Si avvicina il congresso di Sinistra Italiana, previsto dal 17 al 19 Febbraio a Rimini. Dopo il ritiro di Arturo Scotto (qui l’intervista), rappresentante dell’area più aperta al dialogo con il centrosinistra, Nicola Fratoianni resta l’unico candidato alla segreteria nazionale. Lo abbiamo intervistato, per approfondire la sua proposta politica e capire quali siano le prospettive future del neonato partito.

Onorevole Nicola Fratoianni, dopo il ritiro di Arturo Scotto molti parlano di una frattura profonda. Al di là delle divergenze sulla gestione congressuale, esistono notevoli differenze anche sulla linea politica. Crede che un riavvicinamento sia comunque possibile?

«Mi auguro naturalmente che ci sarà un riavvicinamento. Soprattutto mi auguro che ci sarà uno spazio per discutere assieme, e insieme decidere come affrontare una fase difficile, come quella che abbiamo tutti di fronte. Credo che il luogo principe di questa discussione sia il congresso nazionale di Rimini della prossima settimana, per cui mi auguro che si ritrovino fino in fondo le ragioni per una discussione, un confronto anche tra punti di vista diversi, diverse sfumature, ma dentro uno sforzo di confronto e di ricerca degli elementi che uniscono, prima di quelli che dividono.»

A proposito di questa prima fase, oltre alla vicenda Scotto, ci sono state polemiche per presunte anomalie sui tesseramenti e per la gestione dei congressi territoriali. Sembra che il percorso di Sinistra Italiana sia partito in salita ancor prima di iniziare…

«Credo che il percorso di Sinistra Italiana sia partito con l’entusiasmo di molte migliaia di persone in Italia, di uomini e di donne, giovani e meno giovani, che hanno affrontato la fase costituente e poi i congressi territoriali dello scorso fine settimana. Abbiamo discusso su come organizzare la fase delle assemblee territoriali, abbiamo deciso a maggioranza di far svolgere i congressi territoriali a livello provinciale in tutta Italia, con una sola eccezione che è quella di Firenze, dove i compagni e le compagne hanno all’unanimità deciso un’altra modalità e noi l’abbiamo accolta. Comunque la scelta di tenere l’assemblea territoriale in un unico luogo, quello di provincia, è una scelta che avevamo già intrapreso in altre occasioni. Quando si celebra un congresso fondativo, cioè un congresso che non ha ancora uno statuto, non si è ancora deciso come organizzarsi territorialmente. Quindi, io spero, che anche da questo punto di vista si possa girare pagina e concentrarci sugli elementi di discussione politica.»

Come sono, ad oggi, i rapporti con Possibile, con Luigi De Magistris e con le altre entità della sinistra che hanno espresso il desiderio di costruire insieme un’alternativa?

«Sono rapporti buoni e molto frequenti, come sono quelli con tutti coloro che pongono la necessità di una radicale svolta nel paese. Una svolta dalle politiche che hanno prodotto e accettato la situazione drammatica nella quale ci troviamo. Con loro abbiamo un rapporto continuo, intenso, di reciproco confronto e, ogni volta che è possibile, anche di lavoro comune rispetto a simili obiettivi.»

Si parla molto di una sinistra che torni ad essere tale, che torni a rispondere ai bisogni del mondo reale. Ma vista tutta questa frammentarietà, non teme che non possiate essere pronti per le prossime elezioni?

«È necessario essere innanzi tutto pronti ad immaginare proposte per un paese che vive una difficoltà crescente. Credo che la sinistra esiste se è capace di prendere in mano la bandiera della lotta alla diseguaglianza, alla marginalità, alla disoccupazione, all’esclusione, per un diverso modello di sviluppo che sia basato sulla conversione ecologica dell’economia, cioè per le questioni che hanno a che fare con la vita concreta di milioni di persone in Italia, in Europa e nel mondo. Questa è la vera urgenza che abbiamo prima di qualsiasi altro appuntamento, siano elezioni amministrative, siano elezioni politiche, che naturalmente arriveranno e chiederanno anche su questo piano una risposta. Ma la sinistra torna ad avere una funzione politica e sociale, solo se risulta in grado di riconquistare la società attraverso proposte e una pratica concreta, che la porti al fianco di chi vive in una condizione di maggior difficoltà.»

Uno sguardo alla Francia. Cosa pensa della vittoria di Benoît Hamon alle primarie dei socialisti? Si parla di un profondo rinnovamento interno ai socialisti…

«La vittoria di Benoît Hamon conferma un’analisi e anche forse un’idea, cioè che è finita la stagione della sinistra che fa la destra, ovvero di quella che pensa di affrontare la crisi della globalizzazione con proposte incapaci di cogliere il cuore del problema. Vince con un programma estremamente radicale, che in Italia sarebbe dai più definito estremista. Vince provando ad immaginare una società diversa, una società «desiderabile» come ha detto oggi in un’intervista a La Stampa. Ci vuole una sinistra che abbia il coraggio di immaginare un’alternativa vera a una società ingiusta che costringe troppa parte dell’umanità a vivere in condizioni di non dignità e di non piena cittadinanza.»

Hamon sta cercando di immaginare una società che sia «desiderabile», ma dall’interno del partito socialista. Crede che questo sia riportabile anche ad uno scenario italiano?

«Il tema vero della discussione non è dove lo si fa o con chi lo si fa, ma cosa si propone e per fare che cosa. Hamon è partito da questo, dalle proposte nel merito, e questo credo sia la ragione vera del suo successo, che nessuno considerava possibile.»

Rosa Uliassi

 

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