Quando ho saputo di aver vinto una borsa di studio e ho realizzato che sarei partita in Erasmus in Olanda, ho cominciato a spargere il verbo. Amici, parenti e conoscenti, tutti lo sapevano, perché alla domanda “Allora, che mi racconti?” finalmente avevo qualcosa di interessante da dire. E di certo non mi tiravo indietro nel tirarlo fuori. Puntualmente, oltre al “complimenti, brava, sarà un’esperienza bellissima” ricevevo le solite frasi o occhiate allusive: “Là ti diverti.. In Olanda!”. Ci mancava solo la strizzatina d’occhio. Cosa significava? Che se vai in Olanda – e soprattutto se ci vai in Erasmus – la tua esperienza sarà essenzialmente segnata dalle droghe.

Insomma, apparentemente agli occhi di tutti andare in Olanda significava una sola cosa: ammazzarsi di canne. Sì, perché lì l’erba è legale, costa di meno e la compri tranquillamente nei coffee shop, che la maggior parte delle volte sembrano dei bar solo un po’ più loschi del normale. Se poi sei un tipo un po’ più audace, anche altri tipi di droga li trovi facilmente e anche questa parte dello stereotipo dell’Olanda come “terra libera” si riflette su di te che stai per andare a viverci per sei mesi.

Quello che invece ha significato l’Erasmus in Olanda per me è stato ben altro. E di certo non può essere ridotto al fumare liberamente qualche canna, così come l’Erasmus in generale non è soltanto feste, festini e sbronze. Chi fa parte della cosiddetta “generazione Erasmus” mi capirà, ancor di più se ha avuto occasione di vivere questa esperienza. Andare in Olanda per un italiano significa prima di tutto conoscere un paese, una cultura, dei paesaggi completamente diversi da quelli a cui sei abituato. E non è soltanto un modo di dire. Anche la Spagna, il Portogallo e la Grecia sono diversi da noi, certo, ma l’Olanda è uno di quei paesi dell’Europa del Nord che non ha niente in comune con l’Italia. Differisce alla base, nella sua essenza.

La prima cosa di cui ti accorgi sono sicuramente i colori. Puoi dimenticare quei tramonti accesi e i cieli limpidi di un azzurro intenso. Tutto in Olanda è pallido, persino le nuvole sembrano meno nitide e meno minacciose delle nostre. Dopo alcune settimane che ci vivi impari a conoscere anche i suoi abitanti. Gli olandesi ospitano una forte contraddizione intrinseca: sono tutti estremamente gentili e sempre pronti ad aiutarti, ma allo stesso tempo inavvicinabili e così diretti nei modi di parlare da poter sembrare sfacciati. Troverai sempre un olandese disposto a chiacchierare, ma andare oltre la superficie di questi incontri è tutta altra storia. Vorrei poter sfatare lo stereotipo dell’olandese che, in uno dei paesi più multiculturali d’Europa, esce soltanto con altri olandesi, ma non è così. Sei mesi non sono stati abbastanza per me.

Per non parlare poi del cibo. Sembra che non esista un piatto tipico olandese – a parte le patate schiacciate (“smashed potatoes”) con pezzi di carne e verdura mescolati dentro. Soprattutto se sei un italiano vorresti urlare quando vedi cosa fanno alla pizza e al tiramisù. Ho vaghe reminescenze di un certo “nederlandish” e il significato me lo ha spiegato una signora ad una bancarella: adattare tutto al proprio gusto, alla propria cultura, rendendolo un po’ più “olandese” – anche se questo significa non rispettare le tradizioni culinarie degli altri paesi.

È a questo punto, quando vedi che piove l’80% dei giorni, che di andare a mangiare fuori non se ne parla e che con gli olandesi non riesci a farci amicizia, che parte il secondo step: mettersi alla prova. Squarciare il velo della superficialità e andare a fondo nelle cose, capirle. Imparare ad apprezzare un paese che a primo impatto può sembrarti ostile e così diverso da scoraggiarti. Dopo qualche mese riesci a fare cose prima impensabili: muoverti in bici sotto la pioggia, dormire con la luce che invade la stanza dalla finestra senza serrande, condire la pasta con il gouda invece che con il parmigiano. E questo è solo l’inizio. Col tempo impari e impareresti tante altre cose, se non fosse che il tuo Erasmus è finito. Allora torni a casa e di una cosa sei certo: l’Erasmus in Olanda non è solo canne.

Elisabetta Elia

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO