“Lasciate fare a noi che di divisioni ce ne intendiamo”. Con esasperata ironia, Michele Salvemini, in arte Caparezza, prima di esibirsi in “Inno Verdano”, interpretava ironicamente il ruolo di un secessionista padano. Il cantautore molfettese presentava sarcasticamente i leghisti come colonizzatori intenzionati ad imporre il proprio regime. Allo stesso modo, il leader della Lega Nord Matteo Salvini, oggi alla mostra d’Oltremare, tenta di ottenere consensi.

A Napoli anche la musica unisce il popolo che Matteo Salvini vuole dividere. “Gente do Sud” è  la colonna sonora con la quale gli artisti lo “accolgono”.

“Un inno all’accoglienza”, a detta di Luca Persio, in arte ‘O Zulù, a capo del gruppo composto da: Valerio Jovine, Ciccio Merolla, Simona Boo (99 Posse), Djarah Akan, Valentina Stella, Andrea Tartaglia, O’Rom, Foja, Francesco Di Bella, Eugenio Bennato, M’Barka Ben Taleb, La Maschera, Franco Ricciardi, Gnut, Tommaso Primo e i rapper Peppe Oh, Speaker Cenzou, Oyoshe, Tueff e Dopeone.

Un mix di vari generi per dar vita ad una musica varia, in perfetto accordo con una città aperta a qualsiasi tipo di manifestazione artistica. In un simile contesto, l’ideologia leghista, chiusa nei suoi pregiudizi, non lascerà alcun tipo di impronta.

“Quello che conta, e che noi ribadiamo in tutta la canzone, è che noi popolo meridionale sappiamo bene cos’è il razzismo perché lo abbiamo subito e sappiamo cos’è l’emigrazione”. Queste le parole di O Zulù nell’intervista rilasciata all’agenzia Dire. Il leader dei 99 posse puntualizza sul fatto che la canzone non tratterà di Salvini. Quest’ultimo non merita di essere protagonista. “Gente do Sud” vuole rappresentare Napoli, nel suo meraviglioso senso di accoglienza verso il prossimo.

Niente unisce più della musica. Proprio un gruppo di artisti tanto ricco, coeso al fine di raggiungere un obiettivo comune è il simbolo dell’importanza dell’unione. Il progetto leghista esclude, con la secessione, questo valore imprescindibile per un popolo. “Voglio sbandierare commosso un tricolore senza bianco nè rosso”. La frase sarcastica di “Inno Verdano” afferma e nega al contempo il concetto di unione di tre colori, che si riduce al solo verde leghista. Analogamente, il concetto di “nazione”, svanisce se questa viene divisa da un progetto scopertamente lesivo per il “terùn”.

Producers di Gente Do’ Sud saranno Giuseppe Spinelli (chitarra), Joe Petrosino (mandolino), Massimo De Vita (sinth e flauto), Daniele Sepe (fiati), Massimo Jovine (basso), Sacha Ricci (tastiere) e Marco Messina dei 99 Posse. Tutta Napoli spera che le loro note possano essere più forti della voce di Salvini. Saranno le note di chi non dimentica l’incoerenza, di chi dopo aver lottato per la secessione, ricoprendo il Mezzogiorno di sporchi appellativi, predica uno stato unito contro l’immigrazione.

“Vuje sunate e nuje abballamm ma ‘sta musica adda cagnà”, canta O’ Zulù in “Tarantelle pe’campa”. Ora suonare tocca agli artisti che, uniti per una giusta causa, tentano di cambiare la musica.

Corrado Imbriani

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