Manchester by the sea, scritto e diretto da Kenneth Lonergan si aggiudica ben due statuette dall’Accademy, in occasione dell’ottantanovesima edizione degli Oscar.

Il film, ideato da Matt Damon che poi ha lasciato tutto nelle mani dell’amico Kenneth, ha vinto la miglior sceneggiatura originale.
E’ stata premiata anche la brillante interpretazione di Casey Affleck, fratello minore del noto Ben, che ha conquistato (forse con qualche critica di troppo rivolta, più che altro, agli ultimi avvenimenti riguardanti la sua vita privata) l’Oscar come miglior attore protagonista.

Manchester by the sea, o solo Manchester, è un comune che fa parte della contea di Essex, nello stato del Massachusetts. Ed è qui che si svolgono gli avvenimenti raccontati nel film.

Lucas Hedges e il premio Oscar come miglior attore protagonista Casey Affleck in una scean di Manchester by the sea
Lucas Hedges e Casey Affleck sul set di “Manchester by the sea”

La narrazione ping-pong mostra i cambiamenti subiti dal protagonista legati ad un evento che gli ha stravolto l’esistenza.

Il continuo sdoppiamento della narrazione, nonostante all’inizio possa confondere lo spettatore, nel prosieguo del film risulta efficace per alternare le sensazioni:
un presente triste, un passato felice, un presente migliore, un passato peggiore.

Il tutto affrontato con grande sobrietà e distacco, senza mai impossessarsi davvero dei sentimenti.

Vi sono scene in cui la narrazione dà l’impressione di essere bloccata: le immagini scorrono lentamente e le espressioni sui volti dei personaggi (soprattutto del protagonista) sembrano incapaci di trasmettere emozione alcuna.

Il tutto in una cornice molto spesso triste, che però, grazie a questa formula, diminuisce l’impatto del dolore, provando a stimolare una riflessione che vada al di fuori della storia.
Come se gli avvenimenti raccontati fossero soltanto un tramite per raggiungere un significato altro ed arrivare a conclusione che il film non svela.

E se questa operazione è riuscita il merito va in gran parte a Casey Affleck, costantemente inquadrato, che intrepreta al meglio l’intento del regista quasi atrofizzando la sua emotività di cui dà pochissimi cenni in tutto il film.

Questa tecnica ha provocato in me una sorta di effetto del contrario, ed probabilmente questo il fine verso il quale vuole condurci.

Manchester by the sea ha qualcosa di Uomini Soli, famoso brano dei Pooh del 1990, tratto da un album che porta lo stesso nome del singolo.

Mi ha coinvolto emotivamente come una canzone che si ascolta quando si è in viaggio, rigorosamente in cuffie e guardando fuori dal finestrino.

Mi ha fatto percepire il vuoto del dolore, l’instabilità dei sentimenti, l’impotenza di fronte a ciò che cambia senza prendere in considerazione la nostra volontà.

Ma soprattutto la fragilità tutta maschile del sentirsi abbandonato dalla vita: uomini soli.

E forse sta qui la grandezza della realizzazione.

Nel riuscire a far sì che il piatto proposto venga masticato bene prima di finire nello stomaco.

Giuseppe Luisi