Privilegio di uno studioso è la capacità di ricavare materiale utile anche da terribili catastrofi naturali. Era il 24 agosto del 79 d.C. quando: “Una nube nera e terribile, squarciata da guizzi serpeggianti di fuoco, si apriva in vasti bagliori di incendio: erano essi simili a folgori, ma ancora più estesi”. Già Plinio il Giovane studiò la tremenda eruzione del Vesuvio che rase al suolo Pompei. Egli salpò con la flotta romana al fianco dello zio, per poter studiare approfonditamente il fenomeno.

Nel corso della storia, molti altri zelanti studiosi si sono dedicati a questo avvenimento. È il caso di Anima di Napoli, che ci porterà il 5 marzo alla scoperta di uno dei siti più importanti del panorama artistico mondiale. Infatti, a detta di Plinio, sembra che Pompei, fosse tra le città più densamente popolate dell’impero romano. Ciò era dovuto alla miracolosa fertilità di quelle zone.

« Crederanno le generazioni a venire […] che sotto i loro piedi sono città e popolazioni, e che le campagne degli avi s’inabissarono? ». Stazio, che scriveva così nelle Silvae, sarà contento di constatare che ci crediamo. Il 5 marzo, dalle 11.00 alle 13.00, potremo vivere un mondo all’apparenza remoto, ma quanto mai attuale.

I fulcri dell’antica Pompei erano il foro, attorno al quale erano presenti gli edifici principali, e l’ Anfiteatro. La Palestra Sannitica, polo importante per la preparazione militare, e i numerosi templi completavano la ricca urbanistica. Quest’ultima offriva anche spunti di svago con la presenza di numerosi complessi romani. Si tratta dell’ennesima dimostrazione della mentalità che contraddistinse i romani e che influenzò i popoli a venire. “Unire l’utile al dilettevole” rappresenta ancora oggi un cardine fondamentale della filosofia occidentale.

Un enorme panorama di verità e leggende si staglia intorno a quella tragica eruzione e alle sue vittime. Basti pensare che già ai tempi dei romani, queste genti si dedicavano alla produzione di pilastri dell’economia italiana odierna. Si narra, infatti, che i vigneti dai quali si ricava il prelibato “Villa dei misteri”, fossero stati piantati da Plinio il Vecchio. Vini, frutta, verdure e cereali affollavano la famosa Via dell’Abbondanza, fulcro commerciale della Pompei dell’epoca.

A questo mondo meraviglioso, il Vesuvio dedicò una fine lenta e dolorosa. A differenza di Ercolano e Stabia, travolte da un torrente di fango, gli abitanti di Pompei morirono a causa delle esalazioni tossiche. Plinio il Giovane afferma che proprio questa sarà la causa della morte dello zio. Tocca ad Anima di Napoli smascherare gli affascinanti segreti di questo mondo un tempo sepolto sotto la cenere.

Corrado Imbriani