C’è chi rinnega o semplicemente tenta di celare le proprie origini e chi, invece, nutre un amore viscerale per la propria terra, specie per i suoi inimitabili modi di esprimersi: è il caso dello scrittore napoletano Davide Brandi, fondatore dell’associazione ‘Lazzari e Briganti’, nonché curatore di innumerevoli incontri volti a diffondere nel territorio campano — con il supporto degli altri membri dell’associazione — la conoscenza e la passione per la lingua napoletana.

In occasione delle prossime lezioni di dialetto che si terranno a Cava de’ Tirreni, abbiamo deciso di intervistarlo.

Innanzitutto come nasce l’associazione ‘Lazzari e Briganti – la banda del principe’? Ci racconti un po’ la sua storia.

‘Lazzari e Briganti – la banda del principe’ affonda le proprie radici nei primi anni ’80, a Napoli, nella zona del centro storico. All’epoca, infatti, frequentavo l’ITC Armando Diaz di via dei Tribunali, e nella spensieratezza dell’adolescenza scorazzavamo per i Decumani sino a Piazza Dante, cantando le canzoni di Pino Daniele (anche lui alunno del Diaz) ed, in particolare, il brano ‘Lazzari Felici’. D’allora tutti iniziarono a chiamarci Lazzari. Poi, col passare del tempo, ognuno prese la propria strada e perdemmo i contatti. Solo qualche anno fa, per mia volontà e con l’aiuto di Marinella Andrione, aiutati dai social network, abbiamo cominciato a contattare tutti gli ex compagni di scuola per formare un gruppo: l’intenzione era quella di scavare nelle antiche radici di questa città e salvaguardare la ‘napoletanità’. Le nostre iniziative, però, non si limitano solo alla lingua napoletana. Siamo tutti volontari ed organizziamo eventi culturali, manifestazioni artistiche dove riportiamo alla luce opere in lingua ‘nascoste’ dagli anni, ma anche dalle censure post unitarie; ci occupiamo della pulizia di monumenti, spiagge e tanto altro.

Da diversi anni, cura e tiene vere e proprie lezioni di lingua napoletana. Perché ritiene importante insegnare il napoletano?

La lingua napoletana è un’antica lingua con origini greche, osche e latine, oggi riconosciuta dagli standard internazionali ISO, ed è parlata da milioni di persone. E non mi riferisco solo all’area urbana di Napoli e alla Campania. Il napolitano è parlato, con le dovute sfaccettature dialettali, dall’Abruzzo al basso Lazio, dalle isole Pontine alla Basilicata, dalla Calabria cosentina alla Puglia settentrionale, e in tutte le grandi aree urbane del mondo dalle comunità meridionali. Si parla napolitano a New York come a Sidney, ad Adelaide come in Germania, a Londra come a Marsiglia. Pensi che in giro per il mondo la parola più diffusa è ‘pizza’, mentre la canzone più nota ‘O sole mio’. Il problema è che nonostante sia parlata, sono solo pochissimi coloro che la sanno scrivere. Ecco quindi la necessità di insegnare l’ortografia proprio per evitare gli ‘orrori’ che si leggono in giro.

L’11 marzo partirà un nuovo corso a Cava de’ Tirreni. Come sarà strutturato? Quali sono gli obiettivi?

Si, grazie agli amici dell’Associazione Culturale Due Sicilie di Cava, che hanno voluto attuare fortemente questa iniziativa, sabato 11 marzo partirà questo corso di lingua napoletana, strutturato in 4 incontri di circa due ore ciascuno, durante i quali, iniziando dalle origini della lingua, ci addentreremo nella grammatica e, attraverso delle esercitazioni pratiche con schede didattiche, mireremo a rendere autonomi i partecipanti nella scrittura. L’ultima lezione sarà una piacevole cerimonia/dibattito durante la quale, alla presenza del sindaco di Cava e di altre personalità, gratificheremo i partecipanti con la consegna degli attestati di “LAZZARA/O DOC”. Un simpatico riconoscimento che, come consuetudine, rilasciamo ogni anno a tutte le persone che frequentano i nostri corsi.

Date le tante variazioni grafiche che interessano i lemmi dialettali, quali saranno le sue opere teoriche di riferimento? A livello letterario invece, quali sono gli autori da lei prediletti?

Noi seguiamo le linee impartite dal compianto Carlo Iandolo, quindi la grammatica di riferimento è quella, ma — attenzione — non escludiamo nulla: durante le lezioni mostriamo tutti i modi possibili e le teorie linguistiche dettate ed espresse anche da altri autori. Negli incontri finali ci soffermiamo sempre sulla letteratura con una panoramica su tutti gli autori in ordine cronologico. Personalmente, amo molto Giambattista Basile (l’autore de Lo Cunto de li Cunti) e, per indole caratteriale e similitudine, Ferdinando Russo, l’autore del popolo, il ribelle, colui che scriveva senza remore e che tanto ha pagato in termini personali. 

Nelle scuole si dedica al napoletano davvero poca attenzione. Cosa ne pensa al riguardo? Crede che i ragazzi sarebbero entusiasti di seguire, in orario scolastico, un corso di dialettologia?

Io credo che la Scuola abbia l’obbligo morale di far conoscere le radici storiche d’ogni individuo prima di imporre metodi ed argomenti “noiosi” ai ragazzi. E quale occasione migliore se non attraverso la lingua nostra? Solo chiamando in causa un termine possiamo raccontare tantissimo della nostra città: ad esempio, basterebbe prendere ‘a funnachera’, ovvero donna d’‘o funnaco e da qui spiegare cosa era il fondaco e come era la città prima del Risanamento. Ogni lemma della nostra lingua racconta la storia, da qui non si scappa. Io ho avuto la sfortuna di frequentare una scuola ‘arcaica’ che mi ha raccontato una storia falsa sull’Unità d’Italia e mi ha imposto il Libro Cuore, I Promessi Sposi, opere di cui non voglio discutere la valenza letteraria, ma che sono lontanissime dalla nostra cultura. Ora abbiamo l’occasione di rimediare, di rinascere proprio attraverso la lingua napoletana.

Anna Gilda Scafaro

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Laureata in Lettere Moderne e specializzanda in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Anna Gilda Scafaro aspira a diventare una buona insegnante e una valida giornalista. Appassionata di scrittura e amante dei libri, nutre un forte interesse per l’Arte in tutte le sue sfaccettature più belle e complicate. Sogna di visitare i più rinomati musei europei e mondiali e di viaggiare alla scoperta delle storie più arcane e affascinanti che si celano nel cuore delle grandi e piccole città. Attualmente scrive per Libero Pensiero News, occupandosi della sezione Cultura.

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