Migliaia di bambini vengono sfruttati in India nelle miniere di mica delle regioni di Jharkhand e Bihar a est del paese. I numeri sono alti: si parla di 20.000 minorenni, che lavorano al di fuori della legge e in condizioni pericolose per la loro salute.

Tutto questo avviene per poter esportare e produrre la mica: un minerale dall’aspetto molto brillante usato soprattutto nella cosmetica e nell’industria delle automobili. Cina, Stati Uniti e Giappone sono solo alcuni dei paesi che importano ampiamente il minerale. L’India, invece, ne è uno dei principali produttori ed esportatori: solo nel 2014 ha esportato 138.000 tonnellate di mica. Tuttavia, gran parte del lavoro in queste miniere viene svolto in maniera illegale, con tutto ciò che ne consegue per i diritti dei lavoratori, le loro condizioni e soprattutto per lo sfruttamento del lavoro minorile.

Ad aver stilato il rapporto che denuncia lo sfruttamento del lavoro minorile in queste regioni dell’India è la Somo (The Centre for Research on Multinational Corporations), che è stata incaricata da Terre Des Hommes Olanda e che nel maggio dello scorso anno ha pubblicato il report dal titolo “Beauty and a beast – Child labor in India for sparkling cars and cosmetics“. Il risultato è quindi un grave sfruttamento del lavoro minorile avvenuto in concomitanza con la crescita di produzione ed esportazione di mica negli ultimi dieci anni.

I numeri del rapporto non sono completamente confermati dai fatti, ma si basano su racconti indiretti, testimonianze, calcoli e stime. Nelle regioni di Jhakhar e Bihar, infatti, vi sono circa 300 villaggi rurali, dove le famiglie vivono in condizioni di estrema povertà e che spesso necessitano del lavoro di tutte le sue componenti, bambini compresi. Tutto ciò ha conseguenze non soltanto sulla loro vita di bambini deprivati della propria infanzia, ma anche sulla loro salute. Le polveri che possono essere inalate durante la raccolta e la frantumazione della mica nelle miniere sono infatti molto pericolose e possono portare a malattie respiratorie.

«Durante la ricerca sul campo, un rappresentante locale della BBA (Bachpan Bachao Andolan, ONG indiana) ha detto che nella miniera di mica del villaggio di Dhab circa il 10% dei bambini non va a scuola e probabilmente lavora nelle miniere», racconta il report, confermando come lo sfruttamento del lavoro minorile sia la norma, largamente tollerato dal governo dell’India e accettato dalle stesse famiglie a causa dell’indigenza economica.

Una storia, quella dello sfruttamento del lavoro minorile, che in India è stata già sentita altre volte. Nel caso delle miniere di mica, il problema è collegato all’illegalità in cui si svolge il lavoro: soltanto il 10% delle miniere presenti in India, infatti, rispetta i canoni della legge ed è regolarmente registrato.

Ma il problema sta a monte. In India, infatti, il Child Labour Act del 1986, che regolamenta il lavoro dei bambini in tutto il paese, non svolge un’adeguata tutela dell’infanzia. In primo luogo, bambino è definito chiunque al di sotto dei quattordici anni, autorizzando automaticamente il lavoro di chi invece li ha compiuti. In secondo luogo, ad essere vietato non è il lavoro minorile in sé, ma il lavoro dei bambini in alcune categorie, considerate dannose per la salute o troppo faticose per essere svolte da ragazzini. In più, la legge sul lavoro minorile non si applica ai bambini che lavorano per aiutare le proprie famiglie, clausola che permette, in maniera sottile, che questi bambini svolgano proprio quei lavori vietati dalla legge.

Quella dei bambini sfruttati nelle miniere di mica sembra essere dunque soltanto la punta dell’iceberg. Oltre ad una maggiore consapevolezza da parte di chi commercia i prodotti e sceglie i propri partner (com’è stato richiesto dalla Terre Des Hommes all’Olanda, paese importatore di mica), la prospettiva che si delinea a lungo termine è quella di una strategia per una protezione totale dell’infanzia, da applicare non al singolo caso ma all’intero paese.

Elisabetta Elia