«Il più grande rientro forzato in massa del mondo di rifugiati degli ultimi anni».

È così che viene classificato il dramma che sta avvenendo in Pakistan da luglio 2016. Le autorità pakistane attraverso azioni militari (e non) stanno spingendo quasi 600.000 rifugiati afghani fuori dai confini dello Stato.

A denunciare tutto ciò è stato Human Rights Watch (HRW), che ha stilato un rapporto di 76 pagine dove, oltre a evidenziare i documenti sugli abusi subiti dal popolo afghano, è presente anche una denuncia nei confronti dell’ONU; rea, attraverso l’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati (UNHCR) di sostenere questa emigrazione forzata. Ciò ha quindi evidenziato una mancata capacità da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite di svolgere adeguatamente il proprio ruolo, facendo pressioni sul Pakistan nel porre fine agli abusi, trattenere e proteggere tutti i rifugiati presenti.

C’è inoltre da specificare che attualmente in Afghanistan è presente uno scenario di guerra. Come riporta HRW, attorno a queste persone aleggia lo spettro di un’espulsione nei periodi invernali, sostenuta da continui abusi e da incursioni da parte della polizia all’interno delle abitazioni; una situazione talmente estenuante da far pensare che l’unica soluzione possibile fosse la fuga.

Un ragazzo afghano, tornato a Kabul con la moglie e i due figli, ha detto a HRW: «Nel mese di luglio, 11 soldati e poliziotti sono venuti a casa nostra alle 3:00 AM. Sono entrati senza chiedere e hanno buttato tutte le nostre cose sul pavimento. Hanno chiesto di vedere i nostri documenti da rifugiati e hanno detto che erano scaduti. Poi hanno rubato tutti i nostri soldi e ci ha detto di lasciare il Pakistan».

La mossa dell’UNHCR di aumentare la quota di denaro distribuito per sostenere i rifugiati afghani ha in parte portato i suoi frutti; infatti ciò è stato utile nel convincere la gente a fuggire dal Pakistan, anche se non avevano una casa in cui tornare. Nei primi di novembre l’UNHCR ha specificato che sarebbe finito il sostegno in denaro per i rimpatriati di metà dicembre, a causa della diminuzione del numero dei sostenitori finanziari, ma prevede di riprendere il sostegno in denaro dal 1° marzo 2017. Inoltre i rifugiati hanno specificato che si sentivano minacciati dalla improvvisa comparsa di ostilità anti-afghana in Pakistan.

La situazione non sembra però calmarsi. Il Pakistan annuncia che gli afghani devono in ogni caso lasciare il paese entro il 31 dicembre 2017; si ripresenta quindi, ancora una volta, l’incubo di una espulsione nel periodo invernale.

Il 27 gennaio, l’UNHCR ha contattato HRW, spiegando che per quanto riguarda i fattori di spinta che influenzano il rimpatrio dal Pakistan condivide pienamente le preoccupazioni generali, ma aggiunge che l’aumento della sovvenzione diretta in denaro costituiva la promozione di ritorno, e che l’UNHCR fornisce assistenza totale ai rifugiati che decidono di tornare. Il ricercatore per il programma Rifugiati di HRW, Gerry Simpson, ha però spiegato: «Se l’UNHCR ritiene che dare denaro per rifugiati sia il modo migliore per aiutarli a sopravvivere in Afghanistan, si dovrebbe perlomeno mettere in chiaro che non considera il fatto che il loro ritorno sia volontario o no».

Nel frattempo, di fronte a quasi 350.000 richiedenti asilo afghani, gli stati membri dell’Unione Europea hanno sempre respinto le domande di asilo. Nel mese di ottobre, l’UE ha cercato di fare pressione alle autorità afghane ad accettare un aumento di richiedenti asilo.

Secondo Gerry Simpson: «Una delle nazioni più povere della Terra ora ha a che fare con le conseguenze del tragico rientro di massa dei profughi del Pakistan» – e aggiunge «Questo non è il momento per alcune delle nazioni più ricche del mondo per aggiungere benzina sul fuoco».

Nicola Capussela

1 COMMENTO

  1. […] Nei nostri articoli parliamo spesso e quasi esclusivamente di Mediterraneo come se fosse il centro  del pianeta anche per quanto riguarda le vicende attinenti ai rifugiati e ai richiedenti asilo. In attesa di contributi che provengono direttamente  da coloro che in prima persona sono impegnati dall’altra parte del pianeta, proponiamo alcune riflessioni a partire da suggerimenti che ci sono stati offerti e di cui ringraziamo le persone a noi vicine. E per questo proviamo a parlare della difficile situazione al confine  fra Pakistan e Afghanistan […]

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