Dopo la Legge sulla Regolamentazione delle unioni civili, le vicissitudini hanno portato ad un confronto sempre più diretto sul tema dei diritti per tutti.

Per avere un’esperienza più diretta di ciò di cui stiamo parlando vi proponiamo l’intervista fatta al presidente dell’associazione Wequal, Stefano Sechi, che ha dato avvio ad una raccolta firme su Change.org (per firmare clicca qui) al fine di promuovere una proposta di legge popolare contro l’omofobia.

Il testo dell’appello lanciato dall’associazione recita: “Il vento del cambiamento soffia sempre più forte. Noi di WEQUAL lo abbiamo respirato a pieni polmoni e siamo pronti a schierarci ancora una volta a difesa dell’amore. Dopo i recenti episodi di omofobia, abbiamo capito che non è più tempo di restare in silenzio e siamo felici di poter dar voce ad un progetto che da tempo ci tiene impegnati. Stanchi di subire violenze e discriminazioni in una società incapace di accettare il ‘diverso’, il nostro è un grido di aiuto rivolto alle istituzioni. Il nostro è un disegno di legge contro l’omofobia e si basa su un’osservazione semplicissima: ciascuno è libero e degno di poter vivere la sua sessualità e, conseguentemente, di amare nel modo più rispondente alla sua più intima percezione di sé”.

Ecco cosa ci ha detto Stefano Sechi a proposito.

La proposta di legge Sechi-Carpenelli ha come obiettivo quello di eliminare i pregiudizi e combattere l’omofobia; ma come è nata questa proposta di Wequal? Qual è stato l’avvenimento che ha portato alla decisione di dover fare qualcosa?

«Quest’ultimo anno ha registrato nuovi casi di omofobia. Aggressioni che però non riguardano solo il Mondo LGBT. Ricordate il ragazzo di Genova aggredito su un bus perché creduto gay? Lui è la dimostrazione che una legge contro l’omofobia riguarda la dignità e la sicurezza di tutti. E’ necessaria, è arrivato il momento. La legge contro l’omofobia non basterebbe, ma sarebbe solo un inizio».

La legge sull’omofobia era già stata presentata al Senato. Tempo fa il leader di SEL, Nichi Vendola, ha spiegato però che questa proposta di legge è ferma in Senato dal 19 settembre 2013. Perché, per una questione così importante, lo Stato non si mette in moto per dare a tutti i diritti che meritano?

«Sicuramente l’ostruzionismo NCD (e non solo) gioca un ruolo importante. Oggi in Italia esiste qualcosa di ancora più deleterio dell’ostruzionismo becero alla dignità di qualsiasi minoranza: la libertà di pensiero. Una libertà di pensiero che giustificherebbe ogni violenza morale, permettendosi di dire quali diritti noi ci meritiamo».

Quanti casi esistono, nel nostro Paese, di violenza causata da omofobia? Le persone che subiscono tali aggressioni denunciano i fatti o per paura di essere giudicati e scoperti tendono a non farlo?

«I casi di omofobia ad oggi sono ancora tantissimi, tantissimi solo quelli denunciati, che secondo dati di Gay Help line, rappresenterebbero solo il 5%. I casi di omofobia restano troppo spesso invisibili agli occhi di tutti. L’umiliazione, la paura sicuramente giocano un ruolo fondamentale».

In Italia, per ragioni culturali e ideologiche radicate nel tempo, c’è un atteggiamento tendenzialmente ostile nei riguardi dell’omosessualità. Si riuscirà mai, un giorno, a interiorizzare e condividere il concetto di amore universale e quindi anche tra persone dello stesso sesso?

«Arriverà il giorno dove tutti noi ci mostreremo nello splendore della nostra diversità, ma quel giorno è ancora lontano, bisogna lavorare. Ci vuole una rivoluzione culturale. Non si comprende che le violenze, in ogni loro forma, sono un’offesa alla libertà di tutti. Arriverà il giorno dove la mia felicità, la nostra felicità, verrà rispettata».

Nicola Capussela

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"Sono pessimista con l'intelligenza, ma ottimista con la volontà." Queste sono le parole di Antonio Gramsci nelle quali mi sento meglio rispecchiato. Nato alla periferia di Foggia, a cavallo tra un'educazione di città e una di paese, ho sempre cercato di differenziarmi dalla massa con qualche spunto, qualche novità, qualcosa che mi desse una caratteristica unica. Non per questo gli occhiali rossi sono il marchio distintivo. (ndr) Con alle spalle una cultura da ragioniere/informatico, con un sogno nel cassetto da giornalista, studio per poter diventare un insegnante di scuola Primaria; con la speranza di non smettere mai di imparare. Ma si sa, chi di speranza vive, disperato muore.

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