Due settimane sono passate dal delitto Kim Jong-nam, ma tutto tace. Kim Jong-nam, fratellastro dell’attuale leader della Corea del Nord e “in esilio” in Cina ormai da anni, è stato ucciso lo scorso 13 febbraio all’aeroporto di Kuala Lumpur, in Malesia. Da allora è in corso una crisi diplomatica fra Malesia e Nord Corea.

Ma andiamo con ordine. Questi sono i fatti: il 13 febbraio Kim Jong-nam si trova all’aeroporto di Kuala Lumpur, in Malesia, in attesa di prendere un volo per recarsi a Macao, in Cina, paese nel quale il fratellastro di Kim Jong-un risiederebbe ormai dal 2003. Un video disponibile in rete e riportato da diversi giornali mostra chiaramente una donna che si avvicina ad un uomo e che, da dietro, poggia qualcosa sul viso di Kim per alcuni secondi. La donna in questione non è sola, è con un’altra ragazza. Dopo che Kim Jong-nam è stato colpito, le due si allontanano. L’uomo si reca al pronto soccorso, cominciando ad accusare malesseri fisici, ma dopo venti minuti muore.

A seguito della morte, e del riconoscimento dell’uomo assassinato, si sono delineati immediatamente i contorni di una vicenda poco chiara, oscillante fra spionaggio, servizi segreti e crisi internazionali. Tuttora, nonostante le donne autrici del delitto siano state arrestate, sembra esserci poca chiarezza su chi sia il vero mandante del delitto. Una delle due donne, che sono di nazionalità indonesiana e malese, avrebbe infatti ammesso di essere stata pagata 90 dollari per quella che credeva una candid camera. In seguito, altre due persone sono state arrestate per il delitto Kim Jong-nam: il fidanzato di una delle due e un uomo nord-coreano, del quale al momento è sconosciuto l’identità. In più, sette cittadini della Corea del Nord, che avrebbero lasciato la Malesia proprio il giorno dell’omicidio, sono ricercati dalla polizia malese.

Dopo due autopsie è stata identificata la causa del decesso: gas nervino, potente agente neurotossico, di cui sono state trovate delle tracce sul volto dell’uomo. Il gas nervino – conosciuto anche come gas VX – è stato classificato dall’ONU come arma di distruzione di massa e il suo utilizzo da parte di persone comuni solleva prima di tutto una questione molto importante: come può essere entrato un elemento del genere all’interno di un aeroporto internazionale? E soprattutto, com’è possibile che due persone comuni abbiano potuto utilizzarlo senza problemi e senza un’adeguata preparazione? Proprio per questo motivo, la giustificazione addotta da una delle imputate è risultata quanto meno poco credibile.

Tutti questi elementi – le due donne esecutrici del delitto, il mistero che aleggia attorno alle cause e ai mandanti, l’utilizzo di un potente gas neurotossico difficile da reperire – sembrerebbero indirizzare sulla pista dello spionaggio e quindi di un omicidio motivato politicamente. Tuttavia non è facile stabilire chi vi sia dietro. La maggior parte dei media occidentali, infatti, addebita l’omicidio di Kim Jong-nam alla Corea del Nord e al suo leader Kim Jong-un. I motivi sarebbero i soliti: da una parte la pericolosità di Kim Jong-nam come fonte di informazione per gli Stati Uniti (si è detto anche essere in contatto con la CIA), dall’altra semplicemente la sete di vendetta del dittatore nordcoreano, che già tempo fa aveva emesso un mandato di cattura nei confronti del fratellastro.

Tuttavia, va necessariamente sottolineata la difficoltà di reperire informazioni neutrali e affidabili sul delitto Kim Jong-nam.

A occuparsi delle indagini – e quindi delle informazioni che ne vengono fuori – è la polizia malese. Le autorità del paese, inoltre, non hanno permesso ai funzionari della Corea del Nord di assistere all’autopsia né tantomeno di vedere il corpo, che non è ancora stato ufficialmente riconosciuto come il cadavere di Kim Jong-nam. A seguito di tensioni fra i due paesi, la Malesia ha richiamato nel paese il proprio ambasciatore in Corea del Nord.

In più, va considerato un altro attore: la Cina. Quest’ultima infatti, a cinque giorni dall’avvenimento, ha deciso di bloccare le importazioni di carbone dalla Corea del Nord, per alcuni disturbata sia dai test missilistici della Corea del Nord che dal recentissimo omicidio. Il delitto Kim Jong-nam si complica ancora di più: la possibile implicazione di un terzo Paese, coinvolto per far saltare gli equilibri e l’alleanza fra Corea del Nord e Cina, è stata paventata da alcuni analisti.

In mezzo a tanti interrogativi, una cosa è certa: l’omicidio di Kim Jong-nam non può essere spiegato con una sola chiave o in maniera semplicistica. La spiegazione, lungi dall’essere l’ansia distruttrice di Kim Jong-un, va cercata a livello internazionale.

Elisabetta Elia