Il simulacro del faraone Ramses II è stato ritrovato in Egitto da un équipe di archeologici egiziani e tedeschi, a el-Matariya, tra le rovine di Eliopoli.

L’al Ahram, uno dei più diffusi quotidiani d’Egitto, riferisce la notizia  svelandone i dettagli e i particolari. Si apprende infatti che nei sobborghi del Cairo è distesa una statua di circa 8 metri che raffigura il faraone Ramses II, ma le parti rinvenute sono ancora incomplete:  sono venute alla luce per ora parte della testa, la corona e un frammento dell’orecchio e dell’occhio destro. Accanto all’imponente colosso, è stato inoltre scoperta un’altra statua, decisamente più piccola – circa un metro – ritraente il faraone Seti II.

Entrambi i resti sono quindi di faraoni appartenenti alla dinastia XIX° e la scoperta è una delle più importanti d’Egitto.  L’eccezionale ritrovamento sta nell’imponenza delle dimensioni della statua di Ramses II, il più famoso tra i faraoni d’Egitto e anche il più conosciuto grazie alle storie e leggende circolanti su di lui (si ricordi Il grande romanzo di Ramses di Christian Jacq). Terzo della sua dinastia Ramses II (chiamato anche Ramesse II, Ramsete II o Ramesse il Grande) dominò in Egitto per 66 anni dal 1279 al 1213 a.C. Il suo regno fu prospero e duraturo. Ramses II fece costruire monumenti in tutto il regno, fece incidere il suo nome su opere da lui commissionate e su quelle antiche dei suoi predecessori. Il suo regno visse un periodo di grande ricchezza artistica ed economica tanto che gli egittologi usano denominare l’intero periodo della sua dinastia Epoca Ramesside.

Il materiale di cui è composta la statua è “quarzite” – un tipo di roccia costituita quasi esclusivamente da quarzo granulare –  ed entrambi i simulacri andranno ad arricchire il già famoso tempio di Ramses, il più grande e conosciuto dell’antico Egitto, richiamando turisti e studiosi da ogni parte del mondo.

Agnese Cavallo

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Agnese Cavallo, nasce a Napoli il 14 novembre 1985. Da sempre appassionata di classicità, da quando il padre le raccontava i miti greci e l’Odissea in lingua napoletana, decide che la letteratura e le materie umanistiche saranno il suo futuro. Si iscrive, così, al Liceo classico Quinto Orazio Flacco di Portici (Na) e continua l’esperienza umanistica alla Facoltà di Lettere Moderne della Federico II di Napoli. Consegue la Laurea triennale nel 2013 con 103/110, presentando una tesi sull’opera di Francesco Mastriani “i Vermi. Studi storici sulle classi pericolose in Napoli”, importante giornalista e scrittore di feullitton napoletano di fine ‘800. Il giornalismo, infatti, è da sempre una passione e, quasi, una vera missione. Convinta che i giornalisti siano spesso persone lontane dalla realtà, pronti, più che alla denuncia alla gogna mediatica, nei suoi articoli preferisce una sana soggettività volta all’etica e al sociale anziché un’oggettività moralistica e perbenista. Nel febbraio 2012 inizia la sua esperienza con il giornale “Libero Pensiero” prediligendo il sociale, la cronaca, la cultura e anche la politica. Il suo argomento preferito? Napoli, tra contraddizioni e bellezza.

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