Ungheria immigrati
Viktor Orbán

La scia xenofoba continua a diffondersi a macchia d’olio in Europa. Questa volta è l’Ungheria ad essere sotto i riflettori di Bruxelles: il primo ministro ungherese Viktor Orbán continua a rifiutare l’accoglienza degli immigrati e ha annunciato che, nelle prossime settimane, attuerà misure restrittive che consisteranno nella temporanea detenzione — in campi governativi — di tutti coloro che entreranno in Ungheria illegalmente, anche se richiedenti asilo perché provenienti da zone di guerra del Medio Oriente e dell’Africa.

In Ungheria agli immigrati sarà vietato di muoversi liberamente nel Paese fino a quando il loro destino non sarà deciso.

Secondo quanto dichiarato da Zoltán Kovács all’ambasciata ungherese a Londra, questa misura sarebbe necessaria a causa della zona Schengen, ossia l’area comprendente 26 Stati europei che, in base all’accordo firmato nel 1985, rappresenta un territorio senza frontiere in cui è garantita la libera circolazione delle persone. Secondo Kovács gli immigrati «abuserebbero» di questo spazio per cercare di raggiungere l’Europa occidentale.

Già nell’ottobre dell’anno scorso — per il timore che le nuove correnti migratorie potessero “minacciarne” l’identità nazionale — l’Ungheria fu chiamata alle urne per decretare sì o no al piano di reinsediamento dei rifugiati nell’Unione Europea. Nonostante il referendum non abbia raggiunto il quorum del 50%, l’Ungheria, quasi all’unanimità, ha negato l’accoglienza ai profughi. L’elezione di Trump è stata, per Viktor Orbán, un segno positivo e una spinta fiduciosa per l’agenda del suo governo che, già dal 2015, ha deciso di installare una recinzione di filo spinato alta quattro metri e lunga 175 chilometri tra Ungheria e Serbia, fino alla Croazia.

Ungheria immigrati

Oggi i rifugiati che sono riusciti a varcare i confini ungheresi sono divisi in due diversi campi: quello per i richiedenti asilo e quello per chi è in attesa di giudizio sulla propria sorte; se i secondi sono liberi di lasciare per qualche ora mattutina il campo, la situazione dei richiedenti asilo è da considerarsi una vera e propria prigionia.

Secondo quanto riportato da Repubblica, Orbán ha dichiarato di aver «reintrodotto la pratica della custodia cautelare nei casi di coloro le cui domande d’ingresso in Europa non abbiano ancora avuto un esito legale», questa pratica infatti fu sospesa nel 2013 per volere dell’Unione Europea e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Nazioni Unite; da allora, ha spiegato Orbán, «in Europa ci sono stati sanguinosi attentati, e dunque deve prevalere l’interesse della nostra autodifesa», aggiungendo che «l’Ungheria non può affidarsi a una soluzione qualunque che venga dalla UE».

Per questo Budapest è in scontro aperto con Bruxelles sulla questione dei diritti umani.

La Commissione Europea, infatti, è preoccupata dall’attuazione di queste misure e, già da dicembre, ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Ungheria per violazione della normativa europea sull’asilo. Di tutta risposta, Orbán è convinto che la linea dura sui controlli d’immigrazione sia l’unica arma per far fronte al problema dei rifugiati; promette così ai suoi cittadini di andare avanti nonostante le obiezioni.

Infatti, ha dato il via alla costruzione di una seconda barriera lungo il confine serbo, i cui piani di lavoro furono annunciati già lo scorso agosto. La seconda barriera hi-tech contro i migranti sarà pronta entro due mesi, prima dell’inizio dell’estate: sarà alta 3 metri, dotata di telecamere per la visione notturna e sensori di movimento lungo tutti i 175 km di confine che nel 2015 permise il passaggio di quattrocentomila persone.

Pieno supporto a Orbán, per il referendum contro le quote di distribuzione di migranti tra i paesi europei, c’è stato da parte del partito nazionalista Jobbik, fondato nel 2003 dal leader Márton Gyöngyösi, che dichiara alla testata Gli Occhi Della Guerra di volere un’Ungheria «meno dipendente dal capitale straniero e dalle multinazionali, che fosse in grado di dare maggior spazio alle piccole imprese, e considera direttamente responsabile l’Unione Europea e la sua avventata politica estera dell’attuale crisi migratoria».
Stando a un articolo pubblicato sul Corriere, questo partito potrebbe diventare la seconda forza politica del Paese.

Suania Acampa