Nuovi momenti di ostilità tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il mondo esterno. Questa volta le sue parole hanno creato grossi problemi al governo cinese che ha risposto a gran voce all’oltraggio. Trump ha colpevolizzato la Cina, accusandola di essere un «grande campione» nella manipolazione volontaria della valuta, lo yuan.

Dopo mesi di crisi tra le due più grandi economie del mondo, due settimane fa, le tensioni sembravano essersi acquietate, dopo che Trump e il Presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, hanno tenuto la loro prima conversazione telefonica. Ciò nonostante, in un’intervista a Reuters, il Presidente degli Stati Uniti ha attaccato la Cina sul commercio e ha minacciato di minare quello che sembrava un riavvicinamento tra le parti.

«Penso che siano grandi campioni nella manipolazione della valuta», ha detto Trump, «Vedremo cosa accadrà».

Come scrive The Guardian, le parole del Presidente degli USA sono state precisate poco dopo dal neo Segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, spiegando che la Casa Bianca non aveva nessuna intenzione di etichettare la Cina come “manipolatore” della valuta. Il giorno successivo Pechino ha respinto le affermazioni di Trump, attraverso il proprio Ministro degli Esteri, Geng Shuang, spiegando che la Cina «non aveva alcuna intenzione di svalutare volontariamente la propria moneta per ottenere così un vantaggio commerciale».

The Guardian, il ministro Geng Shuang ha aggiunto: «Nel caso in cui si debba etichettare la Cina come un “grande campione” allora si faccia […] siamo una big dello sviluppo economico. Abbiamo raggiunto grandi risultati dall’inizio della riforma economica, rendendoci il “grande campione” indiscusso». Anche gli economisti, all’interno e all’esterno della Cina, si schierano contro l’affermazione di Trump, secondo la quale la Cina è colpevole di abbassare volutamente il valore della sua moneta, lo yuan, al fine di potenziare i propri esportatori.

L’economista cinese Zhu Min ha spiegato: «La logica dell’affermazione di Trump è basata sul fatto che lui crede che gli altri paesi tengano le loro valute volontariamente a buon mercato per così aumentare le loro esportazioni verso gli Stati Uniti. Ma, come si può notare, lo yuan cinese ha visto una svalutazione del 13% rispetto allo scorso anno».

Christopher Balding, professore di finanza dell’Università di Pechino, ha spiegato: «La Cina sta chiaramente manipolando la sua valuta. Ma a questo punto possono essenzialmente sostenere il valore della loro valuta, piuttosto che manipolarlo, per ottenere così un vantaggio commerciale sleale». Ha aggiunto: «In una certa misura l’idea di Trump è corretta. Di qualsiasi economia principale, i cinesi, sono probabilmente i “grandi campioni” nella manipolazione della valuta. Ma bisogna distinguere molto chiaramente tra la manipolazione di una valuta per ottenere un vantaggio commerciale sleale e quella per poter sostenere la valuta».

Trump, in un’intervista a Reuters, ha anche parlato di come la Cina potrebbe facilmente risolvere il problema della sicurezza nazionale proposto alla Corea del Nord, cercando di far aumentare la pressione su Pechino nell’esercitare una maggiore influenza, per tenere a freno le azioni sempre più bellicose di Pyongyang. Il Presidente ha infatti espresso preoccupazione per i nuovi test (andati a buon fine) della Corea del Nord. Di suo punto la Cina ha chiarito la sua opposizione ai programmi nucleari della Corea del Nord e ha più volte chiesto la denuclearizzazione della penisola coreana e un ritorno ai negoziati tra Pyongyang e le altre nazioni. Il governo nipponico sta per dare inizio ad una discussione sulla realizzazione di un sistema di difesa missilistico degli Stati Uniti conosciuto come il Terminal High Altitude Area Defense, o THAAD, e il sistema di difesa antimissile Aegis Ashore a terra per migliorare la sua capacità di contrastare la Corea del Nord.

Trump ha anche espresso il proprio sostegno verso l’Unione Europea. Per la prima volta da Presidente, ha definito la sua posizione per una soluzione del conflitto israelo-palestinese, specificando che sarebbe molto più contento se la situazione si risolvesse rendendo entrambe le parti soddisfatte. Parlando anche dell’argomento NATO, Trump ha spinto per far pressione sugli alleati per aumentare i fondi per le rispettive difese.

In seguito, il Presidente degli Stati Uniti ha introdotto anche il tema “nucleare” annunciando di voler garantire all’arsenale degli Stati Uniti una posizione definita da egli stesso “top of the pack”, facendo notare il tracollo subito dagli States nella loro qualità degli armamenti. Nell’intervista ha spiegato di come il suo sogno sia quello di vedere un mondo senza armi nucleari: «Io sono il primo che vorrebbe vedere il mondo senza armamenti nucleari, ma ci stiamo facendo superare da tutti i Paesi, anche se si tratta di un Paese amico. Gli Stati Uniti stanno rimanendo indietro sul nucleare».

Secondo Daryl Kimball, direttore esecutivo del gruppo non-profit indipendente Arms Control Association, «La Russia e gli Stati Uniti hanno di gran lunga più armi di quanto sia necessario per scoraggiare un attacco nucleare». Leggendo i dati del Fondo Ploughshares, la Russia ha 7.000 testate mentre gli Stati Uniti 6.800.

Il nuovo trattato sulla limitazione delle armi strategiche tra gli Stati Uniti e la Russia, noto come New START, richiede che entro il 5 febbraio 2018 entrambi i Paesi debbano diminuire per circa 10 anni i loro arsenali di armi nucleari fino a raggiungere gli stessi livelli.

Secondo Trump il New START è «Assolutamente un accordo unilaterale. Solo un altro cattivo affare che il Paese ha fatto», e ha aggiunto: «Siamo molto arrabbiati».

Sul fronte della liberalizzazione della marijuana, il Presidente degli Stati Uniti ha iniziato a limitarne drasticamente l’utilizzo. Un totale dietro front, visto che solo alcuni mesi fa l’allora Presidente Obama aveva liberalizzato l’utilizzo della cannabis, identificandola «come le sigarette e l’alcool». Il portavoce dell’amministrazione Trump, Sean Spicer, ha specificato che il nuovo esecutivo non si oppone all’uso della marijuana per scopi medici, che «è invece molto diverso dall’uso a scopo ricreativo, di cui il Dipartimento di Giustizia intende occuparsi».

Nicola Capussela

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"Sono pessimista con l'intelligenza, ma ottimista con la volontà." Queste sono le parole di Antonio Gramsci nelle quali mi sento meglio rispecchiato. Nato alla periferia di Foggia, a cavallo tra un'educazione di città e una di paese, ho sempre cercato di differenziarmi dalla massa con qualche spunto, qualche novità, qualcosa che mi desse una caratteristica unica. Non per questo gli occhiali rossi sono il marchio distintivo. (ndr) Con alle spalle una cultura da ragioniere/informatico, con un sogno nel cassetto da giornalista, studio per poter diventare un insegnante di scuola Primaria; con la speranza di non smettere mai di imparare. Ma si sa, chi di speranza vive, disperato muore.