Napoli – Negli ultimi 20 giorni sono 8 i bambini morti a causa dei tumori nelle zone della Terra dei Fuochi. Tutti tra i 7 mesi e gli 11 anni. E, oltre loro, 4 ragazzi al di sotto dei 40 anni. Da novembre una nuova emergenza con picchi di mortalità, pari a quelli degli anni 2012/2013.

Tra i comuni a Nord di Napoli e a Sud di Caserta la situazione non migliora, rimane accesa la modalità “muto” e continua tutto nel silenzio istituzionale e mediatico, come se malattie, morti, roghi, grave inquinamento ambientale e idrico fossero d’improvviso terminate. Ma la situazione non è risolta, è ancora la quotidianità di chi abita le cosiddette zone della Terra dei Fuochi. I terreni e le falde acquifere non sono stati bonificati, piani di prevenzione e assistenza non sono stati avviati, studi approfonditi su ciò che accade ambientalmente nella zona non sono stati fatti.

Infatti per quanto riguarda il piano bonifiche: “Il programma 2007-2013 per la Campania, cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale, prevedeva anche misure di ripristino dei siti contaminati nella regione con uno stanziamento di 140 milioni di euro. Ma a oggi, come denunciato già in passato da attivisti e comitati locali, risultano certificati dall’Ue solo otto milioni, dei quali non è chiara quale sia stata la destinazione finale. Il nuovo piano per il periodo 2014-2020 è ancora in fase di discussione tra le autorità regionali campane e l’Unione europea“.

Terra dei Fuochi
Intanto i roghi continuano, come denunciano gli abitanti delle zone e i comitati di attivisti che cercano di portare all’attenzione istituzionale il pericolo e le condizioni in cui sono costretti a vivere, abbandonati nel “loro” inquinamento. “Poche cose sono cambiate. Nella Terra dei Fuochi i roghi tossici continuano, 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno. Nei Comuni a Nord di Napoli si muore di puzza e devi pregare il signore che quella puzza non ti faccia anche ammalare”, denuncia Marzia Caccioppoli, dell’associazione “Noi Genitori di Tutti”.

“Dobbiamo tenere sotto controllo lo stato di salute dei nostri bambini, studiando insieme terapie chelanti e facendo esami del sangue. Dobbiamo impedire che si continuino ad ammalare e invece tentativi di monitoraggio ci sono solo dal basso”, continua la Caccioppoli, chiedendo alle istituzione l’intervento in una situazione ovviamente non più gestibile solo dai cittadini delle zone della Terra dei Fuochi.

A peggiorare la situazione è la crisi del sistema sanitario nella regione, che in uno scenario di tagli, chiusure di ospedali, pazienti dei pronto soccorso curati a terra, stenta ancor di più ad assicurare il rispetto del diritto di prevenzione e di cura.

Inoltre, nuove informazioni sulla questione arrivano anche dai pentiti, adesso collaboratori di giustizia. Questi, infatti, rivelano che ulteriori sversamenti di rifiuti speciali e altamente pericolosi, arrivati da aziende di tutta la penisola, siano stati fatti anche nel Parco Nazionale del Vesuvio. La zona vesuviana si è così “guadagnata” l’appellativo di Terra dei Fuochi Vesuviana.

E anche qui nascono iniziative di denuncia per richiamare all’ascolto l’attenzione dei piani alti sulla questione e far guardare anche agli sguardi più indifferenti. L’associazione “Giovani per il territorio” racconta il motivo che si cela dietro il servizio fotografico organizzato proprio all’interno del parco. “L’idea di fotografare delle modelle nei pressi di cumuli di rifiuti nasconde anche una vena goliardica e ha come scopo quello di avvicinare la gioventù ai temi che spesso è difficile accettare e su cui a volte si preferisce sorvolare. Utilizzando delle modelle si vuole sottolineare la dicotomia tra la bellezza inestimabile dei nostri paesaggi e lo scempio causato dall’uomo che li sta distruggendo a suon di roghi tossici, interramento e sversamento di rifiuti”, ha spiegato Domenico Sannino, presidente dell’associazione.

E, sempre con lo scopo di sensibilizzare, nasce anche l’iniziativa “Custodiamo la Madre Terra… per essere uomini e donne di vita”: la tre giorni (dal 10 al 12 febbraio a Ercolano) dedicata a salute, ambiente e tutela del territorio.

Lucia Ciruzzi

 

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Lucia Ciruzzi, classe '94. Convinzione cardine della mia vita è che alla base di ogni cosa debba esserci la curiosità, motore di tutto che spinge l'individuo in territori inesplorati e in cui mai si sarebbe immaginato di entrare. Proprio addentrandomi in questi territori nuovi ho scoperto la passione per la giocoleria e il mondo degli artisti di strada; da qui è nato l'hobby delle bolas, con cui ogni giorno mi esercito nel disperato tentativo di imparare qualcosa. La mia ambizione più grande è quella di diventare una giornalista; in particolar modo sogno di girare il mondo, zaino in spalla e all'avventura, e di scrivere di luoghi, culture e popoli. Da questo desiderio, naturalmente, la mia collaborazione al periodico Libero Pensiero, per il quale scrivo nelle sezioni "Napoli e aree locali" e "Cultura".

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