WhatsHappening: l’accusa di Israele a HRW, FEMEN contro Le Pen e altro

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Cari lettori, come ogni sabato torna WhatsHappening, la rubrica di geopolitica di Libero Pensiero che  passa in rassegna ciò che è accaduto nel mondo durante la settimana appena trascorsa. Iniziamo:

PER ISRAELE, HUMAN RIGHTS WATCH È PRO-PALESTINA

Alla vigilia del fine settimana, Israele ha catalizzato l’attenzione internazionale accusando Human Rights Watch di parzialità a favore della Palestina. Tale accusa ha supportato la negazione del visto di lavoro a Omar Shakir, direttore della ONG per Israele e Palestina. Emmanuel Nahshon, portavoce del Ministro degli Esteri israeliano, ha dichiarato che HRW ha «dimostrato più e più volte di essere un’organizzazione fondamentalmente parziale e anti-Israele». Di contro, Iain Levine, vice direttore esecutivo del programma HRW, ha giudicato «deludente» il Governo israeliano che «sembra incapace, o riluttante, di distinguere tra critiche giustificate alle sue azioni e propaganda politica ostile».whatshappening Nell’articolo pubblicato da HRW sulla questione, l’ONG viene definita «un’organizzazione indipendente, internazionale, non governativa, che promuove il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale», parole in evidente antitesi con l’accusa di Israele, il cui Governo sembra non aver apprezzato i report che evidenziano criticità. Quest’ulteriore risvolto, che rischia di ledere ulteriormente il rapporto con la Palestina, accade a ridosso dell’incontro tenutosi in Libano tra il presidente palestinese Maḥmūd ʿAbbās e quello libanese Michel Aoun, ambedue concordi nel riconoscere la necessità di un approccio meno esclusivo ai fini della Soluzione dei due Stati – Aoun, in particolare, ha affermato che «non ci sarà pace senza giustizia e giustizia senza la concessione dei diritti altrui».

ETIOPIA: LEADER E ATTIVISTI OROMO ACCUSATI DI TERRORISMO

Dr Berhanu Nega, Dr Merera Gudina e Jawar Mohammed: sono questi i tre nomi degli attivisti Oromo che sono stati accusati di terrorismo in Etiopia. Il paese africano sta vivendo ormai da mesi sotto uno stato d’emergenza che stenta a risolvere l’alta conflittualità del paese e anzi inasprisce il controllo sulle libertà civili. Non a caso, Merera Gudina è il leader dell’OPC (Oromo People’s Congress), il partito che rappresenta l’etnia Oromo nel paese, mentre Berhanu Nega è un attivista dello stesso partito e Jawar Mohammed, anch’egli attivista, è il direttore esecutivo della Oromia Media Network. Tutti membri, dunque, di una “minoranza” con la quale il governo centrale è in conflitto da mesi. Da parte loro gli imputati negano l’accusa. Merera Gudina, arrestato il 1° dicembre scorso, è stato accusato di aver organizzato incontri in Europa con elementi anti-governativi, mentre per Mohammed l’accusa è quella di aver messo a disposizione delle proteste Oromo il proprio network mediatico, incrementandole. Berhanu Nega, accusato di tradimento e terrorismo, si è invece fatto beffe del fatto, dicendo in un tweet: «Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè ha finalmente completato la sua lista dei migliori studenti accusandomi di terrorismo al suo tribunale di canguri».

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN ECUADOR AL BALLOTTAGGIO

Il prossimo 2 aprile in Ecuador ci sarà il secondo turno delle elezioni presidenziali. Alla prima tornata elettorale ad avere la meglio è stato il candidato socialista Lenin Moreno, che, con il 39.33% dei consensi, sfiderà il candidato conservatore Guillermo Lasso, il quale è riuscito a raggiungere il 28,11% dei voti. La legge elettorale ecuadoriana impone, difatti, il ballottaggio nel caso in cui nessun candidato riesca a raggiungere il 40% del consenso al primo turno, con almeno dieci punti di vantaggio sul secondo. whatsappeningTuttavia, nonostante lo scarto elevato tra i due, la vittoria del socialista al secondo turno non è poi così scontata. La terza sfidante, infatti, Cynthia Viteri, che ha ottenuto circa il 16% dei voti, ha dichiarato di appoggiare Lasso al ballottaggio, tentando così di ostacolare il cammino di Moreno, considerato dall’opinione pubblica come il successore naturale di Correa. «Abbiamo ottenuto oltre un milione di voti in più dell’altro candidato, non permetteremo il ritorno al passato», ha affermato Moreno. La paura di Moreno è ovviamente rivolta all’avanzata conservatrice che nell’America Latina ha già interessato paesi storicamente socialisti come il Brasile e l’Argentina.

ATTIVISTE FEMEN ATTACCANO MARINE LE PEN

Un’attivista FEMEN ha interrotto la conferenza stampa di Marine Le Pen al Salons Hoche di Parigi, gridando «Marine féministe fictive», ossia “Marine finta femminista“, frase scritta anche sul suo corpo. La donna, senza maglietta, ha fatto irruzione nella sala dove la candidata di estrema destra stava esponendo il suo programma di politica estera, davanti a giornalisti e a rappresentanti di 42 paesi. Le femministe francesi accusano la Le Pen di strumentalizzare la parità di genere per attaccare l’islam e il multiculturalismo.whatshappening Nello spot per le presidenziali 2017, infatti, la Le Pen afferma che, in quanto donna, sente con estrema violenza «le restrizioni di libertà che si moltiplicano in tutti i nostri paesi attraverso lo sviluppo del fondamentalismo islamico». L’attivista è stata immediatamente allontanata e su Facebook le Femen hanno denunciato «la campagna falsamente filo femminista della candidata dell’estrema destra che non ha alcuna proposta per superare le disuguaglianze di genere».

GIAPPONE, IL GOVERNO SPINGE I CITTADINI NELLA TEMPESTA RADIOATTIVA

Dopo un anno di sostenimento da parte del Governo giapponese, le 6.000 persone evacuate dalla cittadina di Iitate, nel 2011, potranno tornare nelle loro case. Purtroppo la città di Iitate, a nord-ovest dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, è ancora al centro della tempesta radioattiva che ha colpito quella zona. Secondo Greenpeace i livelli di radioattività sono ancora altissimi, sia all’interno che all’esterno delle abitazioni, e tutto ciò potrebbe sicuramente creare dei danni all’organismo delle persone che riprenderanno ad abitare la zonaWhatshappeningLa richiesta da parte di Greenpeace è quella di tutelare la popolazione, contribuire attraverso un sostegno economico e garantire la mancata esposizione alle radiazioni, dando la piena possibilità ai cittadini di decidere nella loro più completa sicurezza. Di fronte a questa mancanza di interesse da parte del Governo, Ai Kashiwagi, della campagna Energia di Greenpeace Giappone, denuncia: «Questo non è normale o accettabile […] solo la scorsa settimana il governo giapponese ha confermato che non ha ancora effettuato alcuna valutazione delle dosi di esposizione attese nel corso della vita per i cittadini che torneranno a Iitate».

Hanno collaborato: Nicola Capussela, Rosa Ciglio, Elisabetta Elia, Andrea Palumbo, Rosa Uliassi