Orlando, Rolando, Rollant… tanti nomi per identificare un unico personaggio: il primo grande paladino della storia della letteratura.

Una delle prime attestazioni scritte in cui appare Orlando è la Chanson de Roland, scritta nell’epoca della Prima Crociata (1095). Ma la storia risale a molti anni prima. Orlando è il prode cavaliere dell’esercito di Carlo Magno a cui viene affidata la retroguardia che, a causa di un inganno ordito da Gano, verrà massacrata durante un’imboscata a Roncisvalle, nel 778 circa.

Quella di Roncisvalle rimarrà per sempre, nell’immaginario comune, come una delle più grandi disfatte di sempre: qui, Orlando si rifiuta per orgoglio di suonare l’olifante (il corno che avrebbe richiamato il restante esercito comandato dal re) nonostante la superiorità numerica dell’esercito nemico. Ormai in punto di morte si decide: il re torna indietro e sbaraglia i saraceni, ma per l’eroe nulla più si può fare. Intanto in Francia, in segno di lutto, scoppia una tempesta così violenta che si teme sia arrivata la fine del mondo:

In Francia scoppia una grande tempesta / un uragano c’è di tuono e di vento / di pioggia e di grandine che scende senza fine / c’è il terremoto / tutto ciò accade veramente. / A mezzogiorno vi sono grandi tenebre. / Tutti pensano sia la fine del mondo. / Essi non sanno che questo è il lutto perchè Orlando si spegne.

Senza dubbio è uno dei momenti di maggior pathos del libro, la carica emotiva che questa scena epica si porta dietro e, contemporaneamente, regala al lettore è immensa.

Orlando paladino
Carlo Magno piange sul corpo esanime di Orlando

Il personaggio di Orlando riscosse così tanto successo che moltissimi scrittori ne raccontarono le gesta: nel 1483 viene pubblicato un poema cavalleresco, L’Orlando innamorato, di Matteo Maria Boiardo, incentrato sull’innamoramento del paladino per Angelica. Lei non ha nessuna intenzione di sposarsi e allora fugge in lungo e il largo dai suoi spasimanti: Rinaldo e Orlando, fulminati dalla bellezza della donna, la inseguono ma quando arrivano a una fonte magica succede l’assurdo; Rinaldo beve da un’acqua che gli fa prender in odio Angelica, mentre quest’ultima beve dalla fonte dell’amore che la rende innamorata di Rinaldo. Il triangolo si ribalta: Orlando insegue ancora Angelica che questa volta fa lo stesso con Rinaldo, il quale, invece, non ne vuole sapere nulla della bella dama. Le avventure dell’Orlando innamorato sono raccontate in tre libri ma, come sappiamo, il poema resterà incompleto.

Orlando paladino
L’Orlando innamorato di Boiardo, edito da Rizzoli

« Io, che stimavo di tutto il mondo nulla, / senza arme vinto son da una fanciulla »

Angelica mette in moto tutta la vicenda: una donna forte, indipendente, che non si lascia afferrare. Orlando è imbranato nelle questioni di cuore, così come Rinaldo. Inutilmente i due cercheranno di porre fine alla fuga della nostra eroina. 

Poco più di 30 anni dopo, Ludovico Ariosto decide di concludere la storia del paladino, scrivendo una sorta di “continuazione” dell’opera di Boiardo: L’Orlando Furioso viene pubblicato nel 1513. Non solo l’amore per Angelica, ma anche dure battaglie contro i saraceni e favolose avventure magiche lo attendono. Mentre è alla disperata ricerca dell’amata, Orlando cade nella trappola del mago Atlante, che lo conduce fino al suo palazzo, in cui sono stati attirati anche altri cavalieri attraverso il medesimo inganno. Ognuno vede materializzarsi la propria ossessione, ciò che più desiderano, portandoli quasi alla follia. Ma non è questo che fa impazzire il nostro paladino, sebbene quello del “Palazzo di Atlante” sia uno dei passi più famosi del poema; è un altro il momento in cui Orlando perde il senno: durante la sua fuga, Angelica trova un cavaliere saraceno ferito, Medoro, al quale cura le ferite e, ricambiata, se ne innamora perdutamente tanto da cominciare a incidere i loro nomi su tutti gli alberi e i sassi che incontrano strada facendo. Più tardi, in quei luoghi, capita casualmente Orlando che, leggendo le incisioni, dapprima non vuole crederci che la sua Angelica si sia lasciata amare da un altro, ma poi ingoiata l’amara verità, impazzisce d’amore e comincia a estirpare e distruggere tutta a natura circostante.

Orlando paladino
Medoro e Angelica incidono i loro nomi su un albero

Distrusse lo scritto e la roccia e fece alzare le schegge sino al cielo. / Infelice quella grotta ed ogni albero in cui si legge di Angelica e Medoro! / Orlando non smise di gettare rami, ceppi, tronchi, sassi e zolle nelle belle acque, finché le turbò tutte.

Il protagonista è sconvolto, impazzito, furioso. Allora il paladino Astolfo doma un ippogrifo e va sulla Luna, il luogo in cui si trova il senno perduto di Orlando. Questa scena famosissima sarà ripresa, quasi mezzo secolo dopo, da Italo Calvino che, ne Il castello dei destini incrociati, dedicherà proprio un capitolo al viaggio di Astolfo sulla Luna:

“È in cielo che tu devi salire, Astolfo, su nei campi pallidi della Luna, dove uno sterminato deposito conserva, dentro ampolle messe in fila, le storie che gli uomini non vivono, i pensieri che bussano una volta alla soglia della coscienza e svaniscono per sempre, le particelle del possibile scartate nel gioco delle combinazioni, le soluzioni a cui si potrebbe arrivare e non si arriva..”

Calvino ha dedicato al personaggio di Orlando anche un’altra opera: “L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto raccontato da I.Calvino”.

Maria Pisani