Valeria Valente ha dato le dimissioni da capogruppo del Pd al Consiglio Comunale di Napoli. La scelta è parsa obbligata dopo la sfiducia votata dagli altri consiglieri.

La Valente aveva perso consensi, per così dire, tra i colleghi per la vicenda che è stata definita “Listopoli” e che la vede protagonista. Lo scorso gennaio una giovane ragazza disabile, Federica, aveva scoperto, grazie ad una notifica della Corte di Appello di Napoli, di essere stata candidata alle comunali di giugno nella lista Napoli Vale, con l’allora candidata a sindaco Valeria Valente. La denuncia da parte dei genitori della ragazza aveva scatenato un “effetto domino”, con un susseguirsi di denunce simili. Inevitabile l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Napoli, inchiesta che però non vede la Valente tra gli indagati.

Valeria Valente ha annunciato le proprie dimissioni tramite Facebook, descrivendole come necessarie vista “la richiesta che mi è stata formalizzata stamattina dai componenti del gruppo consiliare e anticipata dalle dichiarazioni del segretario regionale della Campania rese nel corso dell’assemblea pubblica di venerdì scorso”.

In occasione dell’assemblea citata dalla deputata Pd, infatti, il segretario regionale del partito, Assunta Tartaglione, aveva commentato la vicenda, parlando di “troppe e intollerabili cadute che il partito ha dovuto affrontare a Napoli”. Aveva poi precisato:

“Per vicende come la cosiddetta Listopoli non sono sufficienti le scuse, che pure abbiamo fatto per primi. Il rispetto per i nostri elettori, per i cittadini, per il partito, viene prima di ogni altra cosa. (…) casi come Listopoli compromettono seriamente l’efficacia della nostra azione politica nella città di Napoli”.

Tartaglione ha continuato specificando qual è per il Pd uno dei maggiori problemi causati da simili “scivoloni” a Napoli:

“Sono stanca dell’ennesimo regalo fatto a un sindaco che vive di annunci fatti sulla pelle della gente, che fa lo splendido grazie alle risorse stanziate dal Governo e dalla Regione e due minuti dopo si lamenta perché Napoli sarebbe discriminata dallo stesso Governo e dalla stessa Regione. Un sindaco che si permette di sbeffeggiare l’unico partito che basa la propria vita interna su regole democratiche dopo aver creato una sorta di partito-famiglia, spacciandolo per un movimento rivoluzionario”.

Valeria Valente ha accompagnato l’annuncio delle proprie dimissioni con parole ricche di amarezza:

“È stato un ruolo, quello di capogruppo, che ho deciso di ricoprire, su richiesta e d’intesa con il Pd, per aiutare il mio partito a ricostruirsi un profilo politico e un radicamento in città dopo il risultato bruciante alle elezioni amministrative a Napoli, dove ha ottenuto un brutto 11%, frutto di anni di assenza e di mancata opposizione in Consiglio comunale a de Magistris, ma frutto anche di tante divisioni, alimentate prima e dopo, durante le primarie e nel corso della campagna elettorale, da chi ha dimostrato di essere mosso più dallo spirito di rivalsa personale, che dalla battaglia in nome di Napoli.

(…) Pago l’aver avuto il coraggio di sfidare, con la scelta di candidarmi a sindaco, personalità importanti e i loro sistemi di potere, l’ambizione di aver provato e creduto che fosse possibile costruire un profilo di opposizione non succube alle logiche del consenso personale dei singoli, ma che tornasse ad avere la voglia di parlare a pezzi di opinione pubblica in ragione di battaglie chiare e visibili, il non essermi fermata anche quando mi veniva chiesto, l’avere scelto a volte di andare avanti da sola senza fare sconti a nessuno, senza paura, forte di una vita specchiata, del mio rigore e della mia assoluta onestà, senza avere nessun potere forte alle spalle. L’avere sfidato pratiche fatte di silenzi, assenze e mancate contestazioni e consociativismo sotterraneo che hanno caratterizzato e caratterizzano pezzi del Pd in cambio della gestione di pezzi di potere funzionali a costruire fette di consenso personale”.

La Valente ha chiuso, poi, ribadendo ancora una volta la propria estraneità ai fatti ed esprimendo la propria totale fiducia nel lavoro della magistratura.

“Mi auguro che anche nella vicenda dei candidati inconsapevoli si possa fare al più presto piena luce in nome delle persone finite in lista senza che ci dovessero essere, in nome di quelle persone oneste e perbene che hanno collaborato alla mia campagna elettorale, ma anche in mio nome, che da questa vicenda ho avuto soltanto danni, durante e dopo la campagna elettorale”.

Desire Rosaria Nacarlo

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