Fabiano Antoniani, dj Fabo, non è più. Ha deciso di andarsene una volta per tutte da questo mondo, utilizzando la poca forza che gli rimaneva.  Ha lottato, Fabo.  Ha difeso il suo diritto ad andare via con dignità con ogni fibra della sua mente.  La mente: perché il suo corpo Fabo lo ha perso dal 2014, quando un incidente stradale lo ha reso cieco e tetraplegico. Non vedeva più, era inchiodato al suo letto e avvolto nel buio. A guidarlo, come Arianna con Teseo, la voce di Valeria, il suo grande amore.

Fabo non è più. E uscire dalla sua gabbia non è stato semplice: un viaggio di 6 ore alla volta della Svizzera, dove si trova la clinica che gli ha regalato la dolce morte, accompagnato da Marco Cappato, separava Fabo dal suo ultimo desiderio: morire. Tante, troppe volte Fabiano si è appellato al nostro Parlamento, senza alcun risultato. Avrebbe voluto morire in casa sua, dentro mura già conosciute. Ma no, in Italia non si è liberi di decidere.

Tante parole si sono spese da quando ha chiuso gli occhi, Fabo. Tanto il dolore delle personalità che quasi facevano a gomitate pur di dire la loro. Una pioggia di parole ha invaso i social network: Roberto Saviano, Selvaggia Lucarelli, Mario Adinolfi.

Tutti, proprio tutti, si sono sentiti in dovere di commentare la decisione del giovane dj: scuse arrivate troppo tardi, retorica inutile, buonismo melenso, mischiato ad attacchi completamente fuori luogo.

Questo ha accompagnato il suo ultimo giorno. Non una parola è giunta dalla politica: la stanza dei bottoni probabilmente aveva altro a cui pensare. La morte no, quella è un fatto troppo impegnativo. C’è un modo e un modo solo per non lasciare che il saluto di quel giovane uomo alla vita terrena resti un gesto vuoto di senso e non passi come il capriccio di una persona stanca e vile: una legge sul fine vita. Una legge che restituisca dignità a chi ama talmente tanto la vita da volerla mordere. A chi ha talmente fame di vita da non accontentarsi delle briciole.

Io a te Fabo, non ho lezioni da dare o belle parole da dire. Ti regalo il mio silenzio. Che tu riempirai di musica.

Angela Avallone