È un periodo molto vivace quello che sta vivendo il centrosinistra, tra le primarie del Partito Democratico – conteso tra Matteo Renzi, Michele Emiliano e Andrea Orlando –, la scissione dei Democratici e Progressisti e il Campo Progressista di Giuliano Pisapia.

La più volte annunciata scissione della sinistra interna del Partito Democratico è, alla fine, arrivata. I suoi protagonisti sono stati Roberto Speranza, Enrico Rossi, Pierluigi Bersani. La regia, invece – almeno secondo Matteo Renzi –, è di Massimo D’Alema. Non ha partecipato alla scissione, invece, Michele Emiliano, il quale ha deciso di sfidare Renzi per rendere il PD di nuovo il partito del lavoro, dell’ambientalismo, del noi e non dell’uomo solo al comando.

Gli scissionisti, intanto, hanno costituito Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista”. È nato il 28 febbraio come gruppo parlamentare, con 36 deputati – 20 ex-PD e 16 ex-Sinistra Italiana, come Arturo Scotto e Alfredo D’Attorre, che nel neonato partito di sinistra radicale rappresentavano l’area più dialogante con il centrosinistra – e 14 senatori, tutti ex-PD.
Il nuovo gruppo parlamentare continuerà a sostenere il governo Gentiloni, con lo scopo di arrivare a fine legislatura (2018) spostandone l’agenda a sinistra. Lo scopo dichiarato dei Democratici e Progressisti è creare un nuovo centrosinistra, senza però escludere un futuro dialogo con il PD.

Intanto, lo stesso Partito Democratico è in fermento. La data delle primarie è stata fissata per il 30 aprile e vedrà una corsa a quattro: a contendersi la segreteria sono, infatti, Matteo Renzi, Michele Emiliano, Andrea Orlando e Carlotta Salerno.

Matteo Renzi

Ex Presidente del Consiglio ed ex Segretario del PD, dopo aver perso il referendum costituzionale del 4 dicembre e aver accettato di anticipare il dibattito interno al partito, si ricandida alla segreteria del PD. È la prima volta nella storia del PD che un segretario dimissionario si ricandidi alla segreteria. Renzi è sostenuto in questa corsa dalla maggior parte dei membri dell’attuale maggioranza di governo.

Michele Emiliano

Dopo aver lanciato un comunicato insieme a Speranza e Rossi in cui dichiarava una rottura insanabile con il partito di Renzi, non ha preso parte alla scissione, ma si è candidato in dura opposizione a Renzi.
La linea di Emiliano è quella di riportare il Partito Democratico ad essere il partito del lavoro, della scuola, dell’ambiente e del “noi”, contrapposto al partito dei voucher, dei petrolieri e dell’uomo solo al comando.

In caso di vittoria, proporrà a livello nazionale l’esperienza di governo della Regione Puglia, costruita dal basso e basata sulla salvaguardia dell’ambiente – la Puglia è stata tra le 5 regioni promotrici del referendum contro le trivellazioni –, sulla difesa e attuazione della Costituzione – Emiliano si è schierato per il No al referendum costituzionale del 4 dicembre – e sulla lotta alla povertà e alle diseguaglianze – nella regione Puglia, Emiliano ha istituito un reddito di dignità.

Andrea Orlando

L’attuale Ministro della Giustizia, membro della corrente dei Giovani Turchi, si definisce il candidato in grado di unire le varie anime del partito e considera Emiliano un populista. Immagina un Partito Democratico non autosufficiente ma perno di una coalizione di centrosinistra per modernizzare il Paese e contrastare le disuguaglianze. È sostenuto dai cuperliani, l’ala di Sinistra non uscita dal partito e dall’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Carlotta Salerno

Segretario cittadino dei Moderati di Torino, sarà l’unico candidato donna nella competizione. La sua rappresenta la candidatura più oscura: oltre ad un Partito Democratico con maggiore attenzione alla base e ai territori, non si sa ancora nulla.

L’11 marzo ci sarà la nascita ufficiale di Campo Progressista, il soggetto ideato da Giuliano Pisapia, che raccoglie gli ex-SEL che non hanno aderito a Sinistra Italiana.

Lo scopo di Campo Progressista è di “federare il mondo progressista esterno al PD per poi dialogare con quest’ultimo e strapparlo dall’alleanza con i centristi. Campo Progressista e Democratici e Progressisti si guardano a vicenda con interesse. Non è esclusa una futura unità tra le due creature.

Intanto, mentre il centrosinistra vive moti e incertezze, il governo e il Paese sono bloccati su vari versanti.

Ad esempio, da più di un mese ormai la Corte si è espressa sui quesiti referendari sul lavoro, indicando una data tra il 15 aprile e il 15 giugno per il referendum. Spetta al Parlamento scegliere una data o modificare le leggi su voucher e appalti. Un’altra questione rimasta aperta è quella della legge elettorale e della durata del governo e, quindi, della data delle prossime elezioni.

Il destino di referendum, legge elettorale e governo, quindi dell’Italia stessa, sono legati alla linea del partito di maggioranza, ovvero il Partito Democratico, e ai suoi rapporti con le altre forze politiche, come ad esempio i neonati Democratici e Progressisti e Campo Progressista o i partiti centristi. È tutto rimandato, dunque, a maggio, all’indomani delle primarie. Ciò significa che la coincidenza tra elezioni amministrative e referendum sul lavoro – auspicata dalla CGIL per risparmiare e per favorire la partecipazione cittadina – è meno probabile per questioni di tempo.

Pietro Marino