Islam musulmana
Sara Ahmed

Islam e integrazione sono temi che riempiono quotidianamente le pagine della stampa mondiale, spesso strumentalizzati nelle campagne elettorali di taluni politici.

Come ha dichiarato il Grande Imam, Sheikh Ahmad Mohammed El Tayyeb, in un’intervista a La Stampa «la conoscenza vera dell’Islam è l’antidoto al radicalismo», per questo la nostra testata ha deciso di intervistare Sara Ahmed, una giovane ragazza musulmana molto seguita sui social network con origini egiziane ma nata e cresciuta in Italia – attraverso la quale abbiamo cercato di capire qualcosa in più sull’Islam, la sua religione, e il fenomeno estremista.

Che ruolo ha la donna nella religione islamica?

«L’Islam sin dalla sua nascita ha protetto la dignità della donna, garantendole diritti e protezione. Nell’Arabia preislamica le donne erano ritenute esseri inferiori che venivano sepolte vive e l’Islam mise subito fine a questa pratica barbara. I comportamenti maschilisti da parte di alcuni uomini musulmani sono dovuti a retaggi culturali e all’ignoranza dei veri principi islamici. L’uomo e la donna sono uguali e complementari.»

Quali sono i miti da sfatare sulla donna musulmana?

«I miti da sfatare sono molteplici ma il primo che mi viene in mente è il classico stereotipo “la donna musulmana è la donna maltrattata dagli uomini di casa”. La nostra società deve comprendere che gli uomini maschilisti e dispotici esistono in qualsiasi società, anche in quella italiana, ad affermarlo i numerosi casi di femminicidio compiuti da uomini italiani e non musulmani. Bisogna guardare oltre quell’immagine della donna sottomessa che i Media propongono ormai da anni. Noi donne musulmane siamo anche studentesse universitarie, mamme, maestre, professoresse, donne in carriera, donne che intraprendono la politica, stiliste, make up artist e molto altro. Le nostre vite e ciò che ne concerne non è tanto diverso dalle vite delle donne non musulmane.»

Islam musulmanaUno dei temi più discussi, e che mi incuriosiscono personalmente, è quello dell’abbigliamento, in particolar modo del velo: raccontaci la tua esperienze e le tue scelte in merito.

«Ho indossato il velo a 19 anni dopo un lungo percorso spirituale. Non lo indosso assolutamente per “nascondere e coprire la bellezza della donna”, ma come segno di devozione e simbolo identitario. La libertà di indossare il velo non è compresa agli occhi di molti perché il Hijab (indumento che lascia scoperto il viso) viene confuso o legato al Burqa, indumento legato a un retaggio culturale afghano e completamente estraneo alla religione islamica. Le donne musulmane che indossano il velo devono essere libere di poterlo indossare senza essere discriminate soprattutto in ambito lavorativo, l’Italia è uno stato laico che garantisce la libertà religiosa. Tuttavia, penso, che mentre difendiamo il nostro diritto di poter indossare il velo dobbiamo ricordarci e difendere chi il velo è costretto ad indossarlo. Se per noi è un atto di devozione per altre donne è solo un indumento che priva e ostacola la loro libertà, diventando imposizione e violenza, elementi che l’Islam condanna.  Trovo anche che l’Islam venga minimizzato ad un velo, precludendo tutta la spiritualità e valori che da secoli trasmette ai suoi fedeli. Indosso il velo da ormai sei anni ma non voglio essere solo quello. Non voglio che sia l’unico aspetto trattato e percepito. L’Islam è altro, tanto altro.»

Ti senti più italiana o egiziana?

«Mi sento italianissima, anche se agli occhi della legge italiana lo sono diventata solo dopo il compimento dei 18 anni. Prima di ottenere la cittadinanza mi sentivo ugualmente italiana a tutti gli effetti anche se non avevo niente che lo attestasse. Sono molto legata alle origini egiziane dei miei genitori, ma ho ormai piantato solide radici qui in Italia. Il mio dialetto romano, il mio accento italiano che si sente in qualsiasi lingua straniera parli, la mia mentalità, la mia cultura sono ormai “Made in Italy”.»

Cosa ti piace dell’Italia e cosa, invece, non ti piace.

«Mi piace quasi tutto ad esclusione della politica e della lunga burocrazia tipicamente italiana. Per il resto non posso che ritenermi fortunata di essere nata e cresciuta qui.»

Com’è il tuo rapporto con le donne non musulmane?

«Ho più amiche non musulmane che musulmane a dire il vero. La religione è una sfera privata e non un metro di paragone per classificare le persone. La migliore amica di mia mamma è cristiana cattolica, a Natale ci scambiamo i regali e durante le feste islamiche riceviamo sempre i suoi auguri. Ho amiche musulmane, cristiane e anche atee. Interagisco con donne di qualunque fede o non fede.»

Islam musulmanaSo della tua scelta di non comparire nei programmi TV, per quale motivo?

«L’Islam è argomento di dibattito da ormai 15 anni a questa parte. Il celebre aforisma “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante che se ne parli” in questo caso non vale, perché è proprio COME il tema Islam e tutti gli argomenti annessi vengono trattati a fare la differenza. Le argomentazioni poco oggettive e poco realistiche sull’Islam e sulle donne musulmane, che decidono liberamente di indossare il velo, hanno collaborato sempre più alla creazione di un terreno fertile per l’Islamofobia

La strumentalizzazione mediatica dunque incide sull’immagine che si ha del mondo musulmano. 

«Non si può negare che i Media internazionali, inclusi quelli italiani, abbiano fornito una sola immagine dell’Islam, un Islam pronto ad invadere, un Islam pronto ad imporre la sua cultura, le sue leggi e i suoi veli. Nell’immaginario collettivo le donne musulmane, infatti, non sono altro che le donne costrette a velarsi, le donne maltrattate e oppresse dagli uomini di casa. Gli uomini invece vengono visti come uomini dalla lunga barba con una mentalità maschilista e retrograda. La disinformazione messa in atto da parte dei Media ha così innescato nel corso degli anni solo una serie di stereotipi difficili ma spero non impossibili da abbattere. Ad oggi, noi donne musulmane nelle varie trasmissioni non abbiamo diritto di parola, veniamo usate come fenomeni da baraccone con l’unico intento di alzare lo share televisivo e non per un dibattito serio e costruttivo sui vari eventi storici che toccano tutti noi. Dopo ogni attentato i vari talk show contattano disperatamente ragazzi e ragazze musulmane, prevalentemente di seconda generazione, da presentare in TV. La proposta è sempre la stessa “le daremo spazio e modo per spiegare che non siete dei terroristi e che anche voi musulmani siete vittime dell’Isis”, la realtà dei fatti invece è completamente diversa, ossia, personaggi islamofobi presenti in studio pronti a scavalcarti con la voce e con il tempo televisivo a loro fornito e a te negato.»

Cosa pensi dell’estremismo islamico?

«Il dolore degli attentati di Parigi, Nizza e Berlino rimbomba ancora oggi nei cuori di tutti noi, un dolore che però non deve sfociare in rabbia e discriminazione verso quella stragrande parte di musulmani che condanna e denuncia ogni forma di estremismo, quell’estremismo, purtroppo, presente in Stati dove a comandare è l’oscurantismo wahabita e non l’Islam puro. È la sostanziale differenza, non compresa agli occhi di molti, tra il Wahabismo e l’Islam: tra chi fa della religione una sfera privata e personale e tra chi, invece, trasforma la religione in ideologia a creare astio nei confronti dell’intero mondo musulmano. L’assenza di tali nozioni rende la situazione storica che stiamo vivendo offuscata agli occhi di molti. L’estremismo wahabita è una macchia nera e un veleno che danneggia l’Islam. I Paesi che promuovono ideologie estremiste, come l’Arabia Saudita, sono purtroppo paesi con cui noi facciamo affari e vendiamo armi invece di ostacolare. L’estremismo è frutto di una guerra d’interessi geopolitici ed economici, inutile negarlo.»

E delle politiche “filotrumpiane” nei confronti della popolazione musulmana mondiale?

«Mi sembra un ripetersi di gravi eventi storici che ci siamo lasciati alle spalle e da cui non abbiamo imparato niente. La politica di Trump ha portato un’ondata d’odio verso una minoranza che viene sempre più presa di mira. Molti politici, ormai, usano i musulmani come capro espiatorio per ottenere voti. Dobbiamo evitare il ripetersi di eventi di cui ancora oggi ci vergogniamo».

Intervista a cura di Suania Acampa

CONDIVIDI
Articolo precedenteVia al ciclo di seminari sulla storia di Napoli
Articolo successivoWhatsHappening e Prosperity Index: la classifica che misura la prosperità
Nata nel ’91, laureata con il massimo dei voti in Comunicazione Pubblica Sociale e Politica alla Federico II di Napoli e precedentemente in Lettere Moderne nella stessa Università. Nel 2009 pubblica il libro Ho Scelto Te (Graus Editore) con il quale vince, nel 2010, la XIII edizione del Premio Letterario Emily Dickinson. Il libro diventa protagonista del progetto: “Urla, voci, musica dei giovani per Napoli” dell’Istituto IPIA di Miano (Na). Sul libro Ho Scelto Te ha lavorato ad una sceneggiatura l’attore e regista Duccio Giordano. Nel 2010 è scelta come giurata per il Primo Concorso Letterario Nazionale di “Tempo Vissuto”. Nel 2014 pubblica in formato e.book il racconto Le Intermittenze del Cuore disponibile in tutti i principali e.book store. Dal 2005 in poi ha collaborato con numerose di testate giornalistiche sia online che cartacee. Dal 2015 è Giornalista Pubblicista iscritta all’albo della Campania.

1 COMMENTO

  1. si può essere musulmane senza velo? Una donna che porta il velo non è sottomessa sperando che la figlia possa non metterlo se vuole. Il maschilismo c’è in ogni cultura ma dove c’è laicità ci sono anche gli strumenti culturali per combatterlo

LASCIA UN COMMENTO