L’assenteismo, si sa, è da anni uno dei vizi che più tenta i dipendenti pubblici (ma anche privati), sempre alla ricerca di un po’ di tempo per coltivare i propri hobby durante l’orario di lavoro.

I cosiddetti furbetti del cartellino si trovano letteralmente ovunque: negli uffici, nelle sedi comunali, tra i vigili, persino negli ospedali.

Al centro del mirino ritroviamo ancora una volta l’Ospedale Ruggi D’Aragona, con 200 nuovi avvisi di garanzia che vanno ad aggiungersi alle 800 persone già indagate all’inizio dell’inchiesta, partita nel 2014 dalla Procura di Salerno. I nuovi sviluppi sono emersi nel corso dell’ultima udienza preliminare, quando il pubblico ministero, Francesco Rotondo, ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio per quattro medici del reparto di Chirurgia pediatrica e altri 64 dipendenti ospedalieri.

Per la Procura, alcuni dipendenti avevano formato dei veri e propri gruppi, circa 18, con lo scopo di coprirsi a vicenda ed eludere i controlli. Docenti, infermieri, chirurghi e molti altri dipendenti della struttura ripresi a timbrare circa 20 badge alla volta, ignari delle telecamere nascoste impiantate dalle forze dell’ordine.

Le accuse vanno dalla violazione della legge sul pubblico impiego (per l’utilizzo anomalo del badge) alla truffa ai danni dello Stato, per le quote di stipendio percepite nonostante si fosse assenti ingiustificati.

D’altro canto, secondo la difesa, non ci si troverebbe dinanzi a veri fenomeni di assenteismo, ma alla consegna ad altri del proprio cartellino solo per accelerare le procedure d’ingresso e uscita dal centro ospedaliero. Tale sotterfugio sarebbe legato alle difficoltà di trovare parcheggio in tempi brevi. Una tesi, questa, a cui finora la Procura non ha dato credito.

Le varie udienze decisive avranno luogo nel corso del mese di marzo.Assenteismo Sfortunatamente c’è da dire che quello del Ruggi non è un caso isolato. Negli ultimi giorni tutti noi abbiamo sentito parlare dei numerosi episodi di assenteismo presso l’ospedale Loreto Mare di Napoli. La vicenda vede coinvolte 149 persone, tra cui 94 indagate e 55 arrestate.

Secondo le nostre fonti, alle spalle di questi numeri vi sarebbero due anni di lavoro, ore e ore di filmati revisionati e pedinamenti da parte delle forze dell’ordine.

Ci si chiede se le numerose inchieste che si susseguono velocemente e il meticoloso lavoro degli inquirenti basti per ristabilire l’ordine all’interno di queste strutture, sperando anche in un pizzico di buona predisposizione all’adempimento dei propri doveri da parte dei dipendenti.

Maria Iemmino Pellegrino