica il tipo di contributo che l’intossicazione da esposizione alle sostanze tossiche porta sulle patologie tumorali e sulle disfunzioni metaboliche.

Anzi, finora l’unica dimostrazione inequivocabile di ciò è sui malati che, a causa della propria professione, sono stati esposti a PCB, metalli pesanti e diossine.

I risultati di questa indagine spingono quindi i cittadini di Terra dei Fuochi a unirsi con la comunità scientifica per il Progetto Veritas: di fronte all’eccessiva lentezza delle istituzioni, verificare fino in fondo se essi non possano essere stati contaminati allo stesso modo di chi è stato esposto professionalmente agli agenti inquinanti.

In fondo, l’aria, la terra e l’acqua delle aree inquinate, in 20 anni di roghi e di scarichi a disprezzo dell’ambiente e della stessa vita, sono sature di quelle sostanze quasi quanto le fabbriche di provenienza.

Questo limbo istituzionale sull’accertamento dell’effettivo nesso di causalità tra inquinamento e tumori ha anche effetti pratici negativi.

Basti pensare a come la Sanità pubblica tenga ancora ferma la soglia di prevenzione a 45 anni, quando aumentano le percentuali di decessi e di ricoveri nella popolazione under-30, che i dati raccolti dalla ricerca evidenziano frequenti nei luoghi ora conosciuti per essere stato teatro di scempio ambientale: è soprattutto in questa fascia di età che le neoplasie hanno un decorso più rapido e aggressivo.

Inoltre bisogna aggiungere che molti sono i cittadini campani non più sottoposti alla “prevenzione secondaria” (come pap test, mammografia, test del sangue nelle feci, ecc.); che, anzi, a volte trascurano a causa degli elevati costi delle cliniche private, alle quali devono fare ricorso in conseguenza dei tagli alle strutture pubbliche.

Il supporto del Progetto Veritas può dunque spingere le istituzioni a ripensare le politiche sanitarie, e a fornire nuovi spunti alla ricerca per lo studio e per la cura dei tumori (i test tossicologici, ad esempio, rivelano la presenza e la quantità di inquinanti nell’organismo).

Il Progetto partirà non appena verrà completata la raccolta fondi, necessaria per pagare le analisi (non essendo coperte dal SSN), che è pero possibile finanziare tramite crowdfunding su Internet: sull’apposita pagina web è possibile accedere allo stato di avanzamento delle coperture finanziarie e ai donatori, con un sistema di controllo semplice e trasparente.

«Per dimostrare – come afferma “Enzo” Tosti nel video di presentazione dell’iniziativa – che dal basso è possibile restituire verità a questa terra

E la Terra dei Fuochi ha bisogno di tornare subito Terra di Lavoro, che tanta prosperità ha portato alle sue genti.

Eduardo Danzet

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