La Masseria Antonio Esposito Ferraioli è stata vittima di un grave atto intimidatorio.

“Questa mattina al nostro arrivo alla Masseria Antonio Esposito Ferraioli non abbiamo più trovato le piante, che nei giorni scorsi erano state accuratamente posizionate da numerosi volontari e attivisti del territorio insieme alla realtà assegnatarie del bene confiscato. Sono queste le prime dichiarazione della rete assegnataria del terreno confiscato.

Abbiamo parlato con gli attivisti della Masseria Antonio Esposito Ferraioli per riuscire a comprendere meglio quanto accaduto.

È da pochi giorni che il bene confiscato alla camorra è nelle vostre mani. Su cosa state lavorando?

Il nostro progetto è di riuscire in sei mesi a ricoprire i dodici ettari di terreno con un frutteto a rotazione e con un gruppo di piante che siano tipiche di questo territorio. Questo è un progetto che permette in primo luogo la coltivazione di prodotti tipici locali, ma che ha anche una valenza didattica per le scolaresche che abbiano intenzione di venire a visitare la Masseria.

Masseria
Masseria Antonio Esposito Ferraioli

Questa è però solo una parte del nostro progetto.

Abbiamo intenzione di ristrutturare l’intero fabbricato e allestire un’area dedicata alla ristorazione ed agli assaggi dei prodotti coltivati in queste terre. Ci sarà un’area assegnata alla lavorazione di questi prodotti .

L’idea è di far rivivere la storia di questi territori, attraverso il forte legame che c’è tra la tipicità dei prodotti e la storia agricola del territorio.

Tutto questo si può evincere dal nome che abbiamo deciso di dare a questo posto: Masseria Antonio Esposito Ferraioli. Antonio era un cuoco sindacalista, ucciso dalla camorra. Intitolando la mensa con il suo nome vogliamo tramandare la sua memoria nel settore della ristorazione. Lo faremo rivivere anche attraverso il suo libro di ricette, lasciato al fratello Tonino.

Questa è una parte della progettualità produttiva. Dal lato sociale vogliamo dedicare degli spazi della struttura ad attività organizzate dal territorio. Ogni due settimane verrà indetta un’assemblea popolare dove chiunque potrà partecipare e dire la sua. Vogliamo che i cittadini si sentano protagonisti. Non siamo noi gli assegnatari della Masseria, lo sono tutti i cittadini!“.

Non vi spaventa l’aver iniziato da così poco e aver già subito atti intimidatori?

“Questo non ci spaventa, anzi sono loro ad essere spaventati. I primi alberi che abbiamo piantato sono stati alberi di mele Annurche. La scelta non è casuale. Questi alberi si trovano sul nostro territorio da oltre 2000 anni. Certo, non ci aspettavamo che a soli quattro giorni dall’assegnazione del territorio ci avrebbero portato via tutto. Ma non siamo spaventati, siamo meravigliati. Quello che hanno fatto è la dimostrazione che sono loro a essere quelli spaventati, disperati. Ci dispiace per le piante, ma le ripianteremo e andremo avanti. C’è più determinazione, soprattutto ora che sappiamo che stiamo facendo la cosa giusta”.

Come hanno reagito i volontari che da giorni erano lì a occuparsi del terreno e degli alberi a quanto accaduto?

“Una volta scoperto l’accaduto erano tutti molto amareggiati. Siamo dispiaciuti per gli alberi e per il lavoro che avevamo fatto per piantarli. Abbiamo impiegato giorni per portare avanti questo progetto e da un giorno all’altro è tutto vanificato. Dopo il primo momento di sconforto, però, c’è stata subito una risposta positive, voglia di ricominciare. Molti hanno chiesto “quando li ripiantiamo?”. Dopo quanto accaduto sono sicuro che i volontari aumenteranno. Saremo dieci volte più numerosi“.

Masseria
Masseria Antonio Esposito Ferraioli

Vi è un contributo concreto da parte del Sindaco Domenico Tuccillo per la riqualifica di questi territori?

“Il sindaco è stato sul terreno pochi giorni fa per portarci il suo sostegno.

Il comune ha sempre svolto un lavoro all’insegna della legalità, della trasparenza e dell’imparzialità. L’iter per l’assegnazione della Masseria è durato un anno e mezzo. Si sono sincerati che tutto avvenisse nella piena legalità. Hanno creato le condizioni affinché questo bene fosse riassegnato e restituito al territorio.

Questo è quello che riconosciamo al comune. In tutto il sud vi sono beni confiscati alla camorra che non sono riassegnati, e vengono lasciati lì a marcire. Invece il comune ha permesso che questo non accadesse alla Masseria.

D’altro canto ci aspettiamo un supporto vero dalle istituzioni, da parte della prefettura soprattutto. Ci serve una risposta concreta. Pensiamo che l’area debba essere presidiata dalle forte dell’ordine e che debbano essere istallate delle telecamere per la videosorveglianza”.

Andrea Chiara Petrone

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Studentessa di culture digitali e della comunicazione. Amo profondamente leggere, dai grandi classici della letteratura fino ad arrivare agli autori contemporanei. Non amo particolarmente il cinema ma sono una patita delle serie tv. Il mio sogno è poter diventare un giorno giornalista, poter viaggiare e studiare le diverse culture che popolano il nostro mondo.