WhatsHappening e Prosperity Index: la classifica che misura la prosperità

Edizione speciale di marzo 2017

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WhatsHappening prosperity index prosperità

Cari lettori, con l’avvento di marzo torna l’edizione speciale di WhatsHappening, la rubrica di geopolitica di Libero Pensiero. Questo mese, il team vi propone il Legatum Prosperity Index 2016, la classifica stilata dal Legatum Institute al fine di indagare la prosperità di 149 paesi del globo.

AFRICA SUBSAHARIANA

Se si va a guardare all’Africa Subsahariana, al primo posto c’è il Sud Africa e all’ultimo la Repubblica Centraficana: stiamo parlando del Prosperity Index stilato dal Legatum Institute in base alla prosperità dei paesi in riferimento all’anno 2016. È difficile stabilire cosa si intenda esattamente per prosperità, ma i fattori chiave sono due: la ricchezza di un paese e il modo in cui essa viene distribuita fra la popolazione, il benessere che effettivamente crea.

In generale per quanto riguarda l’Africa Subsahariana il trend è positivo: è stata registrata una crescita che ha portato risultati positivi fra le popolazioni, ma le situazioni variano moltissimo in base ai paesi e ai fattori che vengono considerati. Ad esempio, un elemento determinante che ha visto un seppur piccolo miglioramento è la sanità: le aspettative di vita sono aumentate di cinque anni e la mortalità infantile è diminuita di un terzo. Anche l’economia e le imprese hanno fatto dei passi avanti, che seppur piccoli (e minuscoli se paragonati alla crescita del continente asiatico) denotano un paese in miglioramento, lontano da quell’Africa “senza speranza”, com’era stata ribattezzata un decennio fa. Al contrario, a rallentare questo trend positivo c’è il fattore sicurezza: i conflitti e le bande armate presenti nel paese rendono comunque precaria e instabile la situazione di diversi villaggi.

Infine, una questione fondamentale è quella dell’educazione: anche questo è un tasto dolente per i paesi dell’Africa Subsahariana, che spesso non prevedono un percorso di istruzione per i giovani del paese o lo gestiscono in maniera inadeguata, senza i mezzi necessari. Questa, secondo il rapporto del Legatum Institute, è una questione di importanza capitale: è proprio l’incapacità di creare una leadership e di investire nei cittadini – più che nei capitali e nella merce – a creare una situazione di instabilità e dipendenza da fattori esterni per questi paesi.

EUROPA

I cittadini europei sono «tra i più sani, i più ricchi e i sicuri al mondo». Basti pensare che 15 tra i primi 20 paesi più prosperosi al mondo sono europei, con la Norvegia (seconda) in testa nell’Europa occidentale e la Slovenia (ventesima) in Europa orientale. Nonostante questo dato inconfutabile, che ha caratterizzato e caratterizza ancora il Vecchio Continente (negli ultimi dieci anni la prosperità è aumentata), sono presenti degli importanti fattori di crisi, primo fra tutti quella dell’euro, che insieme alla crisi dei rifugiati scuote l’opinione pubblica europea.

A queste si aggiunge la crescente sfiducia verso l’Unione Europea, rappresentata dal Leave della Gran Bretagna dello scorso luglio. Inoltre, anche se l’Europa orientale ha avuto un incremento di prosperità, le differenze rispetto all’Europa occidentale rimangono sostanziali riguardo amministrazione, libertà personali, capitale sociale e soprattutto i tassi di corruzione, realtà che affligge il governo e i giudici.

L’Ungheria è in questo senso il paese più preoccupante con un sistema giudiziario debole e sempre più dipendente dalla politica. I paesi più prosperosi dell’area orientale sono la Macedonia e la Romania, ma anche qui non ci sono stati eccessivi miglioramenti in ricchezza perché essa non è distribuita equamente.

In paesi come la Bulgaria, la Moldavia e gli Stati balcanici non UE, invece, la povertà è ancora molto diffusa, in particolare nelle zone extra-urbane. L’Europa occidentale, d’altra parte, continua ad essere uno dei luoghi più prosperosi al mondo, nonostante la crisi finanziaria del 2008 abbia ridotto la crescita economica e penalizzato fortemente paesi quali la Grecia, l’Italia, Cipro e la Spagna. Un fenomeno allarmante, che sta coinvolgendo soprattutto il nord Europa, è la rinascita dei populismi xenofobi di estrema destra, come risposta alla crisi economica e a quella dei migranti, mentre i paesi meridionali mostrano sempre più insofferenza verso l’Unione Europea.

NORD AMERICA

Secondo il Legatum Prosperity Index del 2016 l’area nordamericana continua ad essere una delle 20 aree più prospere del pianeta, sebbene questo dato non abbia subito grandi variazioni nel corso degli ultimi 10 anni. Si può ben affermare infatti che nell’ultima decade negli USA come in Canada la prosperità sia in una fase di stagnazione, nonostante comunque intercorrano delle differenze tra le due grandi nazioni.

Può sembrare difficile comprendere le mancanze percepite da chi vive negli USA, una nazione appena uscita brillantemente da una crisi che avrebbe potuto affossarla, nella quale si registra un tasso di disoccupazione inferiore a molti paesi europei e che è sicuramente una delle potenze dominanti in campo mondiale. Eppure, proprio la registrata stagnazione della prosperità potrebbe fornire una chiave di lettura interessante del fenomeno. I calcoli effettuati per calcolare l’indice mostrano infatti come dal 2007 gli States abbiano perso 10 posizioni per quanto riguarda l’indice di sicurezza, e ben 21 per quanto riguarda l’indice della sanità. Insomma, problematiche sociali (come ad esempio il sempre maggior tasso di obesità), che oscurano il lavoro effettuato dal due volte presidente Obama in campo economico.

Quanto al Canada, l’istantanea che ci fornisce il Legatum Prosperity Index è differente. Sebbene anche qui l’indice di sicurezza e quello della sanità siano leggermente calati rispetto alle misurazioni della passata decade (2 posizioni perse per ognuno dei due indici), il Canada sembra comunque poter sperare in un prossimo incremento della prosperità. La maggiore flessibilità nel mercato del lavoro ha permesso alla nazione di piazzarsi alla terza posizione per quanto riguarda il Business Environment. Inoltre, qui l’indice di Libertà Personale e quello riguardante il Capitale Sociale non accennano a fornire segnali negativi, il Canada in queste due misurazioni è ancora fra i primi 3 paesi del mondo.

MEDIO ORIENTE E AFRICA DEL NORD

Anche il Prosperity Index evidenzia quanto lo stato di guerra abbia, e tuttora stia, bistrattando molte delle regioni dell’area geografica qui discussa. A chiudere la classifica generale è difatti lo Yemen, posizionandosi al 149esimo posto: ogni singolo indice, dalla prosperità dell’economia alla libertà personale, attesta la stagnazione dello Stato e del suo sviluppo in positivo. A soffrire una situazione simile sono anche la Libia, 136esima, e l’Iraq al 143esimo posto, ambedue realtà scosse da guerre civili.

Tuttavia, un segnale in positivo per i paesi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord è dato dalla posizione raggiunta da Israele e dagli Emirati Arabi Uniti, rispettivamente al 40esimo e al 41esimo posto. Di entrambe, il Prosperity Index evidenzia lo sviluppo economico, che ha loro permesso una crescita notabile nell’arco dell’ultimo decennio. Per quanto riguarda la nazione di Netanyahu, i singoli indici mostrano un paese che progredisce in maniera disomogenea: ad esempio, alla nona posizione raggiunta nel parametro “Salute” corrisponde un 91esimo posto in ambito di “Libertà Personale”. Gli Emirati Arabi Uniti superano Israele in ambito di prosperità economica e soprattutto in ambito di sicurezza nazionale – quest’ultimo fattore è probabilmente condizionato dalla situazione di perenne tensione che Israele vive con lo Stato di Palestina.

Fattore comune a tutti gli Stati di quest’area è la scarsa prosperità per quanto riguarda le libertà personali e la tolleranza sociale: oltre ai paesi già citati, anche Qatar (46esimo), Bahrein (67esimo), Oman (70esimo) e Kuwait (71esimo), che figurano nella parte “alta” del Prosperity Index, registrano a tale proposito un risultato poco soddisfacente. Lo studio ha inoltre messo in rilievo i risultati raggiunti da Tunisia e Marocco, che procedono in maniera inversa: mentre la parabola di prosperità della Tunisia appare in discesa, quella del Marocco ascende grazie a una maggiore stabilità interna che, garantendo sicurezza, sta concedendo passi in avanti all’economia della nazione.

AMERICA LATINA

L’America Latina ha subito una notevole trasformazione sociale ed economica negli ultimi 10 anni. Tuttavia, tale trasformazione ha contribuito a migliorare settori come l’istruzione, il livello di democrazia, la riduzione di povertà assoluta, ma, ciò nonostante, la regione non è riuscita a migliorare il suo indice di prosperità. Ciò sicuramente perché la crescita del PIL si è bloccata nel 2010, comportando involuzioni per campi come la salute, ad esempio, l’ambiente e soprattutto per le politiche governative. Il grafico sull’andamento generale dell’area dal 2007 al 2016 mostra come l’indice di prosperità sia aumentato vertiginosamente nella fase iniziale, per poi mantenersi su un livello stabile. Ciò perché, comunque, all’interno dell’area geografica considerata, vi sono paesi come, ad esempio, Costa Rica, Nicaragua, Cile e Uruguay che godono di un alto livello di prosperità, e altri paesi, come Venezuela, Messico, Colombia e Perù che, secondo il Prosperity Index, rientrano tra quei paesi in profondo deficit di prosperità. Un discorso a parte meritano, invece, Argentina e Brasile.

L’Argentina (posizione 49 nel rank sul Legatum Prosperity Index) ha incrementato la sua prosperità grazie ai miglioramenti nel campo dell’istruzione, del capitale sociale e della libertà personale. Tuttavia, come in tutta la regione, miglioramenti in tal senso portano inevitabilmente ad un calo nel settore ambiente.

Il Brasile (posizione 52 nel rank sul Legatum Prosperity Index) ha sempre suscitato grandi aspettative per il potenziale che il paese oggettivamente possiede. Tra il 2007 e il 2015 è riuscito a ridurre notevolmente il livello di povertà assoluta, anche se, nel recente periodo, tale trend si è bloccato, destando importanti preoccupazioni a livello internazionale, perché ha influenzato altre categorie come la salute, l’ambiente e l’istruzione. Altra recessione preoccupante è quelle delle politiche governative, attribuibile essenzialmente all’alto livello di corruzione presente all’interno del paese.

Hanno collaborato: Rosa Ciglio, Elisabetta Elia, Andrea Palumbo, Valerio Santori, Rosa Uliassi

Edizione speciale di febbraio 2017