L’11 e il 12 febbraio si è svolto il secondo congresso (“Asamblea Ciudadana”) di Podemos, il partito spagnolo della sinistra “anti-establishment”. Pablo Iglesias è stato confermato segretario del partito a larghissima maggioranza (89%). Anche il documento politico del leader ha trionfato (56%) contro quello del suo “numero due”, Íñigo Errejón (33,7%), e quello degli anticapitalisti (9%).

I media spagnoli hanno parlato per mesi di una vera e propria frattura all’interno di Podemos, tra una sinistra, di Pablo Iglesias, e una destra del partito, di Íñigo Errejón. In realtà, Errejón non ha sfidato la leadership di Pablo Iglesias – non essendosi candidato alla guida della formazione – ma ha tentato di influenzare la linea politica contrapponendo un documento alternativo. Pablo Iglesias aveva, però, dichiarato che in caso di sconfitta del suo documento politico si sarebbe dimesso dal ruolo di segretario.

Il dibattito si è svolto intorno ai concetti di “radicalità” e “trasversalità”. Il documento di Pablo Iglesias, infatti, propone un ritorno di Podemos nella società spagnola, nei momenti di conflitto, nelle lotte sociali, costruendo forme di mutualismo («Abbiamo un piede in Parlamento, ne dobbiamo avere un migliaio nella società»).

Podemos, infatti, è nato nel 2014 e, in pochissimo tempo, è riuscito a creare una nutrita base di sostenitori (450000 iscritti ad oggi) e ad entrare nelle istituzioni, prima europee (2014), poi territoriali (2015) e poi nazionali (2016). Nell’ultimo periodo il dibattito interno al partito si era dunque spostato su questioni “istituzionali” – eventuale costruzione del governo di sinistra con i socialisti, poi sfumata con il sostegno che questi ultimi hanno assicurato al centrodestra.

La linea di Pablo Iglesias è, dunque, quella di un ritorno alle origini “movimentiste” di Podemos e, al tempo stesso, il mantenimento dell’alleanza con la sinistra radicale “classica”, ovvero Izquierda Unida. Podemos ha, infatti, avuto il merito di incanalare la rabbia popolare in modo trasversale, similmente all’italiano MoVimento 5 Stelle, ma, fin dalla collocazione dei suoi europarlamentari nel GUE/NGL, ha scelto la via di un “populismo di sinistra” per proporre soluzioni chiare alla crisi spagnola. Ai media che hanno parlato di “radicalizzazione” della formazione, Pablo Iglesias ha risposto «la parola “radicale” mi piace», aggiungendo che «continueremo a fare quello che abbiamo fatto e ora in maniera molto più chiara e migliore», chiarendo che l’ispirazione di sinistra è presente nel movimento fin dall’inizio, dato che i fondatori, in particolar modo Pablo Iglesias, hanno una formazione marxista-gramsciana. Questa linea impone una politica di totale alternatività e contrasto nei confronti dei partiti ritenuti parte del sistema, come il PSOE e il Partido Popular: «Se ci definiscono radicali vuol dire che stiamo facendo bene!».

Il documento di Íñigo Errejón, invece, puntava ad una maggior trasversalità e istituzionalità di Podemos. Oltre a criticare la scelta dell’alleanza “organica” con la sinistra di Izquierda Unida – scelta che identificherebbe Podemos nell’opinione pubblica come partito di sinistra “classica” –, Errejón propone di mantenere una linea più aperta e dialogante anche con le altre forze parlamentari, in particolare con il PSOE, che al momento, però, sostiene il governo dei Popolari. Secondo Errejón, infatti, la linea di Pablo Iglesias rischierebbe di allontanare il consenso dei cittadini che si rivolgono agli altri partiti tradizionali, impedendo a Podemos di crescere trasversalmente. In realtà, anche Pablo Iglesias ha parlato della possibilità di dialogo con i socialisti nel futuro, definendo, però, deplorevole la loro alleanza con i Popolari.

Il congresso si è chiuso con la richiesta di “unità” da parte dei militanti e la risposta “unità e umiltà” di Pablo Iglesias che ha chiarito che Errejón continuerà ad avere un ruolo di rilievo nel partito e lo stesso vale per gli anticapitalisti che, per la prima volta, hanno ottenuto 2 membri nella direzione. «Grazie per ricordarci che per essere utili dobbiamo essere umili. Avete votato un Podemos plurale, più femminile, fraterno e unito», ha detto Pablo Iglesias in conclusione.

Podemos, dunque, procederà nei prossimi mesi sulla linea tracciata da Pablo Iglesias in un’alleanza di sinistra con Izquierda Unida, basata su una radicale alternatività all’attuale governo PP-PSOE e di ripresa del radicamento nella società spagnola. Un’eventuale crescita ulteriore di Unidos Podemos – la coalizione che tiene insieme Podemos, Izquierda Unida, Equo e vari movimenti territoriali – ripresenterà sicuramente la questione del governo e, dunque, del rapporto con il PSOE.

Dopo la neutralizzazione interna del leader socialista Pedro Sanchez, contrario ad un’alleanza con il centrodestra dei Popolari, il PSOE si è, però, spostato su posizioni ancor più centriste, che rendono alquanto improbabile un dialogo con Unidos Podemos, a meno di una svolta a sinistra del PSOE alla quale sta già lavorando l’ex leader Sanchez, in vista del congresso di giugno. Un ritorno del PSOE a sinistra porterebbe probabilmente alla fine dell’attuale governo Rajoy, che ne perderebbe il sostegno, e, quindi, a nuove elezioni.

Solo in uno scenario del genere sarebbe ipotizzabile un dialogo tra Unidos Podemos e i socialisti. Fondamentale è anche verificare quanto sia plausibile il sorpasso di UP sul PSOE, situazione che la sinistra spagnola auspica per poter dettare le regole dell’eventuale collaborazione tra i due partiti.

Pietro Marino