Come vi sentireste se, dopo aver subito insulti razzisti per tutta una partita di calcio, il vostro allenatore chiedesse una punizione nei vostri confronti, perchè rei di aver reagito contro tali offese? Provereste lo stesso sconforto di Everton Luiz, calciatore brasiliano del Partizan Belgrado, che, dopo aver reagito agli insulti a sfondo razziale della tifoseria locale, durante il derby di campionato in Serbia fra Rad-Partizan, ha ricevuto pesanti  critiche anche dal suo allenatore, Marko Nikolic.

“Everton non avrebbe dovuto reagire, ma qualcosa ha fatto, giusto? Entrambi i protagonisti della vicenda devono essere puniti”

Questo il commento shock del tecnico, riportato anche dal Corriere dello Sport.it,  dove si paragona inspiegabilmente la reazione del proprio calciatore all’ ingiuria commessa dalla curva del Rad, settore dello stadio dove peraltro non è difficile vedere l’esposizione di simboli di estrema destra. Proprio Nikolic è in possesso di un precedente negativo: infatti, come ricorda il Mundo Deportivo, ai tempi dell’Olimpia Lubiana, quando allenava la formazione slovena, definì un suo giocatore “negro idiota”.

Le parole dell’allenatore, pertanto, sono riferite al gesto commesso da Everton verso il settore dello stadio dalla quale provenivano gli insulti. Infatti il centrocampista bianconero, in Serbia dal gennaio 2016, stanco dei buu razzisti si è avvicinato alla curva e ha mostrato il dito medio. Atto questo che ha scatenato la reazione dei calciatori del Rad sfociata in un parapiglia fra le due formazioni. Il brasiliano, confortato dai compagni, è uscito poi dal terreno di gioco in lacrime, esternando tutta la sua amarezza e delusione anche per il comportamento dei calciatori avversari che non hanno fatto altro che assecondare i loro tifosi. Intanto la Federcalcio serba vuole vederci chiaro, aprendo un’inchesta su quanto accaduto.

Everton
Kevin Prince Boateng che abbandona il campo dopo gli insulti razzisti (fonte milanorossonera.it)

IN ITALIA – Come in Serbia anche il nostro Paese non è stato esente da episodi a sfondo razzista. Sono ancora vive nella nostra mente le immagini del pallone scaraventato da Kevin Prince Boateng in tribuna in direzione dei tifosi della Pro Patria, nel match amichevole fra la squadra varesotta e il Milan, oppure la minaccia di abbandonare il campo da parte di Zoro, calciatore del Messina, in una gara contro l’Inter in serie A nel 2005. Bersaglio di insulti sono stati anche Eto’o e, più recentemente, Koulibaly, a testimonianza del riproporsi nel tempo di questa vergognosa usanza da parte di alcuni tifosi, appartenenti alle frange politiche più estreme.

Ivan D’Ercole