I vitalizi, croce e delizia della classe dirigente, sono sempre più oggetto di critica da parte dell’elettorato di qualsivoglia schieramento politico, in un’epoca della quale la parola crisi è il leitmotiv.

Bisogna segnalare, però, che i vitalizi, intesi come rendita a vita, sono stati aboliti nel 2012, con la riforma che ha approvato il calcolo contributivo per il compenso maturato nel periodo di lavoro svolto alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. Sicché chi ha svolto almeno quattro anni, sei mesi e un giorno di mandato (a metà del prossimo settembre per la legislatura in corso) riceverà una pensione stimata tra i 900 ed i 1500 euro lordi al mese per ogni anno, al compimento dei 65 anni per chi ha svolto un solo mandato, dei 60 per chi ne ha svolti due (con almeno 9 anni di contributi versati).
Il vitalizio percepito dagli eletti fino al 2011 ammonta invece a poco più di 3100 euro lordi al mese, ma non è più calcolato dal 1° gennaio 2012: quelli ancora erogati riguardano soprattutto ex parlamentari delle scorse legislature.

Diverse sono le proposte avanzate dai protagonisti della politica: Di Battista – insieme al deputato Riccardo Fraccaro e alla senatrice Laura Botti – ha presentato una delibera per abolire ciò che egli definisce «un privilegio medievale», uniformando il sistema pensionistico di deputati e senatori a quello dei comuni lavoratori, la qual cosa sarebbe possibile con una semplice modifica del regolamento interno alle Camere, dunque con tempi molto brevi di attuazione, a differenza della proposta sostenuta dal PD e presentata alla Camera nel 2015 da Matteo Richetti, che andrebbe incontro al canonico iter legislativo, a cui il Movimento rimprovera la mancata discussione negli anni trascorsi.

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Luigi Di Maio (M5S) e Matteo Richetti (PD)

La risoluzione della quaestio non dovrebbe opporre grandi difficoltà dal momento che le due proposte in gioco si somigliano parecchio.

Il M5S intende far rispettare i vincoli delle leggi Dini e Fornero, dunque 20 anni di contributi versati e la soglia dei 66 anni di età; per Richetti al sistema contributivo e alla soglia dei 65 anni di età bisogna aggiungere il ricalcolo dei vitalizi maturati prima del 2012, sicché il sistema delineato dal suo decreto legge avrebbe un valore retroattivo.

Nessuno tra i restanti schieramenti politici pare contrapporsi all’idea di riorganizzare la questione dei vitalizi, sebbene si aspetti ancora la calendarizzazione della proposta.
Il presidente dell’INPS Tito Boeri è intervenuto nella vicenda obiettando la validità della delibera dei 5S, che a suo dire non potrebbe equiparare i vitalizi alle comuni pensioni – essendoci per questo bisogno di un decreto legge – e determinerebbe un risparmio poco incisivo, poiché interviene solo sulle indennità degli attuali parlamentari.

Posizione radicale è quella di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia in corsa per la Segreteria del PD, che ha palesato la sua idea di eliminare totalmente i vitalizi, «sostituiti da una indennità che ripaghi della eventuale rinuncia stipendiale che si fa quando un politico è costretto a fare il politico a tempo pieno». Quella di Emiliano, tuttavia, pare una proposta alquanto superficiale, dal momento che bisognerebbe stabilire in che misura la suddetta indennità possa “ripagare” un eventuale parlamentare con stipendio privato molto elevato.

Matteo Renzi, ospite di Fazio a “Che tempo che fa”, domenica scorsa ha ribadito che la data delle elezioni è prevista a febbraio del prossimo anno, ma solo pochi mesi fa affermava che «per rispetto dei cittadini» sarebbe stato meglio andare al voto prima della maturazione del vitalizio — lo stesso che avrebbe potuto abolire o modificare nei suoi tre anni di governo.

Inopinabile è il desiderio dei cittadini di avere una risposta concreta alla polemica sui vitalizi che ha generato proposte apparentemente concordi, eppure aleatorie. Testimonianza sono le oltre 220 mila firme raccolte su change.org dalla proposta de Il Fatto Quotidiano. L’idea, anch’essa bisognosa di un semplice cambiamento dei regolamenti delle Camera, prospetta il ricalcolo di tutti i vitalizi attualmente in essere con il sistema contributivo attuale, il tetto minimo imposto dalla legge Fornero per tutti i lavoratori per la riscossione dell’assegno previdenziale, il limite di cinquemila euro lordi di vitalizio al mese, anche per chi – avendo rivestito più cariche in diverse assemblee elettive – percepisce più assegni, o per chi abbia già un trattamento previdenziale frutto della propria attività lavorativa privata.

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L’illustrazione di copertina di “Orgoglio e vitalizio”

La proposta è firmata da Primo de Nicola, Antonio Pitoni e Giorgio Velardi, autori del libro Orgoglio e Vitalizio, in cui si annoverano vitalizi maxi, tra cui quello di oltre 9.000 euro per Anna Finocchiaro e di 5.500 euro per Paolo Gentiloni.

Alla petizione ha risposto Antonello Falomi, Presidente dell’Associazione ex Parlamentari, con una lettera pubblicata dallo stesso quotidiano il 26 febbraio, precisando che le riforme pensionistiche in Italia, a partire dalla Dini del 1995, non sono mai state retroattive, e che i vitalizi sono «istituti di garanzia posti dalla Costituzione per consentire […] l’accesso alle cariche elettive anche a coloro che non hanno i mezzi per esercitare il loro mandato, e per assicurare agli eletti la possibilità di svolgere liberamente la loro funzione senza condizioni o vincoli». Per Falomi, dunque, la proposta così costituita minerebbe alcuni fondamentali diritti per il libero esercizio della professione.

Paola Guadagno

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