A Piacenza anziani e bambini sorridono, giocano e si ascoltano a vicenda allo scopo di “diventare grandi” insieme. Nasce da un’idea di Unicoop – la operativa sociale che opera nella città emiliana e nella sua provincia dal 1986 – uno spazio di condivisione tra chi muove i primi passi nel mondo e chi di strada ne ha già fatta tanta.

L’ Unicoop vanta la presenza di centinaia di operatori con diverse specializzazioni: infermieri, fisioterapisti, assistenti sociali, educatori ed animatori; impegnati in attività di assistenza socio-educativa. Il progetto più brillante e lungimirante, però, riguarda il Centro intergenerazionale che nasce dall’unione tra un centro diurno per anziani e un nido d’infanzia.

Vengono utilizzati alcuni spazi della Casa di riposo per anziani per molteplici attività che impegnano fianco a fianco gli ospiti e i bimbi del Nido.

Unicoop, anziani

Convivono così circa 80 anziani e 40 bambini, dai tre mesi ai tre anni, felici di trascorrere insieme il loro tempo.

Il giovedì si leggono favole e, accompagnati dalle educatrici, i bimbi imparano ascoltando la voce degli ospiti della Casa di riposo, e sempre con loro negli altri giorni dipingono, cucinano, preparano dolci e diventano complici, instaurando un legame profondo, prezioso proprio perché nasce dall’unione tra l’alba della vita, quando si vuol apprendere tutto per la curiosità trainante, ed il suo tramonto, quando si ha voglia di lasciare la propria eredità umana.

 “Pensare azioni intergenerazionali è valorizzare la vita concepita come arco, continuum esistenziale in cui ogni frammento di vita è concepito in divenire e assume un valore intrinsecamente legato ai momenti che lo hanno preceduto come a quelli che lo seguiranno”, leggiamo nella pagina dell’Unicoop dedicata a tale progetto, ed apprendiamo che esso nel 2010 ha ottenuto la menzione speciale “Premio Amico della Famiglia” dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e fa parte del progetto bandiera del Piano Strategico per Piacenza VISION 2020.

 Le storie che risuonano tra le mura che ospitano il progetto non sono solo quelle dei libri letti, ma anche quelle vissute dagli ospiti anziani, nonni prudenti che trasmettono dolcezza e saggezza a quelli che diventano, giorno dopo giorno, tanti nuovi nipotini. Viceversa i bimbi trasmettono loro allegria, fantasia, affetto, e al contempo imparano a non avere paura della lentezza ingombrante della vecchiaia, entrano in contatto con le rughe e la decadenza, apprendendo che tanta gioia può scaturire da un’età verso la quale spesso c’è diffidenza o, ancor peggio, allontanamento.

Si tratta di un esperimento paragonabile a quello francese di Saint Maur – dove nella Casa di riposo Residence de l’Abbaye è stato inserito un Asilo nido – o di Seattle, con la Providence Mount St. Vincent, una scuola materna aperta nel 2011 all’interno di una Casa di riposo, così da coinvolgere anziani e bambini in attività comuni quali la danza, l’arte e la lettura.

Ricordiamo, inoltre, che dal 2012 è stato avviato il Progetto Toy, dove l’acronimo sta per  Together Old and Young (Anziani e Giovani Insieme), proseguito nel 2016 con il Toy Plus, che svilupperà e diffonderà sul territorio europeo un curriculum per l’apprendimento intergenerazionale. I partecipanti al progetto – provenienti da Italia, Spagna, Irlanda, Regno Unito e Slovenia – potranno così sviluppare competenze avanzate per realizzare attività intergenerazionali di qualità, che coinvolgano adulti over 65 e bambini fino ai 10 anni.

Il progetto Toy, che ha già prodotto azioni pilota importanti in Italia (a Lecco, Paderno d’Adda, Roma e Orvinio), unito al felicissimo esempio piacentino dell’ Unicoop, non fa che stimolare l’intensificarsi di un impegno comunitario più forte per la creazione di luoghi in cui le diverse epoche possano abbracciarsi.

Paola Guadagno