Venerdì 24 febbraio, a Porta di Massa, nella facoltà di lettere e filosofia della Federico II è stata organizzata una serata di autofinanziamento, “Mas que Rada” , a cura del collettivo “Lettere Precarie”, insieme i ragazzi dell'”Aula Flex e alle attiviste di “Non una di meno”.

Il giorno dopo, la festa è stata definita un’occasione di devastazione di ambienti e cose. Una sordida e irresponsabile devastazione di uno spazio pubblico”, queste sono le parole del professore Edoardo Massimilla, direttore del dipartimento di Studi umanistici dell’ateneo Federico II. Questo perché, come testimoniano le foto, i bagni sono stati trovati in condizioni pessime: un cestino ribaltato, un lavandino rotto, varie macchie di sangue e qualche siringa.

L’università è rimasta chiusa un giorno e gli spazi sono stati sottoposti a una sanificazione. Dopodiché le foto fatte da Massimilla ai bagni, dopo la festa, sono finite appese alla bacheca dell’università, insieme ad una lettera, ora il Rettore sta valutando “se procedere ad una denuncia contro ignoti“.  I ragazzi, intanto, sono stati accusati di inciviltà e irresponsabilità. 

Siamo andati ad intervistare i rappresentanti del collettivo “Lettere Precarie”

Quali erano i fini dell’occupazione e della festa organizzata? Che iniziativa avevate intenzione di proporre?

“Sono ormai molti anni in cui proviamo a costruire, a partire da questo spazio, dei momenti che siano sia di socialità che di integrazione, ma anche di produzione di saperi altri, ad esempio di critica, di quello che può essere il sistema universitario, ma che riesca a connettere anche allo stesso tempo gli interventi sul territorio. Infatti, con questa iniziativa abbiamo cercato di rilanciare particolarmente la mobilitazione dell’8 Marzo, sciopero internazionale contro la violenza di genere, convocato dalla rete “Non Una Di Meno”, su cui stiamo investendo particolarmente. Sicuramente l’8 marzo faremo dei momenti assembleari qui all’università e proveremo  a costruire dei corsi di informazione alternativa incentrati sul tema del genere, della violenza di genere ecc. La festa che abbiamo fatto provava a tenere al centro della serata sia l’aspetto politico che sociale. Per questo abbiamo chiamato dei gruppi indipendenti, quindi autoproduzioni e chiunque altro avesse intenzione di far vivere l’università, una volta tanto, non più come un luogo visto come mero esamificio, quindi un luogo dove gli studenti sono isolati in una gabbia sociale, in cui sono costretti nel sistema di merito e valutazione, con criteri che non tengono per niente conto di quello che è un approccio critico al sapere”.

Cosa è successo durante la serata?

“Quello che è accaduto è che, come poteva accadere nell’uso quotidiano dei servizi, una ragazza si è appoggiata al lavandino ed è caduto. Si è fatta anche un po’ male, lei ci ha chiesto addirittura scusa, voleva perfino risarcire il danno, ma più che altro è rimasta sconcertata dal fatto che lei semplicemente appoggiandosi il lavandino abbia ceduto. Noi abbiamo cercato di pulire come meglio potevamo, raccogliendo anche i cocci, all’interno del secchio. Secchio che poi viene rappresentato all’interno della fotografia dell’articolo di Repubblica, spacciato per una caldaia. Quindi il secchio in cui erano raccolti i cocci del lavandino è stato rovesciato (non sappiamo chi sia stato), e sono state fatte delle foto. Sicuramente noi pensiamo che degli attacchi del genere non siano riferiti solamente a questo momento, in cui è accaduto qualcosa, ma rientrano all’interno di un piano che è complessivo, anche a livello nazionale, come vediamo ci sono stati degli attacchi durissimi e molto violenti alle concessioni, soprattutto ai collettivi che si muovono in questo senso e provano a fare lo stesso nostro lavoro all’interno dell’università di Bologna” – continuano: “In qualche modo, in questo momento, hanno provato a farlo qui. È chiaro che è scomodo sia all’interno dell’università, sia per i poteri forti, che la componente studentesca possa iniziare una volta tanto a prendere posizione su delle tematiche, ma anche semplicemente a provare a far vivere in maniera differente l’università, quindi parlando anche di critica, di capovolgere quelli che sono gli stereotipi, per quanto riguarda appunto la festa che abbiamo fatto in vista dell’8 marzo. Quindi si tratta di minare i nostri percorsi, come ad esempio i seminari che facciamo, di autoformazione, in cui coinvolgiamo studenti, docenti, per provare ad ampliare quello che è l’orizzonte di vedute,  di conoscenze e di analisi del contesto in cui ci troviamo a vivere oggi. E non è soltanto questo, proviamo quotidianamente a sperimentare delle forme di partecipazione, di autogestione, che siano differenti da quelli che ci vengono propinati da un sistema che ci forma non ad altro che alla precarietà, allo sfruttamento e allo sciacallaggio”.

Come avete intenzione di far fronte a queste accuse?

“Noi sicuramente non abbiamo intenzione di chiedere scusa, ma anzi rivendichiamo tutti i nostri percorsi. Stiamo pensando a delle iniziative che possano far sì che possiamo anche lanciare al mittente quelle che sono le accuse , in quanto noi sappiamo benissimo che le condizioni ordinarie dell’università sono più che degradanti. A porta di massa i bagni sono per lo più otturati, quasi tutti i giorni, non c’è acqua calda, sapone e niente per asciugare le mani”.
festa devastazione letterefesta devastazione lettere

“Poi c’è una biblioteca giù che è in stato di abbandono, in cui i libri anche di un certo valore sono a marcire, gli altri luoghi dell’università sono abbandonati. Ci sono sì siringhe dell’università, ma non a causa della festa, ma perché sono state lasciate qui da anni e anni. Il punto è che ci sono dei tagli molto ingenti a quello che è il welfare all’interno dell’università, che comportano il fatto che ovviamente non venga assunto il personale che possa poi dedicarsi alla manutenzione ordinaria di quella che è la facoltà. Come abbiamo detto, noi sicuramente non ci vogliamo fermare a queste accuse e continueremo con i nostri percorsi, sicuramente rivendicando la festa e i contenuti di quest’ultima”.
festa devastazione letterefesta devastazione letterefesta devastazione lettere

 

 

La ragazza che è rimasta coinvolta nell’incidente nel bagno ha spiegato: “Sono una studentessa del Dipartimento di Studi Umanistici, non faccio parte di nessun collettivo studentesco, frequento l’Università e non ho mai assistito ad atti di vandalismo. Sono profondamente dispiaciuta per le accuse diffamanti che sono state rivolte dall’Università e da alcuni giornali ai partecipanti e agli organizzatori della festa. Ho partecipato all’evento “Mas Que Rada” del 24 febbraio e posso assicurare che il lavandino non è stato rotto intenzionalmente: mi assumo la piena responsabilità dell’accaduto. È stato un incidente: ero in fila per il bagno, mi sono appoggiata al lavandino che ha ceduto, sono caduta ferendomi anche la mano(motivo delle macchie di sangue sul pavimento sfuggite all’attenzione dei ragazzi che mi hanno prontamente soccorsa). Qualora fosse necessario sono disposta a risarcire i danni dovuti all’incidente”.

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO