Si sono concluse ieri le ultime partite del ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League tra le quali la Roma è uscita sconfitta in casa dal Villareal per 1-0 riuscendo, però, a passare comunque il turno in virtù del 4-0 rifilato al sottomarino giallo all’andata. La Fiorentina invece, in vantaggio per 2-0 nel primo tempo, si è fatta rimontare di 4 gol dal ‘Gladbach perdendo l’accesso agli ottavi.

Dopo questo primo giro di partite ad eliminazione diretta l’Italia esce di sicuro ulteriormente ridimensionata, nel numero delle partecipanti e nella mentalità. Non si parla tanto della Roma che, in virtù del 4-0 maturato nella partita d’andata al Madrigal, è scesa in campo, all’Olimpico, con un piglio diverso, meno battagliero, rischiando senza dubbio di permettere la clamorosissima rimonta agli uomini di Escriba (sventata solo da un monumentale Allison).

Si parla più che altro di una Fiorentina che di diventare matura in Europa non ne vuole proprio sapere. Un’eventuale qualificazione contro un avversario temibile come il Moenchengladbach sarebbe potuta essere la svolta definitiva di una stagione fin qui anonima, un pendolo che oscilla instancabilmente tra prestazioni di altissima qualità e prove di eccessiva immaturità sul piano tattico. La colpa è da attribuire sia ad una mentalità, tipicamente italiana, scarsamente votata agli impegni europei, sia ad un allenatore, Paulo Sousa, che, dopo le scelte tattiche effettuate nelle ultime uscite della Viola, non può che trovarsi sul banco degli imputati. Formazioni azzardate, arronzate, giocatori fuori ruolo e sostituzioni al limite della follia sono solo alcuni dei danni che il portoghese ex Juve ha arrecato alla squadra dei Della Valle. Errare è umano, perseverare è diabolico, e se la fortuna è stata eccellente compagna di viaggio nella trasferta tedesca della scorsa settimana, allo stadio Franchi invece, nel secondo tempo, è stato pagato il conto amaro della gestione scellerata di una partita che, con un parziale tra andata e ritorno di 3-0, era in totale controllo. Catenaccio ferreo, insomma. Lo stesso con cui l’Italia è diventata calcisticamente grande in Europa e nel Mondo. L’unica nota positiva è che Federico Bernardeschi è finalmente germogliato: dopo la splendida punizione di Giovedì scorso, ieri si è riproposto con un’ottima prestazione condita dall’assist per Kalinic per il primo gol della serata. Il Berna, come viene amichevolmente chiamato nella terra del Chianti, è diventato grande: sarà contento Ventura per la sua Italia, da troppo tempo orfana di un vero numero 10. Lo saranno un po’ meno i dirigenti della Fiorentina per i quali sarà sempre più difficile riuscire a trattenerlo tra i Gigliati.

L’Europa League 2017, però, ha regalato anche tante sorprese. Fuori, per mano del Gent, il Tottenham, altra squadra eternamente acerba in Europa, Bilbao, Zenit (che ha reso vana allo scadere la rimonta di 3 gol sull’Anderlecht, vincitore per 2-0 nella partita di andata) e Shakhtar, eliminato dopo i supplementari dal Celta Vigo.

Alle 13 le urne dei sorteggi hanno decretato gli accoppiamenti per gli ottavi di finale:

Lione-ROMA

Celta Vigo-Krasnodar

Apoel Nicosia-Anderlecht

Rostov-Manchester United

Olympiacos-Besiktas

Gent-Genk

Schalke 04-Borussia Moenchengladbach

Copenaghen-Ajax

Vincenzo Marotta

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