In occasione dell’8 marzo e per approfondire la conoscenza delle dinamiche legate all’IVG, abbiamo intervistato la dottoressa Silvana Agatone, ginecologa non obiettrice e presidente della LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della legge 194/78). Con lei abbiamo affrontato le problematiche legate all’obiezione di coscienza e all’applicazione della legge sull’aborto.

Dottoressa Agatone, inizierei approfondendo la relazione annuale del Parlamento sullo stato di applicazione della legge 194/78, che evidenzia una diminuzione del ricorso all’IVG e un’adeguata applicazione della 194, senza problematiche legate alla obiezione di coscienza. Lei come spiega questi dati?

«Glieli spiego in maniera molto scientifica, non corrispondono alla realtà dei fatti. Per fare una relazione sono necessari dati pratici, empirici, reali, ma come viene fatta questa relazione? Come si prendono i dati? Ogni medico non obiettore, in ospedale, ogni volta che fa un rapporto deve riempire una scheda che va all’ISTAT. A livello nazionale si dice che quest’anno sono stati fatti meno aborti, se però molti Centri chiudono – perché qui ogni giorno ne chiude uno –, ci sono meno operatori, meno operate, quindi arrivano meno schede, e allora il Ministro dice che l’aborto diminuisce. Ma finché il Ministro non studia anche la domanda, quindi la richiesta di aborto, non potrà dire che questa cosa è vera. È un’interpretazione molto superficiale dei dati.»

Dunque, gli aborti non sono diminuiti?

«Il Ministro dice che gli aborti diminuiscono, quindi anche se i non obiettori diminuiscono tutto va bene. Il discorso va letto esattamente al contrario: i non obiettori diminuiscono e quindi il numero di aborti fatti alla luce del sole, in ospedale, diminuiscono, e ciò perché ci sono meno operatori. Ma questo non vuol dire che le donne non necessitino di abortire, e c’è la possibilità che vadano nel clandestino, che nella relazione non è studiato. Per dire quanti aborti clandestini si fanno, loro usano un modello statistico-matematico: ci sono tot numero di donne fertili in Italia, quindi tot faranno l’aborto, tot andranno in aborto clandestino. Tutto questo non tenendo conto che in Italia non è che ci sono solo le donne italiane. Quindi, già il modello statistico non ci dice la realtà.»

La conclusione cui si arriva quindi non è esatta?

«La conclusione che trae è assolutamente sbagliata. Da una parte l’aborto può essere veramente diminuito, perché è aumentata la conoscenza della contraccezione, ma dall’altra è una conclusione assolutamente irreale, perché noi non sappiamo se sia veritiera, cioè se nella realtà gli aborti sono diminuiti o no. Noi sappiamo che ogni giorno chiude un Centro, adesso è la volta di Benevento, Foligno, Gaeta, nel Lazio hanno chiuso tantissimi. Molte donne di Napoli, ad esempio, vanno alla clinica Sant’Anna di Caserta, la quale riceve dalla Regione Lazio un budget per gli interventi chirurgici che si esaurisce a settembre. A settembre rimangono senza fondi per fare gli interventi: le donne che chiedono l’aborto non sono diminuite, solo che a settembre il Centro non avrà più fondi. Non è che non c’è la domanda, e l’assurdo di questa relazione è proprio questo: se non sa quante donne vogliono l’aborto, non sa se la domanda è soddisfatta dall’offerta. Non può trarre conclusioni perché manca lo studio della domanda.»

Coerente a questo discorso è la questione legata al bando di concorso per soli medici non obiettori dell’ospedale San Camillo di Roma. Il bando è stato accusato di discriminare i medici obiettori, un’accusa che ricorda – all’inverso – quella della CGIL, che nel 2013 denunciava, tra le altre cose, la discriminazione nei riguardi dei medici non obiettori.

«Sì, iniziativa a cui abbiamo partecipato, ma è stato fatto un reclamo precedente dall’IPPF (International Planned Parenthood Federation). Noi della LAIGA abbiamo dato i dati sia a questa organizzazione internazionale che nel 2014 ha vinto il primo reclamo contro il Governo, sia alla CGIL che l’ha vinto nel 2016. Ci sono stati due reclami e sono stati vinti tutte e due, nonostante nella relazione non si dica così. A livello europeo la condanna è stata edulcorata, mettendo prima che il Ministero ha cercato di cambiare qualcosa, ma nelle ultime pagine la condanna si evince, e il Ministro verrà richiamato nel 2017 a testimoniare cosa è stato fatto nell’ambito interessato.»

Ed esiste effettivamente una discriminazione ai danni dei medici non obiettori?

«Sì, sì. Quanti primari conosce non obiettori, cioè che veramente fanno gli interventi in tutta Italia? Non arriviamo a 10.»

I ginecologi del domani saranno in maggioranza obiettori o non obiettori?

«Primari? Saranno sempre gli obiettori a diventare primari.»

Quindi, vi sarà sempre minore garanzia di applicazione della 194/78.

«Sì. Con riguardo alla questione del San Camillo e alla discriminante, qui a Roma abbiamo degli ospedali religiosi, come il Gemelli, Villa San Pietro, il Fatebenefratelli, che sono ospedali religiosi convenzionati col sistema sanitario nazionale, cioè che paghiamo noi con le nostre tasse. Questi ospedali hanno l’obiezione di struttura: cioè io non obiettrice non posso fare concorsi lì, non mi ammettono, non posso partecipare. In più, se un ginecologo che opera lì decide di divenire non obiettore, viene licenziato.»

In tal modo, però, a essere discriminati non sono solo i medici, ma anche le donne che necessitano dell’IVG.

«Certo. Lei calcoli che siamo cinquantanove milioni di italiani, di cui cinquantuno milioni e passa sono cattolici e hanno firmato il referendum per avere l’aborto. Chi fa il non obiettore lo fa per un senso molto civile, perché con tutte le guerre che si è costretti ad affrontare – non in tutti gli ospedali, per fortuna – bisogna essere non obiettori profondamente convinti della propria scelta.»

Esiste anche una forma di “ignoranza” nei riguardi della legge e di ciò che effettivamente disciplina? Spesso si sottovaluta quanto l’aborto sia una realtà molto complessa e sofferta.

«Assolutamente. Al giorno d’oggi, vengono delle coppie che magari hanno avuto i due “contrattini” a tempo determinato, cercano di mettere su famiglia, a un certo punto lui perde il lavoro e lei deve abortire perché sa che se dice che è in gravidanza le tolgono sicuramente il contratto e non sanno come sopravvivere. Molte famiglie italiane, adesso, vengono mantenute addirittura dalla pensione dei nonni, questa è la realtà: le coppie sanno come fare i figli, non sanno come mantenerli.»

Quali misure potrebbero attuare le Istituzioni al fine di garantire la reale applicazione della legge 194/78? 

«Devono semplicemente farla applicare, perché secondo l’articolo 9 della legge gli Enti ospedalieri devono erogare ambedue i tipi di IVG: quella per i primi 90 giorni, volontaria, e quella dopo i 90 giorni, per malformazioni fetali o pericolo di vita della donna. Nella relazione del Ministro, poco più del 40% degli ospedali italiani non eroga nessuno dei due servizi, quindi sono ospedali già fuori legge. E del restante 59% che eroga la 194 non viene detto se eroghi entrambi i servizi. L’aborto terapeutico lo fanno in pochissimi, nel Lazio siamo sette persone. Quindi, basta fare applicare la legge, che è fatta molto bene e parla chiaro: gli enti ospedalieri devono erogare tutti e due i servizi, non solo il 60% degli ospedali.»

Oltre al San Camillo, la regione Lazio ha fatto discutere anche per il divieto imposto al personale dei Consultori Familiari di avvalersi della obiezione di coscienza. Cosa può dirci a riguardo?

«L’obiezione di coscienza dovrebbe riguardare solo coloro che veramente determinano l’interruzione volontaria di gravidanza. Tu del Consultorio non operi, ma scrivi una carta in cui dici “una donna si è rivolta a me, richiede di volere abortire, però le dico di aspettare sette giorni”, e con quest’atto non determini l’aborto. L’anestetista non determina l’aborto, la ferrista che mi passa dei ferri non lo determina. Il diritto all’obiezione, deve esercitarlo solo il ginecologo. Quando tutti possono esercitarlo, un medico si trova veramente solo e in una situazione di maggiore stress. Le uniche obiezioni che hanno fatto i non obiettori sono state per questi motivi: donne messe a rischio, impossibilità di lavorare in determinate situazioni. È l’unico caso in cui hanno fatto obiezione: basta, getto la spugna, non ce la faccio.»

Il che è una sconfitta per una società che dovrebbe garantire il diritto all’aborto.

«Per fortuna, questo non capita in tutti gli ospedali. Ad esempio, appresi che ad Aosta c’erano undici medici di cui dieci non obiettori. L’IVG è vista come un servizio tra i tanti, fanno i ginecologi a 360 gradi. E tenga conto che il non obiettore che vuole fare il ginecologo a 360 gradi viene anche costretto alla mobilità in alcune regioni: i pochi non obiettori sono costretti a muoversi da un ospedale all’altro per fare le interruzioni. Quindi, ciò che per noi della LAIGA è davvero importante è accendere i riflettori sul problema, ci preoccupa che quando noi andremo in pensione si arriverà al 100% di obiettori. E le donne che faranno? Bisogna bilanciare i due diritti, almeno arrivare all’obiezione al 50%, non al 70-80%.»

Libero Pensiero ringrazia la dottoressa Silvana Agatone, presidente della LAIGA.

Intervista a cura di Rosa Ciglio

1 COMMENTO

  1. Incedibile XXI secolo e ancora si discute sul diritto alla vita e se è giusto che un essere umano si rifiuti di ucciderne un’altro. Poi oggi come non ricordare tutte le donne abortite. Poi mi preoccupano quelli che dicono che l’aborto deve essere legale perché tanto le donne abortiscono comunque, come se le donne fossero impossibilitate a rispettare la vita. Io invece penso che se le donne fossero messe nelle condizioni giuste l’aborto sarebbe molto raro.
    Per giustificare l’aborto per motivi economici bisogna proprio essere fuori di testa, Dottoressa Agatone che valore ha per te una vita umana?

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