A Roma la progettazione dello stadio continua a infiammare il Campidoglio. Ultimo capitolo di una convulsa storia, i dettagli del progetto del Tor di Valle city sport non sono ancora stati chiariti e per questo bisognerà aspettare il 3 marzo, quando ci sarà la Conferenza dei Servizi.

Il piano di lavoro per Tor di Valle, come noto, non riguarda solo lo stadio della Roma, ma una superficie di parecchi ettari nella zona in cui sorge l’attuale Ippodromo, a sud ovest della capitale.

Dal sito ufficiale della AS Roma si apprende che la selezione di Tor di Valle tra gli 80 siti analizzati risale al dicembre 2012, e nel progetto attuale lo Stadio avrà una capienza di 52.500 posti e sarà accompagnato da altre strutture: sul lato ovest sorgerà il Roma Village, punto di riferimento per i tifosi in occasione delle partite e centro congressi per aziende e multinazionali, che qui potranno organizzare molteplici eventi; nella zona alta, invece, sorgerà un centro sportivo corredato di diversi campi di allenamento e di tutto ciò che ne consegue, spogliatoi e strutture per la riabilitazione, utilizzabili dalla prima squadra e dallo staff medico e tecnico. Altro interessante elemento riguarda lo spazio definito Convivium, che non può che rimandare allo svago dei visitatori, infatti questi ultimi potranno trascorrere del tempo all’interno di caffè, ristoranti e godere degli eventi organizzati nelle tre piazze edificate in tale settore.

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Si contano 89 ettari di verde all’interno del sito, tra cui un parco di sette ettari, che costituirà un anfiteatro al servizio di eventuali concerti e, ancora, delle esigenze di ricreazione dei visitatori. Per facilitare l’accessibilità allo stadio sono inoltre previste delle operazioni di potenziamento della viabilità, tra cui spicca il progetto – previa approvazione della Regione – di una nuova stazione della metropolitana. Ovviamente tale colosso dell’edilizia costituirà una fonte di occupazione per i cittadini romani in ambito aziendale, ma anche nel campo dei lavori di costruzione e dei servizi.

Costo previsto: due miliardi di euro, di cui circa 400 milioni per lo stadio; tutto a carico dei proponenti.

Questo il progetto esposto lo scorso 2 febbraio al Comune, su cui il sindaco Virginia Raggi ha chiesto la proroga di un mese.

Diverse sono le falle individuate, tra cui una «incongruenza nei valori della superficie utile lorda rispetto alla tavola di zonizzazione».

Sono parole dell’oramai ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, che ha osteggiato strenuamente la messa in atto del progetto in toto, mentre riteneva possibile accordare il permesso a edificare lo stadio e il parco fluviale, escludendo quindi il Business Park, con le sue imponenti torri, e il Convivium, in quanto «non coerenti con le direttive del piano regolatore».

Le resistenze dell’urbanista si legano a preoccupazioni ambientali, a quel milione di metri cubi di cui lo stadio occuperebbe solo il 18%. L’opposizione è giunta anche dal Dipartimento della Pianificazione Ambientale, della Tutela Ambientale, della Viabilità e dello Sviluppo, ma i vertici del M5S sembrano intenzionati ad appoggiare un progetto modificato nei punti critici messi in luce: problemi idrogeologici, nonché di viabilità e di sicurezza.

Lo stadio sarà della Stadio Tdv srl – una società di proprietà di Luca Parnasi, possessore dei terreni, e di James Pallotta, presidente della squadra di serie A – e sarà poi affittato dalla AS Roma.

Il sindaco, come altri esponenti del Movimento, tra cui il vicepresidente della Camera dei Deputati Luigi di Maio e il deputato Alessandro Di Battista, ha più volte dichiarato la volontà di realizzare l’impresa «nel rispetto delle regole», e sembra che dopo l’incontro di ieri con i rappresentanti del club giallorosso e della società Eurnova del costruttore Luca Parnasi si sia sempre più vicini a chiudere positivamente le trattative.

Stando alle notizie emerse da tale incontro, i tagli alle cubature riguarderanno solo il 20% e a ciò si assoceranno più accurate certificazioni in materia di bioedilizia. Non resta che attendere la Conferenza dei Servizi, da cui ci si aspetta una fumata bianca, soprattutto a seguito delle dimissioni «irrevocabili» di Berdini, che non ha sentito la volontà, da parte della giunta, di ridimensionare il progetto urbanistico da lui definito «uno scempiocostruito in un deserto».

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Tutto ciò fa seguito alla chiacchierata questione – pubblicata a mo’ di romanzo d’appendice da La Stampa – riguardante le dichiarazioni fatte dall’allora assessore Berdini al giornalista Mattia Feltri. Di ciò resta un elemento di cui dar conto: le endemiche tensioni nella giunta romana, che non veicolano mai l’immagine di una serena e compatta comunità governativa, ma sempre più sembrano lacerarla dall’interno. La delega dell’Urbanistica pare possa ricadere su un docente universitario romano, mentre non si sa ancora nulla di quella ai Lavori Pubblici, anch’essa ricoperta finora da Berdini.

È lecito chiedersi se una giunta con contrasti e diaspore come quelli che hanno caratterizzato i 5S riesca a essere compattamente protesa e celere ad attuare i progetti che si propone, e se – riguardo allo stadio – riuscirà a superare l’insidia dei «blocchi di potere che da sempre difendono la speculazione fondiaria e finanziaria a scapito dei diritti dei cittadini», in nome di quella legalità che il Movimento sfoggia a vessillo.

Paola Guadagno