Ad oggi le statistiche OMS riguardanti le DSA (Disturbi dello Spettro Autistico) rivelano numeri notevoli con un bambino su 160 affetto da autismo.

Quello dell’autismo è un campo su cui la ricerca è particolarmente concentrata, nonché costretta a convivere con una lunga serie di teorie strampalate ed allarmistiche che finiscono per creare confusione e sviare l’attenzione dalla reale problematica.

Ma al tempo stesso i progressi nel trattamento e nell’individuazione di questa particolare patologia sono notevoli e oggi permettono un sensibile miglioramento della qualità della vita dei soggetti affetti.

L’attenzione degli studi clinici tuttavia è particolarmente direzionata sulle problematiche comportamentali del paziente affetto da autismo essendo ancora le origini della malattia poco chiare.

Terapie innovative e approcci sicuramente diversi rispetto al passato permettono oggi a questo tipo di pazienti di avere una qualità della vita decisamente migliore rispetto a venti o trenta anni fa.

Ed è proprio in questo settore terapeutico che uno studio condotto presso il Caltech (California Institute of Technology) rivela un interessante connubio tra l’equilibrio della flora intestinale e le condizioni dei soggetti affetti da autismo.

La ricerca parte dal fatto che l’ambiente nuerologico e quello intestinale sono strettamente legati, col primo che facilmente produce effetti sul secondo.

E’ risaputo il fatto, ad esempio, che situazioni di stress e disagio psichico producono effetti deleteri sull’apparato gastrointestinale, in particolar modo sulla composizione della flora batterica.

Lo studio agisce, in maniera diversificata ovviamente, sia sul modello umano che su quello animale. Gli scienziati infatti hanno osservato che molto spesso i bambini affetti da autismo presentano notevoli squilibri della flora intestinale.

I dati a riguardo sono importanti in quanto, come osservato dal team di ricerca, quasi il 90% dei soggetti osservati soffre regolarmente di problemi gastrointestinali tipici di una flora batterica alterata.

Al contempo si sono sperimentate terapie riabilitanti del microbia su topi con sintomatologie comportamentali associabili all’autismo ottenendo risultati a dir poco incoraggianti.

Gli scienziati azzardano addirittura l’ipotesi che le condizioni croniche del tratto intestinale non solo siano tipiche dei pazienti con autismo, ma addirittura possano rappresentare uno dei fattori che scatenano la malattia.

E’ chiaro che risultati più attendibili necessitino di un lungo ciclo di sperimentazioni e osservazioni, ma oggi sappiamo che molte proteine sintetizzate dai batteri presenti nell’intestino permeano lo stesso producendo effetti su tutto l’organismo, cervello compreso, e tra di esse potrebbero celarsi quelle che scatenano la malattia o ci proteggono da essa.

Potremmo cambiare nuovamente punto di vista sulla questione autismo, concentrandoci su questa nuova scoperta ma, come in fondo suggerisce l’intera comunità scientifica, sconfiggere l’autismo sarà un percorso lungo e difficile che necessariamente dovrà tenere conto di tutti i progressi fatti.

Quei “ragazzi invisibili”, come spesso finisce per essere considerato chi soffre d’autismo, rappresentano, ahimè, una delle sfide più grandi della medicina moderna.

Mauro Presciutti

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