Reggia di Caserta. Otto detenuti della struttura penitenziaria di Carinola al lavoro nell’enorme Parco Reale del Monumento patrimonio Unesco.

L’articolo 27 della nostra Costituzione nel terzo comma sancisce che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Questo principio, enunciato nella legge fondamentale, è presupposto essenziale ed irrinunciabile in termini di funzione della pena. Da sempre la funzione della pena è stata oggetto di riflessioni etico – giuridiche.
Ponendo attenzione però solo sulle teorie elaborate a cavallo tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, che hanno rappresentato le manifestazioni più compiute in relazione ai possibili significati di idea – pena, è possibile citare la teoria della retribuzione di Kant, l’idea di prevenzione generale  di Anselm Feuerbach, il pensiero di  prevenzione speciale di Karl Grolman o ancora la tesi dell’emenda di Karl Krause.

Tutte elaborazioni che, tuttavia, mal si conciliano con il nostro contesto ordinamentale, ispirato ai principi dello stato sociale di diritto, sintesi delle anime liberali e solidaristiche che caratterizzarono la nostra Assemblea Costituente.
In particolare, con riferimento all’art. 27, co. 3, vi è un espresso riferimento alla pena in termini di rieducazione. Il rispetto dell’uomo, anche se abbia commesso un reato, è la premessa fondamentale per il suo recupero sociale. Il telos della risocializzazione, o della non de – socializzazione, deve essere alla base di un diritto penale umano e razionale. Affinché ciò sia possibile e, soprattutto efficace, è ovviamente  richiesta una adesione volontaria e una partecipazione attiva dei soggetti.
Ai fini dell’attuazione della funzione di rieducazione è richiesto che nella fase di esecuzione della pena non via sia spazio alcuno per le intimidazioni, anche perché si andrebbe a violare il principio costituzionale, precettivo, del divieto di trattamenti contrari al senso di umanità.

Il protocollo di intesa siglato dal direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, e dalla direttrice del casa di reclusione di Carinola, Carmela Campi, lo scorso 9 agosto, aveva proprio l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei detenuti, consentendo a quest’ultimi la reintegrazione nel contesto socio – lavorativo, dal momento che hanno avuto la possibilità di imparare lavorando, instaurando ottimi rapporti con i dipendenti della Reggia di Caserta.
Il progetto di pubblica utilità è stato previsto per una durata di sei mesi, ma rinnovabili, coinvolgendo otto detenuti della struttura carceraria, affidando a questi ultimi mansioni di manutenzione, pulizia e bonifica.

Martedì  7 febbraio il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore ha visitato la Reggia di Caserta e ha affermato che “L’esperienza lavorativa fatta dai detenuti del carcere di Carinola alla Reggia di Caserta è stata molto positiva e costituisce un modello che riproporremo anche in altre parti d’Italia”.

Questa è stata la possibilità per abbattere dogmi e pregiudizi e, a tal proposito, la direttrice del casa penitenziaria, Carmela Campi, nel ringraziare sentitamente per l’eccellente lavoro svolto dalla squadra del carcere, dai magistrati del Tribunale di Sorveglianza, e dai dipendenti della Reggia di Caserta ha precisato che “questo lavoro aumenta la sensibilità culturale collettiva, si abbattono pregiudizi e si dà una seconda possibilità. Il progetto alla Reggia di Caserta proseguirà con altri otto detenuti, già pronti a prendere servizio”.

Fonte: Il Mattino

Ilaria Cozzolino