Dal 10 al 23 febbraio il Teatro Trianon Viviani accoglie nelle sue sale “Una famiglia…quasi perfetta!”, scritto e diretto da Carlo Buccirosso. Si tratta di una commedia dell’Ente teatro cronaca Vesuvioteatro, con Buccirosso, affiancato da Rosalia Porcaro; in scena Gino Monteleone, Davide Marotta, Tilde De Spirito, Peppe Miale, Fiorella Zullo, Giordano Bassetti ed Elvira Zingone.

I temi trattati sono tutti di grande attualità, l’uno miscelato e concatenato all’altro, tenuti insieme dall’ingrediente portante: il riso, l’ilarità e quella leggerezza che è da sempre l’asso nella manica per affrontare bene la vita.

La scena si apre in uno studio legale in cui, l’avvocato Percuoco non dà di sicuro l’impressione di essere una persona affidabile.
Durante il corso dello spettacolo sarà definito come uno “tutto chiacchiere e giurisprudenza”, un uomo colto, che dovrebbe saper gestire un personale e portare la parola della legge, mentre invece ci ricorda quel vaso di terracotta di Don Abbondio, debole e non proprio con un cuor di leone.

Il suo seguito (una segretaria e un neo laureato che sta affrontando con lui il suo tirocinio) è l’emblema del nepotismo. Per l’assunzione più che le abilità, la bravura e le competenze dei ragazzi, l’avvocato sembra invece tener conto di un certo zio assessore e di un nonno importante ed influente sul suo stesso campo. Il risultato è un’ambiente lavorativo intriso di ansia, per una segretaria scorbutica e assenteista e un tirocinante saccente e insubordinato.

Il punto di rottura avverrà quando Salvatore Troianiello, conosciuto come Salvatore il Macellaio, irromperà nello studio dell’avvocato civile Percuoco con la sua seconda moglie, la signora Antonietta Maresca. I due pretendono l’adozione del figlio naturale di Troianiello, avuto con la sua prima moglie prima che la uccidesse e fosse condannato a 24 anni di prigione.

Il 29enne Pinuccio vive ora con una famiglia adottiva, i Terracciano, lui psicologo, uomo colto e raffinato, lei casalinga, il classico stereotipo dell’insoddisfatta donna di casa.

La chiave di volta dell’intera commedia è il disordine legislativo italiano, che non riesce a tutelare i suoi cittadini, accomunato spesso e purtroppo alla corruzione, alla debolezza dell’animo umano che si piega troppo facilmente davanti ad un’esosa quantità di denaro.

La famiglia parallela a quella dei Troianiello, che dovrebbe in qualche modo incarnare la stabilità e la sicurezza di un sereno nucleo domestico, lascia trapelare degli errori e dei disagi che lo spettatore può interpretare come gravi e a tratti quasi iperbolici. La casa perfetta, sempre ben pulita ed ordinata, diventa emblema di una campana di vetro in cui i due coniugi hanno cresciuto il loro figlioletto, impreparato al mondo al di fuori e viziatissimo delle coccole materne. “Per una volta che posso pensare come un adulto mi mandate a letto!” ripete il ragazzo a due genitori che vivono immersi nelle preoccupazioni.

Nel corso della vicenda un’altra importante tematica affrontata è quella della diversità, con annesso: la difficoltà di essere accettato, le mille peripezie per riuscire a trovare un lavoro, per essere guardato come una persona normale, capace di badare a se stesso.

Come da tradizione la commedia italiana non può che avere un dolce finale, non solo per il susseguirsi di eventi finalmente positivi, ma anche per la ripresa di un tema a tutti caro e ben accetto: l’amore paterno. “Chi esce da galera, sia se abbia torto o ragione, si è mangiato tutta la sua dignità [..] Se una volta fuori non ha neanche una famiglia, non ha niente” recita Buccirosso.

Alessia Sicuro

 

 

 

 

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.