Gli animali sono un elemento importante e ricorrente nei modi di dire in tante lingue. Se è vero che questi modi di dire (o “espressioni idiomatiche”) variano da una cultura all’altra, in alcuni casi può sorprendere scoprire quante somiglianze ci siano in lingue anche molto diverse.

Animali da biblioteca

Se, come mostra questa mappa, l’Europa sembra essere divisa tra nazioni che dicono “tè” e popoli che dicono “chaj” (con l’eccezione di polacchi, bielorussi, lituani e casciubi che propendono per varianti della parola “herbata”), lo stesso fenomeno avviene per riferirsi a ciò che in Italia chiamiamo “topo di biblioteca”. Le lingue romanze come l’italiano traducono tutte più o meno lo stesso concetto. I francesi dicono rat de bibliothèque, gli spagnoli ratón de biblioteca, i portoghesi, rato de biblioteca, i rumeni șoarece de bibliotecă.

Le lingue non romanze, invece, identificano generalmente i bibliofili con insetti. Siano questi “larve”, “farfalline” o “tarme da libro”, il riferimento è sempre ad animali il cui principale nutrimento è la carta. Abbiamo così, per rimanere nell’ambito delle lingue germaniche, l’inglese bookworm, l’olandese boekenwurm e il tedesco Bücherwurm, che ha dato anche il titolo a questo dipinto di Carl Spitzweg.

In Turchia un’avido lettore è un “kitap kurdu”, letteralmente una larva da libro. Per fare un esempio preso dalle lingue slave occidentali, in polacco un bibliofilo è una “falena libresca” “Mól książkowy“. Nonostante in queste lingue non esistano “topi di biblioteca”, nei modi di dire polacchi e turchi i roditori hanno il loro spazio: in Polonia si può essere “silenziosi come un topo sotto un martello” (być cicho jak mysz pod miotłem) e in Turchia, per indicare un posto deserto, abbandonato da tutti, si dice che lì “i topi fanno il lancio del giavellotto (Fareler cirit atıyor)”. Questa curiosa immagine diventa ancora più singolare quando si pensa al fatto che il lancio del giavellotto (cirit), in Turchia, sia praticato su cavalli.

Anche le scimmie cadono dagli alberi

Se i topi si dedicano alla nobile arte del giavellotto,  è pur vero che in Turchia gli esseri umani possono comportarsi come tre scimmie: “Üç maymunu oynamak” (“Giocare alle tre scimmie”).

“Fare le tre scimmie” significa, come forse si sarà già capito, far finta di “non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male.” Se in Giappone il modo di dire “fare le tre scimmie” non ha necessariamente un significato negativo, ma anzi, significa non concentrarsi sul male, nel mondo occidentale l’espressione è di solito associata all’omertà.

Dal Giappone arriva anche il detto “Saru mo ki kara ochiru” (anche le scimmie cadono dagli alberi) che potrebbe essere tradotto come un più debole “anche i migliori possono sbagliare.”

Questi animali sono presenti anche nella cultura olandese e non solo in questo quadro di Brueghel.

Gli olandesi, infatti, dicono “al draagt een aap een gouden ring, het is en blijft een leljik ding” (anche se una scimmia indossa un anello d’oro, rimane una cosa orribile) per dire, in un certo senso, che l’abito non fa il monaco. Il proverbio può trovare un equivalente nello spagnolo“Aunque la mona se vista de seda, mona se queda” (Anche se una scimmia si veste di seta, scimmia rimane)

La fattoria degli animali

Per dire che una cosa non accadrà mai, in Romania dicono che avverrà “quando volano i maiali” (“Cănd o zbura porcul”). Anche se in italiano sono gli asini a volare, “gallina vecchia fa buon brodo” in entrambe le lingue romanze, solo che nel paese di Stănescu questo suona “Găina bătrănă face ciorba bună”.

Passando dalle galline ai polli, in olandese troviamo un esempio piuttosto macabro. “Als een kip zonder kop”, “come un pollo senza testa” è il modo in cui si comporta chi è in stato di completa agitazione e disorganizzazione e, dunque, si muove come farebbe un pollo cui è stata tolta la testa.

In Russia, gli animali ai quali viene associata una certa agitazione sono invece gli scoiattoli. Si dice infatti “Vertet’ sya kak belka v kolese” (girare come uno scoiattolo in una ruota) per descrivere una persona che, presa dagli impegni, non ha un minuto per fermarsi.

Questa carrellata di modi di dire è per forza di cose veloce e superficiale. Molte lingue e animali sono stati tralasciati. Eppure, anche con così poco materiale, è già possibile intuire come, al di là delle differenze che possono incuriosire, tanti siano i punti in comune tra le diverse lingue e, con una minima spiegazione, i modi di dire diventino perfettamente comprensibili al di là delle differenze culturali.

Luca Ventura